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Anfiteatro fantasma, propaganda reale.  Villa Mussolini, polemica senza numeri: la tesi dei “Riccionesi” non regge


Stazione di Rimini senza Polfer di notte: il fallimento del governo


5 Aprile 2026 / Maurizio Melucci

Stazione di Rimini senza Polfer di notte: il fallimento del governo

Basta leggere i giornali per capire la gravità della situazione: la stazione di Rimini, principale scalo della Romagna, resterà senza presidio della Polfer per alcune ore della notte. Anche dopo la revisione decisa dal Comitato per l’ordine pubblico, parliamo comunque di una fascia scoperta tra mezzanotte e le 5.

La motivazione è una sola: manca il personale. E questo è il punto politico centrale. Non siamo di fronte a una scelta organizzativa, ma al risultato di anni di mancati investimenti negli organici delle forze dell’ordine.

Per tamponare l’emergenza si spostano cinque agenti da Bologna a Rimini, indebolendo un altro presidio. Una soluzione provvisoria che non risolve nulla, come denunciano i sindacati di polizia e il comune di Bologna: Matilde Madrid (assessora alla sicureazza del Comune) lo dice chiaramente, dopo gli episodi di violenza del passato «spostare anche un solo agente della Polfer dalla stazione di Bologna è una scelta inaccettabile»

Dopo oltre tre anni di governo Meloni, la realtà è evidente: si moltiplicano i reati sulla carta, ma mancano gli agenti per far rispettare le leggi. Le assunzioni non coprono nemmeno i pensionamenti e i territori restano scoperti.

Lasciare senza Polfer, anche solo per alcune ore, una stazione strategica come Rimini è un segnale grave. È il simbolo del fallimento di una politica che usa la sicurezza come slogan elettorale ma non la sostiene con scelte concrete e risorse adeguate.

 

Anfiteatro fantasma, propaganda reale

C’è una costante: periodicamente Fratelli d’Italia rispolvera la storia dell’anfiteatro romano e dello spostamento del CEIS.

Peccato che i fatti siano noti: sotto il CEIS ci sono pochi resti, le costruzioni sono state autorizzate, e trasferire tutto costerebbe milioni di soldi pubblici.

Nel frattempo, le vere urgenze nazionali restano lì: riqualificazione alberghiera, crisi della moda, viabilità ferma tra Anas e governo.

All’ultimo incontro è arrivato anche Mazzi, ora ministro del Turismo. Bene: aspettiamo il prossimo giro, magari con un altro sottosegretario.

Sempre lo stesso schema: poca sostanza, molta propaganda.

Sopralluogo anfiteatro 30 marzo 2026

 

 Villa Mussolini, polemica senza numeri: la tesi dei “Riccionesi” non regge

Nel gruppo Facebook “Riccionesi” è comparsa una critica particolarmente aggressiva contro la Fondazione Cassa di Risparmio, accusata di aver favorito il Comune di Riccione nella vendita di Villa Mussolini.

Detto questo, il ragionamento non regge su due punti essenziali: numeri e merito.

Primo: la storia del “milione in più” che il gruppo privato avrebbe proposta alla Fondazione è infondata. Le cifre ufficiali indicano uno scarto contenuto rispetto all’offerta del Comune di Riccione, come ha dichiarato alla stampa Massimo Massano (del gruppo torinese che voleva acquistare Villa Mussolini) : “la nostra offerta è di un milione e 202mila euro”. Alla fine, sarà inferiore dell’offerta del Comune di Riccione.

Secondo: trattare la vicenda come una semplice asta al rialzo è fuorviante. Non si sta vendendo un immobile qualsiasi, ma un contenitore culturale strategico. Il progetto del Comune di Riccione era solido, coerente con la funzione pubblica della Villa e in continuità con il lavoro già svolto negli ultimi anni.

In sintesi: non c’è stata alcuna “svendita ideologica”, ma una scelta che privilegia una proposta credibile e sostenibile rispetto a una narrazione costruita per alimentare polemica. Ma forse qualcuno pensava ad un altro utilizzo dalla storica Villa di Riccione. Alla fine potrebbe avere ragione  Il “The Guardian” celebre quotidiano britannico quando scrive che Villa Mussolini è stata: “Sottratta ai nostalgici del fascismo”