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Terzo femminicidio del 2022 a Rimini, Petitti e Sadegholvaad: “Basta”

«Basta. È la parola che dobbiamo pronunciare tutti e tutte, affinché non ci si debba più trovare a commentare un altro femminicidio, il terzo a Rimini nel giro di pochi mesi. Basta. Una parola che deve trasformarsi in realtà».

Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, commenta l’ultimo tragico caso di femminicidio avvenuto nelle prime ore del mattino di oggi a Rimini.

«Lo sconcerto è tanto e la rabbia continua a crescere davanti a episodi disarmanti come questo che continuano a verificarsi nella nostra città come in altre. Il problema della prevaricazione, dei soprusi, degli abusi e della violenza sulle donne è una ferita aperta della nostra società che abbiamo il dovere di curare e anzi prevenire con ogni mezzo a disposizione. Un’altra donna oggi è stata uccisa dal suo compagno lasciando il vuoto nella vita del suo piccolo figlio. È vero che tanto è il lavoro profuso dalla rete pubblica e privata che opera anche attraverso i Centri nei nostri territori sul contrasto alla violenza. Ma serve potenziare e serve un salto di qualità che ci permetta uno sforzo collettivo, sui servizi e sulla cultura. Di più sugli uomini rispetto alle politiche di prevenzione e alla cultura di genere e sulle donne per il sostegno alla rete e alla loro protezione, perché le Istituzioni sono al loro fianco e serve la consapevolezza che la denuncia è un passo fondamentale. E questo enorme lavoro serve farlo insieme, operatori, scuole, forze dell’ordine, istituzioni. Insieme. Perché riguarda tutti noi, la violenza sulle donne non è mai un fatto privato. Ai parenti della vittima, a tutti i suoi cari va tutta la mia vicinanza con grande dolore per questa tragedia», conclude Petitti.

Da parte sua il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad commenta: «Un altro fatto tragico che si consuma dentro le pareti di una casa e all’interno di un rapporto famigliare. Un femminicidio che si aggiunge purtroppo ai due avvenuti da inizio anno, sempre come ultimo drammatico epilogo di un rapporto tra coniugi.
Una emergenza nazionale su cui, visti i drammatici numeri in crescita in tutto il Paese sulle violenze verso le donne e per gli omicidi che lasciano senza vita donne, mogli e figlie, bisogna cominciare a chiedersi quanto i due anni di pandemia abbiano corroso i rapporti privati, famigliari, tra coniugi, elidendo ormai qualsiasi tolleranza e pietà tra persone che un tempo avevano giurato di amarsi.
La strada per evitare epiloghi drammatici come quello odierno è solo una: denunciare. Rinnovo l’appello a tutte le vittime di violenza di qualunque tipo, sia fisica sia psicologica, di non restare in silenzio e di cercare aiuto rivolgendosi alle forze dell’ordine o ai centri antiviolenza del territorio».

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