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Speranza: “Quando il Pd fa la destra il popolo di centrosinistra non va a votare”

L’onorevole Roberto Speranza lunedì 3 luglio sarà a Rimini per presentare idee e programmi di Art.1- Movimento Democrazia e Progresso, nuovo soggetto politico che anche qui sta nascendo e con importanti adesioni. L’appuntamento è alle ore 18.00, presso il salone Agorà “Adriano Polverelli” via Caduti di Marzabotto, 30 Rimini. 

In questa intervista in esclusiva l’onorevole Speranza anticipa alcuni tempi particolarmente legati al nostro territorio.

Roberto Speranza durante la presentazione del simbolo del Movimento democratico e progressista (Mdp) presso il Tempio di Adriano a Roma, 22 marzo 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

Onorevole Speranza, scelta di organizzare il primo incontro di Articolo 1-MDP a Rimini in una sede della Cgil è dovuta al caso o esiste anche un significato politico?

«Con il sindacato ci legano molte battaglie politiche importanti degli ultimi anni. C’è un grande significato politico, del resto ci chiamiamo Articolo 1. E non è la prima volta che facciamo iniziative in sedi legate al mondo del lavoro. Il nostro sguardo è proiettato verso l’esterno, soltanto così riusciremo ad allargare il nostro campo, rendendolo aperto e plurale. Politica e società devono parlarsi meglio di come abbiano fatto finora».

Le ultime elezioni amministrative hanno visto un ritorno del centrodestra, anche da queste parti le sconfitte sono state nette, addirittura uno 0 a 3 per il centrosinistra. Da cosa è dipeso secondo lei?

«Quando il Pd porta avanti politiche di destra inneggiando all’abbassamento generalizzato delle tasse, anche per i miliardari, mettendo all’angolo i sindacati, investendo parte delle risorse pubbliche in bonus fiscali anziché in investimenti, il popolo di sinistra e di centrosinistra rimane a casa. Ecco perché dobbiamo avviare una stagione di politiche in forte discontinuità con quelle degli ultimi anni. Altrimenti torna la destra».

Una delle colonne portanti dell’economia italiana resta le piccola e media impresa. Come pensate di rendere la loro vita più facile?

«Pensiamo che ripartire dagli investimenti pubblici e privati sia l’aspetto prioritario. Il moltiplicatore in questi casi si avvicina al 3%, mentre con la politica dei bonus stiamo a meno dell’1%. E poi occorre investire nell’ammodernamento della macchina amministrativa, senza però prendersela con i lavoratori che troppo spesso hanno pagato scelte sbagliate di altri».

Parliamo di voucher. Qui sono stati molto utilizzati nel settore turistico. Prima il governo li ha ritirati poi li ha reintrodotti. Che è successo? Funzionano quelli nuovi?

«Siamo di fronte a una delle questioni più controverse sulla quale il governo ha sbagliato privando cittadini del diritto di votare ad un referendum che si sarebbe dovuto svolgere il 28 maggio. I voucher erano diventati il simbolo della mancanza di dignità del lavoro. Bisognava confrontarsi con i soggetti sociali e trovare una soluzione idonea facendo un provvedimento ad hoc. Si è scelta invece una scorciatoia che non risolve il problema è crea un pericoloso precedente rispetto all’istituto referendario».

Uno dei grandi nodi ancora irrisolti del turismo balneare è il regime delle concessioni demaniali marittime alla luce della cosiddetta “direttiva Bolkenstein”: qual’è la sua opinione su tutta questa vicenda e in particolare sul modello di soluzione fin qui portato avanti dal Governo?

«Dentro il perimetro della legislazione europea bisogna individuare le migliori soluzioni possibili per salvaguardare l’impresa balneare italiana, chi ha investito nel rispetto delle regole, creando lavoro e sviluppo economico con piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che rappresentano un fiore all’occhiello per l’Italia. Il Governo è chiamato a trovare soluzioni concrete, che ancora non vedo, tenendo conto di tutti gli interessi coinvolti, da quelli delle imprese a quelle del cittadino-consumatore, garantendo a tutti l’ opportunità di fare impresa su un bene pubblico quale è il demanio. Nel pieno rispetto dell’ambiente e del paesaggio, il Governo è chiamato a trovare regole per rilanciare gli investimenti in innovazione e qualificazione dell’offerta, che sono fondamentali per competere e vincere le nuove sfide della concorrenza internazionale, per creare nuovo lavoro».

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