Home > Economia > TASSA DI SOGGIORNO, BELLARIA SI VANTA A SPESE DEGLI ALTRI COMUNI

TASSA DI SOGGIORNO, BELLARIA SI VANTA A SPESE DEGLI ALTRI COMUNI

Digitate su Google “tassa soggiorno hotel bellaria” e vi verranno fuori decine di risultati di home page di alberghi che annunciano: “A Bellaria-Igea Marina non si paga la tassa di soggiorno”.

Si tratta di un banner standard, evidentemente creato in una associazione di categoria. Tra gli alberghi c’è anche chi si avventura in spiegazioni particolareggiate: “Lo sapevi che a Bellaria Igea Marina non viene applicata la Tassa di soggiorno? Allora siamo noi ad informarti in questo momento che nel nostro comune l’imposta di soggiorno non è stata adottata. Nessun supplemento da corrispondere per le notti passate in hotel, ovvero nessun costo aggiuntivo sulle vacanze a Bellaria Igea Marina. A differenza di molti comuni limitrofi che hanno scelto di applicare la Tassa di soggiorno, a Bellaria Igea Marina non è stato adottato questo provvedimento, con grandi vantaggi per tutti gli ospiti che scelgono la nostra città per una vacanza, un fine settimana o un breve soggiorno, ma anche per chi si ferma a Bellaria Igea Marina per lavoro, in occasione di un meeting o di un congresso”.

Stile a parte, l’informazione è corretta: molti Comuni limitrofi di Bellaria-Igea Marina applicano la tassa di soggiorno. Anzi, quasi tutti: nella costa dell’Emilia-Romagna, oltre a Bellaria-Igea Marina, fanno a meno dell’entrata solo Cervia e Comacchio.

Chiamamicittà ha già sottolineato la stranezza di un Comune, Bellaria-Igea Marina appunto, che ha per sindaco un albergatore di destra (Enzo Ceccarelli) incaricato dal Pd di presiedere l’Unione prodotto di Costa. Ma come può quel sindaco promuovere a parità di condizioni il turismo costiero emiliano-romagnolo se ha dato questo non piccolo “vantaggio” a se stesso e agli albergatori di Bellaria-Igea Marina (che, per inciso, sono anche suoi grandi elettori)?

La tassa di soggiorno “free” ovviamente non è gratis per i belligeani. Alle prese con un bilancio in difficoltà, il 20 aprile 2015 il Comune ha infatti dovuto istituire l’addizionale Irpef a carico dei cittadini con un reddito superiore ai 10 mila euro. Questa la progressività deliberata dal Consiglio comunale: fino ad euro 15.000 0,50%, da euro 15.001 ad euro 28.000 0,55%, da euro 28.001 ad euro 55.000 0,60%, da euro 55.001 ad euro 75.000 0,70%, oltre euro 75.000 0,80%. Le entrate ammontano a oltre un milione di euro e più o meno eguagliano le entrate della tassa di soggiorno nel meccanismo proposto dal Pd locale.

Riassumendo: da una parte c’è una politica semimpazzita che compie scelte autolesioniste (in che altro modo definire la nomina di Ceccarelli a presidente dell’Unione prodotto di Costa?), dall’altra c’è un mondo economico e imprenditoriale che senza il minimo pudore imbraccia l’arma della concorrenza sleale.

Naturalmente in mezzo ci sono tutti i cittadini che pagano per consentire ad una categoria di trarre vantaggi, alla faccia del valore della coesione sociale. La storia, nella sua forma didascalica, è disarmante. E comunque la si giri, è bruttissima.

Onide Donati

Scroll Up