Home > Intervista > Trent’anni di Pacha Mama, commercio equo e solidale made in Rimini

Trent’anni di Pacha Mama, commercio equo e solidale made in Rimini

“Pacha Mama”. Da quasi trent’anni, questa associazione no profit di Rimini raccoglie in un gruppo di lavoro persone con in comune la sensibilità per la pace e il tema della giustizia sociale, concetti centrali del commercio equo e solidale. Negli anni crescono i volontari, i banchetti con i prodotti del commercio equo e le attività culturali. Così, nel 1997, si decide di fondare la omonima Cooperativa sociale, con un percorso di crescita che porterà nel 2002 all’acquisizione della storica sede di Via Cairoli.

Oggi la cooperativa gestisce due negozi con i prodotti del commercio equo (Via Cairoli 81 e via IV Novembre 31): è una vera e propria impresa sociale e offre lavoro anche a soggetti svantaggiati. L’associazione invece segue alcune iniziative culturali e l’adesione dei volontari che offrono il proprio servizio anche nei negozi della cooperativa.

Il presidente dell’associazione è il riminese Pietro Gabrielli, 37 anni. Dopo essersi avvicinato a Pacha Mama come volontario, per poi candidarsi con un progetto di servizio civile volontario. Inoltre, dopo qualche turno in bottega, consegna di merce del commercio equo, banchetto di sensibilizzazione in qualche fiera, ha deciso di impegnarsi, candidandosi presidente.

Pietro Gabrielli intervistato da Brahim Maarad

Presidente, che cosa significa Pacha Mama?

«Pacha Mama è la dea della terra, della fertilità, dell’agricoltura. Letteralmente significa “Madre Terra” in lingua quechua, quella diffusa ancora oggi nelle popolazioni native americane del Sud America. La divinità era nota già tra gli Inca e molti popoli andini. Il termine dunque evoca l’importanza delle tradizioni rurali, della sostenibilità ambientale, dell’economia circolare».

Quali attività e progetti vengono portati avanti?

«Al centro del commercio equo e solidale ci sono l’agricoltura di qualità, la giustizia sociale, un commercio privo da sfruttamento e caporalato: l’idea che l’attività di impresa non può essere scissa da sostenibilità ambientale ed equità sociale. I nostri volontari sostengono il commercio equo, innanzitutto, prestando gratuitamente servizio nelle due botteghe della cooperativa. L’associazione segue più direttamente le attività educative con le scuole superiori, l’organizzazione di incontri e dibattiti pubblici, la raccolte firme nelle botteghe del commercio equo e solidale, anche con iniziative culturali e di intrattenimento come Humus Altro Festival».

Quante persone fanno parte dell’associazione?

«Tanti iscritti e simpatizzanti, ma tra gli storici volontari delle botteghe e i giovani, i soci più operativi sono circa 40».

Come riuscite a sostenervi e a portare avanti le vostre attività e progetti?

«Cerchiamo di essere sostenibili senza pesare sul conto economico della Cooperativa, i cui margini, quando presenti, devono invece andare a rinnovare l’impegno verso i piccoli produttori sia in Italia (Solidale Italiano ndr) sia nel mondo (Equo Garantito/Altromercato ndr), come alternativa alla contrattazione non paritaria con le grandi multinazionali e la grande distribuzione organizzata. L’associazione si sostiene dunque con autofinanziamento, raccolte fondi, piccoli laboratori. La nostra attività è completamente gratuita. Al momento, tra l’altro, non abbiamo neanche partecipato a bandi pubblici a sostegno di questo tipo di iniziative. Certamente, cercheremo nel futuro di programmare meglio l’attività di “fundraising”, l’intervento di sostenitori, che condividano con noi il nostro messaggio ed i valori».

Siete soddisfatti di quello che avete fatto fino ad ora? Qual è il vostro obiettivo?

«Nel 2019, l’esperienza di Humus Altro Festival è stata per noi centrale ed innovativa. Una produzione dal basso, con tanti elementi culturali e di intrattenimento, la scena musicale più interessante, con oltre 1.000 cittadini che l’hanno visitato nei due giorni. Lo abbiamo immaginato come una etichetta, la sperimentazione per un nuovo festival culturale indipendente. Questo sarà sicuramente un filone su cui continueremo a lavorare, oltre alla attività nelle scuole e al sostegno alle botteghe del commercio equo e solidale. Vorremmo infine essere più presenti nella gestione e nelle iniziative delle botteghe del Commercio Equo, per crescere assieme ai nostri clienti con la conoscenza dei progetti che quei prodotti in realtà raccontano».

Per ulteriori info: www.pachamama-rimini.org

Nicola Luccarelli

Scroll Up