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Stupri a Rimini. Procura indaga le bufale sui social

Diffamazione e divulgazione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico.

Questa l’ipotesi di reato di un fascicolo aperto dal procuratore Paolo Giovagnoli relativamente alle “fake news” apparse in Rete nei giorni in cui la squadra mobile di Rimini stava indagando sul doppio stupro di Miramare e prima dell’arresto dei quattro ragazzi del “branco” per rapina e violenza sessuale.

L’indagine, affidata alla polizia postale, parte dalla querela per diffamazione presentata da 2 dei 4 tunisini, completamente estranei ai fatti del 25 agosto a Rimini, ritratti in una foto segnaletica dopo un arresto per droga e spacciati per gli stupratori, quando ancora non era chiara neanche la provenienza dei componenti del branco poi arrestati. Due dei magrebini fatti passare come violentatori sarebbero anche stati minacciati di morte in carcere.

La foto è tratta da un articolo di Riminitoday pubblicato il 22 marzo 2016 nel quale si racconta dell’arresto di un gruppo di persone di nazionalità tunisina (e dell’accusa nei confronti di un egiziano nel frattempo espulso) che “rifornivano di eroina, cocaina e hashish i tossicodipendenti della città“.

Il fascicolo però potrebbe allargarsi ad altre bufale comparse in Rete sulla vicenda.

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