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Superare il Pd o riformarlo silenziando Renzi?

Dopo il disastroso e prevedibile esito elettorale dei recenti ballottaggi, per la sempre più esigua minoranza che continua a votare PD e per una parte di chi diserta le elezioni, una domanda diventa cruciale.

Meglio superare il PD o riformarlo? Chi opta per la seconda ipotesi parte da una questione pregiudiziale: Renzi deve tacere. Nella realtà effettuale. Nei media e sui social.

In mezzo a queste due opzioni scorre una querelle di non poco conto: colpa degli elettori o di Renzi?

E una un po’ meno “stucchevole”. E’ possibile dare vita in tempi accettabili ad un’opposizione alternativa ai lega stellati capace di elaborare e battersi su ipotesi credibili sui temi della sicurezza, del lavoro, dei giovani, delle crescenti disuguaglianze, dell’impoverimento del ceto medio……?

Dico francamente che le prime due questioni non mi appassionano….
Vorrei invece che si discutesse di cosa fare per recuperare il posto di lavoro a chi l’ha perso o lo perderà in futuro, Per i giovani diplomati e laureati che non lo trovano. Non si può loro rispondere dicendo che il reddito di cittadinanza è fumo populista e chi in altri paesi l’ha sperimentato (Svezia ad es.) è tornato sui suoi passi….

Vorrei che su questi temi fossero individuati, da chi gli compete (direzione nazionale, dirigenti di partito..), tempi e modalità certi e rapidi per farlo. O dobbiamo ridurci a zero in un crescendo di tornate elettorali senza sosta?

Ci sono due modi per dare una risposta:

  1. prendere atto (tra qualche anno) che il “contratto” complica, anziché migliorare, non solo le esistenze degli elettori del PD , ma della maggioranza dei cittadini italiani. Dopodiché risaliremo l’abisso (forse).
  2. proporre ora un’alternativa credibile e valida all’azione di questo governo. Illustrando nel Parlamento e nel Paese che se fossimo noi al loro posto punteremmo a riqualificare chi ha perso l’occupazione aiutandolo a reinserirsi nel mercato del lavoro. Prepareremmo le nuove generazioni alle sfide dell’immediato futuro contribuendo attraverso la formazione scolastica e professionale a fornire le competenze adeguate. E, non da ultimo, incentiveremmo le aziende che vorrebbero investire in rinnovamento tecnologico e ampliamento occupazionale.

Insomma proporremmo un nuovo “Piano Marshall” capace di far ripartire l’economia del nostro Paese impegnando in modo efficace e non assistenzialistico-caritativo le risorse investite. Risorse certamente pubbliche. Ma non solo, visto che le aziende e i loro dirigenti hanno comuni interessi ad essere competitivi nel mercato globale.

Ma anche risorse derivate dai giganti dell’economia globale i cui profitti stanno crescendo in modo esponenziale, scaricando sui loro dipendenti e su noi cittadini il costo dei servizi di cui abbiamo bisogno. Il nostro Paese, l’Europa, gli altri stati nazionali e sovranazionali devono trovare strade percorribili capaci di aggredire con leggi, norme e regolamenti le grandi corporation internazionali per redistribuire in modo equo l’immensa ricchezza da essi accumulata.
Cercando dialogo e accordi tra i vari stati e non sollevando muri, dazi doganali ed esibizioni muscolari..

Tenendo sempre alta la guardia contro l’evasione e l’elusione. Avendo ben presente però che non è cambiando nomi ai condoni fiscali o sbattendo i pugni sul tavolo di chi dovrebbe pagare i nostri debiti che si possano risolvere i problemi reali.

A mio avviso di questo piano dovrebbe far parte anche quanto si incomincia a discutere in alcuni Paesi (Germania ad esempio) in merito alla durata dell’orario di lavoro. Riflessione che chiama in campo le responsabilità del sindacato, delle forze politiche sociali collegate al mondo del lavoro.

Di questo vorrei si discutesse oggi nel PD. Ad ogni livello. E non solo nel PD ovviamente!

Poi certo, discutiamo anche della forma più adatta per portare avanti i frutti di questo dialogo, di silenziare o meno Renzi, di capire se Gnassi fa bene o no il suo “lavoro” o della “necessità di ritornare a parlare al nostro popolo”. Ma dopo aver capito, o tentato di farlo, i contenuti su cui basare la nostra opposizione all’attuale governo populista.

Se ci è cara quella democrazia sancita dalla Costituzione messa in serio pericolo non tanto e solo ora, ma soprattutto da una deriva dall’azione miope e fallimentare di queste forze politiche di governo che lasceranno solo macerie dopo il loro passaggio.

E’ possibile da subito fare opposizione discutendo di questo e quanto prima, o chiedo troppo?

Giorgio Grossi

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