«Turismo, serve equilibrio»: la replica di Santinato a Taormina
3 Giugno 2026 / Redazione
Dopo l’articolo di Maurizio Taormina sul cosiddetto “Riminismo”, Mauro Santinato interviene nel dibattito con una riflessione che difende il ruolo storico ed economico del turismo nella crescita della città. Pur condividendo la necessità di puntare su sostenibilità, qualità della vita e migliore gestione dei flussi, Santinato respinge le rappresentazioni più critiche del fenomeno turistico e invita a discutere non se il turismo sia un problema, ma come renderlo sempre più compatibile con le esigenze della comunità locale.
“Gentile Direttore,
ho letto con attenzione l’articolo di Maurizio Taormina “Il Riminismo: Anatomia di un modello urbano”.
Condivido alcuni spunti di riflessione presenti nel testo. È giusto interrogarsi sulla sostenibilità dei grandi eventi, sulla qualità della vita dei residenti, sulla necessità di misurare gli impatti ambientali e sociali del turismo e sulla ricerca di un equilibrio tra esigenze dei cittadini e sviluppo economico. Sono temi che meritano un confronto serio e approfondito.
Tuttavia, ritengo che l’articolo utilizzi toni e definizioni che rischiano di allontanare il dibattito da un’analisi equilibrata della realtà.
Definire i turisti “cavallette” è, a mio avviso, profondamente sbagliato. Le cavallette distruggono i raccolti. I turisti, al contrario, contribuiscono a generarli. Sono persone che scelgono Rimini per partecipare a fiere, congressi, eventi culturali, sportivi e di intrattenimento. Sono ospiti che alimentano un’economia diffusa fatta di alberghi, ristoranti, pubblici esercizi, negozi, servizi, professionisti, artigiani e lavoratori. Ridurli a una metafora predatoria significa mancare di rispetto non solo a loro, ma anche alle migliaia di persone che vivono grazie all’industria dell’ospitalità.
Trovo inoltre eccessiva la rappresentazione dei cittadini come “ostaggi” della propria città. È innegabile che grandi eventi possano creare disagi temporanei e che questi vadano gestiti sempre meglio. Ma parlare di cittadini sequestrati nella propria città appare una forzatura narrativa. Se adottassimo questo criterio, dovremmo considerare “ostaggi” anche i residenti di molte grandi città europee che convivono quotidianamente con eventi internazionali, manifestazioni, concerti, fiere, maratone o celebrazioni istituzionali che comportano chiusure e limitazioni alla mobilità.
La vera questione non è se organizzare o meno grandi eventi, ma come organizzarli nel modo più efficiente possibile, riducendo gli impatti negativi e massimizzando i benefici per la comunità.
Nell’articolo percepisco una certa insofferenza verso un settore economico che, dal dopoguerra a oggi, ha rappresentato il principale motore dello sviluppo riminese. Il turismo non ha impoverito Rimini. Ha creato ricchezza, occupazione, opportunità imprenditoriali, apertura culturale e mobilità sociale. Ha trasformato una città di provincia in una destinazione conosciuta in tutta Europa.
Negli anni Cinquanta e Sessanta il turismo ha contribuito a fare di Rimini una delle capitali europee delle vacanze. Ci ha aperto al mondo, ci ha fatto conoscere, ci ha permesso di crescere economicamente e culturalmente. Se oggi la città dispone di infrastrutture strategiche come la Fiera e il Palacongressi, riconosciute a livello nazionale e internazionale, ciò è anche il risultato della capacità di Rimini di reinventarsi, destagionalizzare i flussi e attrarre nuovi segmenti di domanda.
Condivido pienamente le indicazioni dell’UN Tourism (già UNWTO) e dell’Unione Europea sulla necessità di promuovere un turismo sempre più sostenibile. Ma sostenibilità non significa colpevolizzare i visitatori. Non significa contrapporre residenti e turisti. Significa governare i fenomeni, migliorare la pianificazione, investire nella mobilità, distribuire meglio i flussi e continuare a generare valore per la comunità locale.
Se il PIL della città e della provincia dipende in misura significativa, direttamente e indirettamente, dal turismo e dall’indotto dell’ospitalità, credo sia difficile sostenere che il turismo rappresenti un fenomeno negativo o una forma di subordinazione della città ai visitatori.
Piuttosto, sarebbe interessante aprire una riflessione su quale possa essere, realisticamente, il modello alternativo di sviluppo economico per Rimini nei prossimi decenni. Industria manifatturiera? Tessile? Meccanica? Farmaceutica? Agroalimentare? Sono domande legittime che meritano risposte concrete.
Probabilmente Rimini non ha bisogno di rinnegare la propria vocazione turistica, ma di ripensarla e aggiornarla. Ha bisogno di interrogarsi su dove vuole andare nei prossimi trent’anni, valorizzando ciò che l’ha resa forte e correggendo ciò che può essere migliorato.
Perché il turismo non è il problema da combattere. È una risorsa da governare con intelligenza, equilibrio e visione.”
Mauro Santinato
Teamwork Hospitality