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Storia della Chiesa Riminese (4 voll.)

Storia della Chiesa Riminese (4 voll.)

Pazzini / Guaraldi 2010-2015

1 – DALLE ORIGINI ALL’ANNO MILLE

A cura di Raffaele Savigni (2010)

2 – Dalla lotta per le investiture ai primi anni del Cinquecento

A cura di Augusto Vasina (2011)

3 – Dal Concilio di Trento all’età napoleonica

A cura di Samuele Giombi (2013)

 4 – Dalla Restaurazione ai nostri giorni

A cura di Piergiorgio Grassi (2015)

Con l’uscita del quarto, ed ultimo, volume della “Storia della Chiesa Riminese” si è conclusa una delle operazioni editoriali (e culturali) più importanti degli ultimi 15 anni. Quattro curatori, una sessantina di contributi, quasi 2.300 pagine, un migliaio di immagini, l’impegno di due editori, lo sforzo di coordinamento complessivo svolto dall’Istituto Superiore di Scienze ReligioseMarvelli”, il contributo economico fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. Il pregio dell’opera è quello di aver trattato la storia della Chiesa riminese immergendola nella vita del territorio, della società, dell’economia, della cultura e dell’arte. Descrivendo i contributi reciprocamente dati, oltre che all’azione semplicemente spirituale e religiosa del suo agire. E’ chiaro che ci sono in questa mole di contributi saggi importanti e nuovi, oltre che saggi riepilogativi ed altri di minor valore. Ma è l’insieme che vale, ovvero una lettura critica e complessiva della storia riminese dal secondo secolo ad oggi, cercando di dare – secondo le parole del Vescovo Francesco Lambiasi nell’Introduzione al primo volume – “un quadro sistematico complessivo, dalle origini della vita cristiana fino ai nostri giorni”.

Tutti gli Autori hanno scavato, traendone il massimo delle notizie disponibili, nei materiali documentari archivistici, locali e non, e dalla ricca bibliografia locale ottocentesca e novecentesca. In primis, soprattutto per i primi tre volumi, dalla “Storia civile e sacra” di Luigi Tonini che come scrive Augusto Vasinaancor oggi ci appare come un compendio per più aspetti insuperato della tradizione storiografica riminese”. Ma quello che emerge con forza in tutti i saggi è il “pozzo” comune in cui si è andati ad attingere: gli immensi tesori culturali accumulati nei secoli nella Biblioteca Gambalunga, il più importante istituto culturale della Città.

Nel quarto volume sei saggi ci portano, raccontando le varie vicende degli ultimi due secoli, dallo Stato Pontificio del 1815 al 3. Millennio (come si intitola il saggio di Pier Giorgio Grassi): cito quello di Francesco SucciNegli anni Trenta”, di Maurizio CasadeiLa Chiesa nella 2. Guerra Mondiale”, di Ernesto Preziosi Il secondo dopoguerra, il Concilio Vaticano 2., l’età delle secolarizzazioni”. E poi vengono nove approfondimenti dedicati alla storia del Seminario (Andrea Cicerchia e Paolo Donati), ai santi (Fausta Lanfranchi), alle opere assistenziali e benefiche (Biagio Della Pasqua e Cinzia Sartini), alla stampa cattolica (Giorgio Tonelli), all’arte sacra (Pier Giorgio Pasini), alla cultura letteraria (Ennio Grassi), all’Istituto Marvelli e alla Biblioteca diocesana (Cinzia Montevecchi).

I saggi che trattano la storia delle vicende del secondo dopoguerra, come scrive Grassi nella sua Introduzione, hanno “un carattere più narrativo-descrittivo rispetto ad altri su cui esiste una consolidata storiografia nazionale e locale” perché su queste vicende pesa ancora “una non lieve ideologizzazione della storiografia nazionale, talvolta di quella locale, impegnate per molto tempo in discorsi legati alle ragioni e alle scelte di parte”. Nel volume le vicende dell’espressione politica del mondo cattolico nel dopoguerra, cioè la Democrazia Cristiana, trovano poco spazio. C’è un passaggio sintetico di Grassi, ma nessun saggio specifico (e ritengo che questo sia stata una scelta voluta). Scrive Grassi: “La Democrazia Cristiana il partito che raccoglieva il consenso di gran parte dei cattolici militanti, nacque dall’incontro dei vecchi popolari, capeggiati da Giuseppe Babbi e da giovani esponenti dell’Azione cattolica che, privi di esperienza politica diretta, avevano aderito al nuovo partito, motivati anche dai radiomessaggi di Pio XII, che spingeva a far propria l’idea di democrazia intesa come regime di pace, di lavoro, di moralità, di giustizia oltre che di libertà. Dopo la collaborazione con i partiti che avevano aderito al Comitato di Liberazione Nazionale, la DC passò all’opposizione in Consiglio Comunale, assestandosi sulle linee espresse da De Gasperi, praticando un ‘anticomunismo democratico’, rifiutando cioè un blocco anticomunista aperto alla destra”.

A proposito di anticomunismo c’è un passaggio interessante sempre nella Introduzione di Grassi su una delle vicende più tormentate inerenti i rapporti fra PCI e Chiesa: “La scomunica comminata dalla Chiesa, nel luglio del 1949, a chi professava la dottrina del comunismo materialista e anticristiano, estesa a coloro che ne facevano propaganda, venne usata con cautela dai parroci che sapevano come molti fedeli appoggiassero il Partito comunista spinti unicamente dalla speranza di una maggiore giustizia sociale, attenti inoltre a non rendere ulteriormente precaria la condizione di molte famiglie all’interno delle quali si pativa la diversità di scelte politiche tra loro alternative, motivo spesso di conflitti non facilmente componibili”.

Corrette e stimolanti le righe finali del volume: “Gli Autori sono ben consapevoli che le vicende della Chiesa riminese richiedano altri scavi e altre indagini, vista la complessità degli eventi in cui essa è stata coinvolta e la complessità della sua azione, nel lungo cammino accanto agli uomini e alle donne di ogni tempo”. Ma i quattro volumi editi della “Storia della Chiesa Riminese” costituiranno per lungo tempo un bel punto di riferimento per tutti gli storici, presenti e futuri.

Paolo Zaghini

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