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Tatoo: “Riccione più trasgressiva di Rimini”

Il corpo come opera d’arte. La pelle come la tela di un pittore. Dai tatuaggi old school, a quelli tribali, orientali, maori, fino ad arrivare alle figure geometriche e alle massime dei letterati. C’è chi sceglie di marchiarsi ogni centimetro  e chi preferisce disegni poco appariscenti o addirittura in punti “segreti”, e chi li considera volgari e li detesta. Piacciono o non piacciono, poco importa. Questione di gusto. Il tatuaggio è la nuova frontiera dell’arte contemporanea: di massa.

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Lo sa bene Jessica Astio, 23enne riminese e tatuatrice di punta dell’INKdustria Tattoo di Riccione. Jessica, da parte sua, ha più di trenta tatuaggi – a partire da una collana geometrica intorno al collo fino alla figura della moglie di Fantozzi sul piede – due giganteschi lobi alle orecchie, dei lunghi dread rossicci e un paio di occhiali vintage su galattici occhi verdi. In due parole, ha tutte le carte in regola per essere una disegnatrice di tattoo. Nata con carta e matita tra le mani, è entrata per la prima volta in uno studio di tatuaggi a soli 10 anni per accompagnare la madre. Da lì ha subito capito che quel mondo sarebbe dovuto diventare parte della sua vita e già negli ultimi anni di liceo artistico aveva sempre ago e china nascosti nello zaino per pasticciare la sua pelle e quella degli amici.
Oggi è una delle più richieste tatuatrici tra i ragazzi, le cui creazioni si ispirano per lo più ai dipinti di Caravaggio, ai fumetti erotici stranieri, alla fotografia e alla figura umana.

Jessica, inevitabile chiedertelo: quali sono i tatuaggi più stravaganti che hai fatto?

«Parecchi. Ho avuto un cliente in particolare che mi ha fatto richieste molto eccentriche. La prima volta si è voluto tatuare un disegno metà lucciola e metà lampadina. Poi quando è tornato in studio ha chiesto un avocado con dentro una sorta di vagina, accompagnato dalla scritta ‘Vagitarian’. Da lì ha avuto tutta la mia stima, un grande! E la terza volta gli ho tatuato un tostapane che scalda delle videocassette».

Ti è mai capitato di dover tatuare a clienti disegni che a te sembravano palesemente brutti? Come ti comporti in situazioni di questo genere?

«Sì, un sacco di volte! Però alla fine non mi piace giudicare, ognuno deve tatuarsi quello che preferisce, senza tanti problemi».

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Hai lavorato a Rimini, e oggi lavori per uno studio di Riccione. Facendo due conti, secondo te, i ragazzi riminesi e riccionesi tendono a chiedere tatuaggi usuali o azzardano di più?

«Ho notato che i riminesi sono diversi dai riccionesi. A Riccione mi sembra ci sia uno sguardo più aperto, attento alle mode delle grandi città come Milano. Molti dei ragazzi che entrano in studio da noi chiedono tatuaggi di una certa grandezza e stravaganza. In parte, probabilmente, per il fatto che ci sono molte discoteche. A Rimini invece le richieste erano meno trasgressive».

Pensavo il contrario…

«Ma a parte le richieste dei tatuaggi, lo noto proprio su me stessa, che ne ho tanti. A Riccione mi sento meno osservata, a Rimini invece molto di più, anche dai miei coetanei».

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Ci sono diversi stili nel tatuare. Qual è il tuo?

«Il grafico. É uno degli stili più moderni. Richiede molta precisione, per questo è realizzabile solo con le tecnologie di oggi».

E per te cosa rappresenta un tatuaggio?

«Per me il tatuaggio non è altro che l’espressione di sé stessi, una sorta di specchio  visibile a tutti. Una delle cose che mi affascina di più è il fatto che sia permanente e che non sia più possibile tornare indietro. Poi, un po’ narcisisticamente, mi piace vedere il mio lavoro, la mia mano sulla pelle degli altri. Quando realizzi un tatuaggio a una persona le ‘rimani addosso’ per tutta la vita. Anche i miei tatuaggi sono stati fatti da persone con cui ho un forte legame oppure da amici quando eravamo ubriachi. Insomma, ogni tatuaggio conserva un ricordo».

Ci sono delle mode anche nei tatuaggi, un po’ come nell’abbigliamento?

«Sì, le mode esistono dappertutto. Ad esempio quando avevo 13/14 anni c’era la corrente ‘emo’, tutti si tatuavano i simboli appartenenti a quel mondo, come le ciliege, le stelle, le rondini e così via. Adesso è in voga lo stile geometrico, che è molto decorativo e quindi sta bene sul corpo, sia femminile che maschile».

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Quali sono i tatuaggi secondo te più banali in una donna e in un uomo?

«In una donna senza dubbio i cuoricini e il simbolo dell’infinito. In un uomo è più difficile dirlo… forse lo stemma della squadra di calcio».

A tuo parere, può essere intrigante nell’intimità un corpo con molti tatuaggi?

«Molto. Ma ovviamente io sono di parte! In una donna un bel tatuaggio può valorizzare le forme, mentre in un uomo a me piace molto il tatuaggio lungo le braccia. Se sono belle, ovviamente».

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Per finire, ancora non ti ho chiesto: cosa ti piace di più del tuo lavoro?

«Mentre lavoriamo ci facciamo scherzi tra noi, urliamo e ci prendiamo in giro. Mi sento a casa, al sicuro. Sono fortunata perché i mie colleghi non sono semplici compagni di lavoro, ma veri e propri amici».

Benedetta Cicognani

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