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Teatro Galli di Rimini: su il sipario… anche sui retroscena dalla ricostruzione

“Teatro Galli: su il sipario”:  questo si legge sui numerosi manifesti che l’Amministrazione Comunale di Rimini ha fatto affiggere in numerosi Comuni della Provincia e che ho visto nei miei numerosi giri in mountain bike anche a Cattolica sul lungomare.

E ha fatto bene l’Amministrazione e il Sindaco Andrea Gnassi, perché il Teatro Galli, in via di completamento, torna ad essere una delle opere più belle della città di Rimini : maestoso, nel cuore pulsante del centro, accanto alla Rocca Malatestiana. Uno dei teatri più belli, a giudizio di molti esperti, fra quelli “all’italiana” nel nostro Paese.

Il teatro “Vittorio Emanuele II” negli anni ’30 del Novecento

Eppure la storia della sua ricostruzione, ormai non più recente, non è partita così.
Ricordo ancora chiaramente l’anno 1999, quando nei mesi fra marzo e maggio infuriava la polemica su come la ricostruzione doveva avvenire: teatro moderno wagneriano, così come nel progetto che ci era stato consegnato dalla precedente Amministrazione? O teatro all’italiana come lo aveva concepito il Poletti e come sostenevano numerosi esponenti della cultura riminese e numerosi cittadini?

1944, il teatro di Rimini distrutto dalla guerra

Ricordi ancora quell’incontro un po’ carbonaro svoltosi nella mansarda della mia abitazione, dove alcuni esponenti della cultura cittadina, vedendo il mio imbarazzo e le perplessità, mi proposero la famosa ‘fase di riflessione’.

Vorrei però sgombrare il campo da ogni dubbio: io scelsi ‘la pausa di riflessione’ (anche convinto da colui che diventerà in Giunta l’Assessore alla Cultura, Stefano Pivato) non in antitesi al precedente Sindaco Giuseppe Chicchi.

Io ho considerato e considero tuttora Giuseppe Chicchi un grande Sindaco, colui che capì per tempo che Rimini non poteva più vivere di solo turismo balneare e iniziò numerosi progetti di cambiamento, fra cui la Fiera di Rimini, sintetizzato nella frase che ben rende l’immagine e il progetto di cambiamento ‘destagionalizzazione’.

Ma un Sindaco che inizia il suo cammino dovrà pure mettersi in ascolto delle istanze della città (il motto della mia campagna elettorale era “chi sa ascoltare sa rispondere”) per cui pausa di riflessione fu.

Non vi sto a fare la lunga storia del processo che ha portato dal cambiamento del progetto di teatro wagneriano a quello di teatro all’italiana, scelta che alla fine prevalse, ma vi voglio rendere edotti di alcuni processi e passaggi .

In primo luogo, perché mi convinsi nel giro di alcuni mesi di scegliere il progetto del teatro all’italiana?
Per tre ragioni.

La prima, anche io arrivai alla conclusione che la ricostruzione secondo l’originario progetto Polettiano era quella che più confaceva alla ricostruzione del teatro

In seconda istanza, era questo il pensiero di maggior parte della città.

Il progetto “wagneriano” delle Natalini Architetti

Terzo, il restringimento di via Poletti, poi, conseguente al progetto wagneriano, a me appariva molto stravolgente, mentre il ‘come era e dove era’ mi appariva assai più consono alla morfologia della città.
E quindi in questa direzione ci avviammo.

Ma è anche grazie ad alcuni esponenti della minoranza del consiglio comunale, in particolare il consigliere dell’allora Alleanza NazionaleGioenzo Renzi e alcuni esponenti di Forza Italia, che riuscimmo ad ottenere un finanziamento ministeriale di 800 milioni di lire (400 mila euro) per riprogettare un teatro all’italiana secondo i disegni di Luigi Poletti poi realizzati nel 1857;  disegni ripresi e riproposti in chiave attuale, artefici l’Arch. Elio Garzillo e l’Arch. Pier Luigi Cervellati.

Ricordo ancora quando in Comune arrivò via corriere uno scatolone di una certa dimensione con all’interno numerose tavole progettuali, in particolare per la parte retrostante il foyer. Presentai lo scatolone all’Ing. Massimo Totti, Direttore dei Lavori Pubblici, che lo guardò con una certa ‘sufficienza’ e mi disse di lasciarlo presso la segreteria, che lo avrebbe poi ritirato.

Ci rimase almeno due mesi, intonso, senza che nessuno lo degnasse di uno sguardo.
Poi mi decisi e un ben giorno, presi Totti e lo misi alle strette: queste sono le tavole, mettiti al lavoro perché fare il teatro è nostra ferma intenzione, mia e della Giunta.

Devo confessare la verità: non tutti in Giunta erano convinti della ricostruzione. Alcuni erano contrari per la spesa prevista; altri, viste le polemiche, avrebbero preferito lasciarlo come segno storico della guerra nella città. Ma debbo dire anche che al momento degli atti nessuno si oppose o si mise di traverso e tutti si attennero alle decisioni di Sindaco e dei due Assessori più convinti, Stefano Pivato  alla Cultura e Tiziano Arlotti ai Lavori pubblici.

Fu la svolta: Totti si mise al lavoro con entusiasmo, andò a Venezia a vedere la Fenice e a Bari a vedere il Petruzzelli  e mise in piedi un gruppo di lavoro magnifico, a cui oggi dobbiamo la definitiva progettazione di questo magnifico edificio.

Devo dire comunque che anche molti altri hanno meriti e vanno ricordati. In particolare vorrei citare la Dr.ssa Laura Chiodarelli, Direttore e Segretario Comunale. Senza la sua capacità relazionale (con le Sopraintendenze di Ravenna e Bologna, con il Ministero della Cultura e con il gruppo precedente dei progettisti), la sua capacità a articolare le delibere di Giunta e di Consiglio, molto probabilmente il progetto non si sarebbe realizzato.

La copertura “provvisoria” del teatro “Galli” durata circa mezzo secolo per adibirlo a fiera campionaria e poi a palestra

E poi anche la Dr.ssa Donati, con la sua ragionevolezza sul bilancio. Mettemmo infatti a bilancio per costruire il Teatro 35 milioni di euro, una cifra consistente per il Comune di Rimini. La dr.ssa Donati mise in questi 35 milioni anche 5 milioni per la vendita del Novelli, il Teatro attuale della città. Le chiesi di togliere quella postazione di spesa e di sostituirla con altra cifra più consolidata. Sapevo infatti che la vendita del Novelli, cui il Consiglio Comunale era contrario, avrebbe potuto fermare le procedure per la costruzione dell’opera, in particolare il bando di gara. Finché non si fosse realizzata la vendita non si sarebbe potuto indire la gara: campa cavallo, non avremmo mai visto il Teatro. Feci una opposizione dura e la dr.ssa fu ragionevole. Lo sapevo, aveva ragione lei, ma il politico deve essere concreto e deve ottenere il risultato voluto,. E cosiì fu.

Non posso non ricordare da ultimo Manlio Maggioli, il Presidente della Società del Teatro, poi chiusa, che con grande pazienza aspettò assieme al suo Consiglio le decisioni della Amministrazione comunale. Pazienza e lungimiranza che a Maggioli, che non conoscevo direttamente e aveva in precedenza parteggiato per forze non sempre vicino a Centro-Sinistra, ho visto esercitare su altre decisioni vitali per Rimini, come quella della costruzione della Fiera e del Palacongressi della città.

Oggi il Teatro è ormai terminato.
Ho avuto occasione di visitare il cantiere, invitato gentilmente dall’Ing. Totti a cui ho chiesto il permesso di entrare.
A mio parere il teatro – anzi, il Teatro – già adesso è meraviglioso e mi immagino già come lo sarà alla fine completa dei lavori.

Non vedo l’ora di vederlo completato, così come non vedono l’ora numerosi cittadini riminesi di assistere alle prime rappresentazioni.
Sarà una festa grande per Rimini.

Alberto Ravaioli

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