Home > Cronaca > Costume > T.club, è femminile il cuore fotografico di Rimini

T.club, è femminile il cuore fotografico di Rimini

La fotografia è la sua passione ed è così forte da averla spinta a condividerla con altre “colleghe”, professioniste e non. Lei è Maria Teresa Romolo, milanese di origine ma riminese di adozione, e nel 2014 ha fondato l’Associazione Fotografica t.club, una realtà dove ci si può confrontare ed esprimere se stessi attraverso il mondo delle Reflex, delle Mirrorless, con uno sguardo (anche artistico) al sociale.

Contenuto sponsorizzato

Abbiamo provato a chiederle quali sono le attività che vengono portate avanti in questa associazione.

Maria Teresa, da quanto è appassionata di Fotografia?

«Da sempre! Indirettamente ho sempre avuto a che fare con questo mondo ma è solo nel 2012 che ho acquistato la mia prima macchina fotografica “seria”».

Da quanto esiste l’Associazione t.club di Rimini? Lei è presidente dall’inizio della costituzione di questa associazione?

«Il t.club nasce ufficialmente a gennaio 2014 con Patrizia Brigliadori, Cinzia Pasquinelli e Barbara Cicero (quest’ultima sostituita da Silvana Cardinale nel 2018) e la sottoscritta con la carica di Presidente.

Siamo un direttivo femminile per scelta, nel panorama italiano siamo “mosche bianche”. In Italia non ci risultano altre associazioni fotografiche a direzione femminile, molte donne fotografe anche di alto livello ma poche nei direttivi».

Che cos’è esattamente t.club, perché è nata?

«Per capire bene il t.club bisogna fare un passo indietro. A fine 2012, da sola, inizio ad organizzare eventi fotografici in zona con l’idea di creare situazioni diverse, anche ludiche, per approfondire la fotografia.

Nel 2013 organizzo la prima “Fotomaratona” a Rimini (competizione a tempo e per temi) per invogliare i riminesi a scattare la propria città e a farlo seguendo un “progetto”. Diciamo che è stata un’impresa non facilissima. Alla fine del 2013 una mia amica di Milano (presidentessa di un’associazione che si occupa di dislessia, AGIAD ndr), mi chiede di donarle alcune mie fotografie per il loro sito.

L’idea di raccontare per immagini la dislessia mi terrorizzava e, per affrontare questa paura, ho organizzato la prima “cena dei cervelli” con altri appassionati come me. Durante quella famosa cena abbiamo “scattato con la mente” le fotografie che poi avremmo realizzato materialmente in un secondo momento.

Quella sera è nato il “vero t.club” e da quel momento abbiamo iniziato a pensare di approfondire la fotografia sociale, cioè la fotografia per e verso il sociale. È stato chiaro sin da subito che quello che contava per noi era il messaggio e non l’ego del fotografo.  Per molti versi non sempre è importante il dito che scatta la fotografia ma la visione che c’è prima del “click”. In questi anni molti soci/fotografi non hanno capito questa visione e in molti sono “fuggiti”; davanti all’idea che il loro nome non sarebbe stato “filigranato” sullo scatto ma che ci sarebbe stato il logo del t.club. Comprensibile, la fuga, ma largamente appoggiata da noi perché se ci siamo date un taglio di un certo tipo e se non piace, è giusto e naturale che si cambi.

Ovviamente non facciamo solo progetti sociali, ma nei primi 2 anni abbiamo organizzato tantissimi eventi diversi fra loro: mostre a tema, progetti individuali, incontri con fotografi italiani molto importanti, uscite fotografiche e contest. Per ogni evento organizzato avevamo sempre un catalogo e una combinazione di arti. Sentivamo e sentiamo la necessità di parlare di fotografia ma con toni meno seriosi ed elitari.

Per raccontare tutto quello che abbiamo organizzato nei primi 3 anni non mi basterebbe una giornata».

Da quante persone è composta questa associazione?

«Nei primi 3 anni siamo arrivati ad avere oltre 140 soci, solo il circolo di Milano ha raggiunto questo risultato.

Oggi siamo circa 50 (con 20 soci molto attivi) e tantissimi amici che si tesserano per sostenere quello che facciamo. Non siamo più alla ricerca del consenso a tutti i costi, siamo sempre più focalizzate nel fare e nel portare avanti solo quello che ci fa crescere e che ci piace.

Come sostenete queste iniziative?

«Storicamente le associazioni come la nostra si autofinanziano con corsi di fotografia base ma la nostra scelta è stata quella di sostenere i fotografi professionisti, che in inverno lavorano meno, e di proporre metodi alternativi per imparare. Ci sosteniamo con le quote associative, le rare donazioni e con tanto “scambio/baratto” come ogni associazione senza scopo di lucro».

Operate su Rimini o anche in provincia?

«Il fatto di non avere una sede fisica ci ha permesso di girare e di conoscere tantissime altre realtà e di allacciare rapporti con associazioni ed imprenditori del territorio. Abbiamo collaborato con le pari opportunità di Riccione, con il Comune di Santarcangelo e abbiamo sempre avuto il supporto dall’assessorato alla cultura di Rimini».

In questo momento state organizzando qualcosa?

«Con il 2018 abbiamo deciso di tornare alle “origini”, un solo progetto per tutto l’anno: “Dahlia”, parliamo di cancro al seno. In questi giorni siamo in dirittura d’arrivo, manca solo la lettura finale da parte di Efrem Raimondi, fotografo di Milano di fama nazionale. Ognuno dei 14 partecipanti a Dahlia ha elaborato un progetto personale sul tumore al seno. Il nostro obiettivo è portare il progetto Dahlia in giro per l’Italia, di esporre i lavori al PSPF (Perugia Social Photo Festival, fotografia sociale ndr).

Sempre sotto il progetto Dahlia abbiamo realizzato il calendario 2019 per il Punto Rosa di Santarcangelo: 24 donne operate di tumore al seno hanno posato senza veli per raccogliere fondi per la loro associazione.

Il 14 novembre ospitiamo, per la seconda volta, Simona Guerra, nipote del grandissimo Mario Giacomelli, per parlare di “furto delle immagini”, tema molto caro ai professionisti e non solo. Lo faremo attraverso il suo ultimo romanzo “La vita è ancora agra, signor Bianciardi”».

Invece, quali sono i prossimi progetti?

«Il futuro del t.club parlerà di territorio e di architettura».

Nicola Luccarelli

You may also like
Rimini, depressione, ansia e panico. Quei ragazzi in crisi che non vanno più a scuola
Rimini, prosegue la posa in mare dei condotti PSBO (FOTO)
Rimini, il weekend targato Teatro Galli anticipa una settimana ricca di eventi
Scroll Up