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Squalifica al Giro e morte a Rimini, Antimafia su Pantani: “Troppe ombre, bene riapertura inchiesta”

«Le verità che ci sono state consegnate non sono soddisfacenti né per quanto riguarda la squalifica al Giro d’Italia né per quanto riguarda le vicende che hanno portato alla morte» del ciclista Marco Pantani. Lo ha detto il senatore Giovanni Endrizzi che ha coordinato il Comitato preposto nell’ambito della Commissione Antimafia, presentando alla stampa la relazione conclusiva della Commissione, come riferito dall’Agenzia ANSA.

«Nel primo caso – ha spiegato Endrizzi – fa specie che nessuno abbia voluto mai considerare le regole per i controlli, Pantani è stato processato per frode sportiva e nessuno ha verificato che cosa dicevano i protocolli delle analisi che noi abbiamo riscontrato essere lacunosi». «Lamentiamo che alcune verifiche non sono state svolte – ha aggiunto – e oggi non abbiamo la possibilità di produrre questi dati mancanti» relativi ai valori ematici. Su questo la Commissione ha audito Renato Vallanzasca ma «il dubbio che le mafie possano aver infiltrato il Giro d’Italia rimane una ipotesi aperta che non abbiamo potuto chiudere e quindi tantomeno escludere».

Sulla morte di Pantani, invece, ha detto ancora Endrizzi, «sono state rilevate incongruenze logiche e metodologiche», «noi abbiamo riscontrato che alcune porte non sono state aperte sull’ipotesi che ci sia stato un contributo di terzi al decesso, non è nostra competenza aprirle ma plaudiamo all’iniziativa della procura di Rimini di aver riaperto le indagini, da parte nostra forniremo ulteriore materiale in un clima i cordiale collaborazione sperando in una verità ultimativa».

Commentano i genitori di Marco Pantani tramite il loro legale, avvocato Fiorenzo Alessi: “Verrà il tempo per una compiuta valutazione sia delle verità non soddisfacenti consegnate alla Commissione, che del mancato svolgimento di alcune verifiche relativamente alla squalifica del ‘Pirata’ dopo il controllo ematico di Madonna di Campiglio nel giugno 1999, nonché dell’’ipotesi aperta’ d’infiltrazioni mafiose al Giro d’Italia dello stesso anno”.

A maggior ragione la famiglia si riserverà “un’approfondita e puntuale disamina all’’…ulteriore Materiale..’, si presume di natura investigativa, che verrà fornito alla Procura di Rimini, che a quanto oggetto dell’affermazione, di per sè inquietante, dell’aver ‘..riscontrato che alcune porte non sono state aperte sull’ipotesi che ci sia stato un contributo di terzi al decesso…’ dell’indimenticabile ed ancora amatissimo campione ciclistico”.

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