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Spiagge, Vanni: “Soluzione al ribasso”. Indino: “Bandi? Oggi mancano condizioni”

“Una soluzione al ribasso rispetto alle nostre aspettative”. Mauro Vanni, presidente di Confartigianto imprese demaniali ragiona con l’Agenzia Dire sulle ultime novità in merito alla cosiddetta riforma delle concessioni demaniali inserita nel ddl Concorrenza al vaglio del Parlamento.

Proprio nelle ultime ore sono arrivate le proposte di emendamento su alcuni punti cruciali del testo, quale la proroga di un anno alla dead line delle evidenze pubbliche in caso di difficoltà oggettive e gli indennizzi calcolati sulla perdita dell’avviamento e sui valori residuali dei beni immobili. Vanni non è ancora a conoscenza di tutti i particolari e aspetta che le bocce siano ferme per dare un giudizio definitivo. Ma “di primo acchito sembra un compromesso al ribasso”, ribadisce. Ma appunto “aspettiamo di vedere come è definita” la riforma rispetto al riconoscimento professionale, al legittimo affidamento, al riconoscimento del valore aziendale nel suo complesso.

Il testo del ddl è in commissione e “vediamo se lo firmano, ma ripeto al momento non sono molto soddisfatto”, aggiunge Vanni. La questione della proroga, entra più nel merito, rigurda principalmente le amministrazioni, “uno, due, tre anni, insomma, poco importa”. Certo, chiosa, “il governo non si rende conto di come si amministra, della carenza di organico” e quindi delle difficoltà per i Comuni a indire le evidenze pubbliche. Senza trascurare che “con qulche anno in più si farebbero le cose con maggiore senso”.

Tuttavia, prosegue, “il problema vero è il riconoscimento del valore reale dell’impresa, la sua tutela, e della dignità del lavoro e di quanto creato. Un turismo balneare che è un plus e che stanno banalizzando e svendendo alle multinazionali”. L’auspicio di Vanni è che governo e Parlamento “vogliano tutelare 30.000 imprese italiane”, altrimenti, “se l’obiettivo di Mario Draghi era salvare l’Italia, poteva rimanere dov’era”.

“Siamo per la tutela delle imprese italiane”. E sulle “evidenze pubbliche fatte così abbiamo delle riserve” dice a sua volta il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino. E ribadisce: “Oggi non ci sono le condizioni per un provvedimento di questo tipo”. In ballo, argomenta, ci sono “decine di migliaia di attività che dovrebbero andare a bando. Con la burocrazia italiana è quasi impossibile, ci vorrebbero anni e anni”.

È dunque “corretto sederci tutti a un tavolo e prendersi il tempo necessario per intervenire”. E se poi “dovremo accettare le regole comunitarie, lo faremo”. La parola d’ordine, prosegue, è la “salvaguardia delle imprese” altrimenti si innescherebbe un “grosso problema, vanificando il lavoro di una vita che si tramanda di generazione in generazione”.

Il presidente nazionale Silb-Confcommercio Antonio Capacchione è “molto attivo a Roma e cercheremo di fare valere i nostri desiderata”, sottolinea Indino. L’associazione vuole “risposte esaustive”, conclude, ribadendo che “l’offerta deve continuare così, ogni stabilimento balneare ha la sua storia” che con la riforma “viene meno, con aziende non italiane e un business freddo e senz’anima”.

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