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Turismo 2021 in recupero ma il 2019 è lontano, male Rimini

La Regione Emilia-Romagna ha pubblicato l’andamento turistico nei primi 11 mesi del 2021. Di fatto si tratta di un bilancio definitivo. Nel mese di dicembre 2021 il settore turistico ha lavorato molto poco per l’annullamento di tutte le iniziative di fine anno.

Il bilancio che si presenta è fatto di luci e ombre e con situazioni molto diverse tra le varie località della costa riminese e romagnola.

Gli arrivi da gennaio a novembre 2021 in provincia di Rimini sono stati 2.665.471 di cui 383.309 esteri. Un dato complessivo in netto recupero sul 2020 (+32,4%), ma ancora lontano dai risultati del 2019 (-27,7%). Si tratta del dato provinciale confrontato con lo stesso periodo del 2020 e 2019 (gennaio-novembre). Le differenze tra le varie realtà costiere sono consistenti. Si va da una diminuzione degli arrivi rispetto al 2019 del 18,3% di Misano al -34,8% di Rimini.

Il quadro non cambia se vengono analizzati i pernottamenti. Oltre 2 milioni di pernottamenti persi rispetto al 2019 con situazioni molto diverse tra i comuni costieri. Si passa dal -17,9% di Riccione e Misano rispetto al 2019 al -31% di Rimini. In recupero anche il turismo nei comuni dell’entroterra.

La provenienza dei turisti italiani è soprattutto dalle regioni del nord. La permanenza media è più alta per i turisti provenienti da Piemonte ed Emilia Romagna.

Il turismo estero, fortemente penalizzato dalla pandemia è ancora il 50% rispetto al 2019. In testa per arrivi e pernottamenti vi sono Tedeschi e Svizzeri.

La permanenza media del turismo estero è di poco inferiore ai 5 pernottamenti.

I dati della provincia di Rimini sono insufficienti per comprendere come stanno cambiando i flussi turistici in periodo di pandemia. Abbiamo elaborato anche i dati delle altre località costiere della regione. Le sorprese e le conferme non mancano.

Comacchio è la località turistica con il miglior risultato rispetto al 2019. Le caratteristiche turistiche dei lidi ferraresi sono state premiate. Seconde case (oltre 30 mila) e villaggi turistici (tra i più attrezzati d’Italia) danno maggiori garanzie di distanziamento rispetto al ricettivo alberghiero. Rispetto al 2019 Comacchio registra una diminuzione minima del -6,5% e una permanenza media alta.

Cervia e Cesenatico pur registrando una diminuzione importante sul 2019 registrano dati migliori anche nella media dei pernottamenti rispetto alle località costiere della provincia di Rimini.

Il dato regionale suddiviso tra le province conferma le difficoltà del comparto turistico. Le città d’arte sono le realtà più penalizzate, ad iniziare da Bologna. Le province costiere hanno risentito positivamente delle ripartenza, almeno parziale, del turismo balneare.

Rimane il dato della città di Rimini che si differenzia in negativo rispetto ad altre località. Fatica a recuperare sul 2019 (-31,1%) ha una permanenza media tra le più basse. Indubbiamente influiscono molteplici fattori su questo risultato. L’annullamento praticamente, del turismo d’affari (fiere e congressi), eventi e manifestazioni sportive cancellate. Il turismo russo (Rimini è stato sempre un punto di riferimento) praticamente azzerato dalla pandemia.

Ma tutto questo non è sufficiente per spiegare il divario con le altre realtà che in parte hanno comunque subito le stesse difficoltà. Evidente che pesa il prodotto turistico. O meglio una inadeguata innovazione del prodotto turistico. Le altre località turistiche costiere hanno situazione molte diverse da Rimini. Un aiuto alla lettura può venire dall’indicatore di qualità alberghiera:  “Il rapporto fra l’insieme degli alberghi (o dei posti letto) a 3,4,5 stelle e l’insieme di quelli ad 1 e 2 stelle”.

La provincia di Rimini (con la città capoluogo che incide per il 50%) ha l’indice di qualità nettamente più basso rispetto alle altre province costiere. La presenza di molte strutture ricettive a 1 o 2 stelle, una parte di strutture ricettive marginali contribuiscono ad una offerta turistica con meno appeal.

A questo va aggiunto una percentuale elevata di strutture in affitto che riducono per oggettive ragioni gli investimenti necessari.  Questo aspetto è molto più alto rispetto alle altre località turistiche costieri.

La riduzione delle strutture ricettive, la riqualificazione di quelle esistenti, liberare spazi per servizi collettivi (dai parcheggi, alla ristorazione collettiva, alle spa) oppure per ridurre la densità urbanistica sono necessità non più rinviabili. E’ necessario avviare il percorso d’innovazione con una ricognizione puntuale della realtà ricettiva, individuare possibili strumenti per l’innovazione, cogliere l’occasione, unica ed irripetibile dei fondi del PNRR.

Maurizio Melucci

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