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Spiagge, l’eurodeputato Affronte: “Proroga concessioni, disastro e vergogna”

La proroga di 15 anni delle concessioni demaniali marittime inserita dal governo nella legge di bilancio non convince affatto Marco Affronte, parlamentare europeo riminese del gruppo Verdi-ALA. E ne spiega il perché in questa intervista a Chiamamicitta.it

Onorevole Affronte, con la legge di bilancio approvata la maggioranza di Governo ha anche prorogato di 15 anni le concessioni demaniali, per capirci  quelle dei bagnini sulle spiagge; Lei cosa ne pensa?

«Penso che sia vergognoso. Il Governo ha scelto la via più vigliacca per trattare una questione complessa. Dimostrano irresponsabilità, scarsa conoscenza del tema, volontà di lisciare il pelo alle lobby e disprezzo per la maggioranza dei cittadini che sono gabbati tre volte: vedono un bene comune di fatto privatizzato, sanno che lo Stato riceve pochissimi soldi dai canoni e, infine, con ogni probabilità si troveranno a pagare la multa europea – salatissima – che doveva essere evitata. Parliamo di 1,5/2 miliardi, circa un decimo della manovra finanziaria. Non credo sia intelligente buttare via tutto quei soldi deliberatamente».

Con la proroga i canoni pagati dai concessionari restano invariati. Una misura di equità o un regalo ad alcuni?

«Un regalo, una profonda ingiustizia. Si sarebbe almeno potuto inserire un adeguamento tariffario, per dare almeno l’impressione di avere un minimo di rispetto per il bene comune. Invece nulla, è un’autentica mancetta elettorale. Che nemmeno risolve il problema, ma lo sposta solo più avanti».

Con questa proroga l’Italia corre dei rischi in sede europea?

«Direi che è molto più di un rischio, è una certezza. Andiamo contro ad un muro, e sappiamo tutti – Governo compreso – che lo stiamo facendo. Farò subito un’interrogazione in sede europea».

Come funziona la procedura di infrazione?

«La Commissione scriverà all’Italia per chiedere conto di quanto previsto dall’emendamento, dato che chiaramente non si rispetta la direttiva Bolkestein (votata e recepita, lo ricordo, da ben 12 anni). Il nostro Paese avrà tempo per esporre le proprie ragioni, che non ci sono affatto, e la Commissione agirà di conseguenza. Ma ricordo che qui la vicenda è annosa, e dibattuta, e la Commissione ha già avuto modo di chiarire che cosa si aspettava dall’Italia. La Commissione Europea, io presente, disse chiaramente: abbiamo capito che questa direttiva crea un problema un Italia, siamo disponibili a valutare le vostre proposte. Ma le proposte non sono mai arrivate, da nessun governo negli ultimi 12 anni, e il governo attuale ha fatto lo stesso, hanno preferito spostare il problema un po’ più in là (anzi, molto più in là), all’italiana, insomma».

Non vi è anche il rischio che tribunali italiani non riconoscano la proroga in linea con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del luglio 2017?

«Sì, è possibile, ma qui andiamo in un campo, quello giuridico, nel quale non mi sento all’altezza di rispondere. Posso solo dire che questo modo di procedere, fatto per proclami, strappi e contrasti è del tutto improduttivo nel rapporto con l’UE. Trattare, lo dimostra la vicenda del DEF, è possibile e molto più efficace».

Secondo Lei il governo italiano cosa dovrebbe fare per le concessioni demaniali?

«L’ho detto ed espresso pubblicamente da anni, quando ero ancora nel Movimento 5 Stelle.
La Bolkestein può essere una grande opportunità. A patto di affrontarla e non di cercare di schivarla. Il governo avrebbe dovuto presentare una riforma completa delle concessioni prevedendo un periodo transitorio per chi debba ancora assorbire investimenti fatti recentemente, proprio com’era nella mia proposta, ma nel contempo capire che si tratta di un’opportunità di impresa per le PMI delle nostre coste e un’opportunità per gli utenti per avere finalmente spiagge moderne, con servizi attenti alla sostenibilità ambientale (recupero acqua, produzione di energia, riciclo materiali,…) e con meno cemento. Sarà assolutamente essenziale che i bandi di concessione siano redatti in maniera appropriata, con grande importanza per aspetti che non siano solo quello dell’offerta economica. Se ci fermiamo alla migliore offerta, allora è davvero finita e vinceranno solo i potentati economici. Dovremmo invece garantire che sia valutata la migliore idea. Le concessioni non andrebbero più a chi detenga falsi diritti di eredità, ma a chi presenti i progetti migliori. Credo che i nostri balneari, che meglio conoscano la realtà delle spiagge e i gusti dell’utenza, possano fare molto bene uscendo rafforzati da questa prova. Nessuno li voleva cacciare, dovevano solo mettersi in gioco con idee fresche e valide. La politica aveva dunque il compito di garantire correttezza nelle assegnazioni e di evitare l’accaparramento di concessioni da parte di multi-nazionali del turismo, di prestanome, di cartelli d’affari. Non era semplice, ma era possibile farlo. Per la Riviera avrebbe potuto essere una ripartenza. Sì è invece scelta una non-soluzione, che lascia nell’incertezza gli operatori, che esclude i cittadini e che penalizza l’utenza. Un disastro».

Alcune associazioni dei bagnini ritengono che con le evidenze pubbliche vi è il rischio di infiltrazioni mafiose oppure di gestioni estere. Lei condivide queste preoccupazioni?

«Nessuno Stato può legiferare partendo dal presupposto di non essere in grado di fare rispettare la propria legge e di non saper eseguire adeguati controlli, non scherziamo. Sarebbe la fine dello Stato di diritto, l’abdicazione di un sistema comune. E poi, delle due l’una: o è vero che i bagnini quasi fanno la fame – come molti sostengono (e allora nessuna mafia vorrebbe entrare nell’affare) – oppure le spiagge sono un buon business. Come credo. E allora è giusto controllare bene, come e più di qualunque altra attività. Perché, lo ricordo ancora, parliamo di un bene di tutti».

Sempre con la legge di bilancio sono stati esclusi gli ambulanti dalla direttiva servizi. E’ stato fatto aggiungendo questa categoria a quelle che sono escluse nella legge di recepimento della direttiva servizi (decreto legislativo 26 marzo 2009, n.59). Secondo lei è possibile modificare il decreto di recepimento senza concordarlo con l’Europa?

«Non credo sia possibile, in particolare con questo metodo. L’ho già detto prima. Si può e si deve trattare, non cercare sempre scappatoie o scontri frontali».

E cosa potrebbe succedere a questa norma?

«Non lo so, la situazione degli ambulanti è ancora meno chiara. La colpa, comunque, resta quella di esserci trascinati questioni aperte per oltre un decennio».

Stefano Cicchetti

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