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Ultimo decreto anti-covid: un mese da cretini per tornare alla normalità

Si capisce benissimo perché il nuovo decreto sull’allentamento delle misure anti-Covid è entrato in vigore il primo di aprile. È un rompicapo per solutori più che abili. Per essere precisi, sembra una versione ampliata e più complicata del Twister, il famoso gioco in cui bisogna fare i contorsionisti su un tappeto di plastica per toccare con la mano o col piede le caselle secondo il colore indicato da una freccia su una tavoletta. Al posto del tappeto c’è la città, le caselle sono i negozi, i locali e i mezzi pubblici, e il nuovo decreto è la tavoletta impazzita che prescrive se, quando e come puoi accedere a questo o a quello.

Per andare al ristorante al chiuso ci vuole il green pass, per l’albergo non serve. Ma ci vuole la mascherina? E quale tipo, chirurgica o Ffp2? E se uno vuol fare colazione nel ristorante dell’hotel o prendere un caffè al bar della hall? Ci vuole green pass base o rafforzato? Sui treni a lunga percorrenza ci vogliono ancora green pass e mascherina Ffp2, ma se il treno locale diventa a lunga permanenza causa immancabili ritardi cosa dobbiamo esibire, oltre al fastidio? In pratica una persona con una normale vita lavorativa e sociale deve tenersi pronto a ogni evenienza e portarsi dietro due tipi di mascherine, il green pass sul telefonino opportunamente carico e l’immancabile gel sanificante.

Esattamente come prima, solo che invece di sentirci sereni e in regola con la legge ci sentiamo un po’ cretini. Anche perché solo l’altro ieri ci sono stati 70mila contagi e 129 morti per coronavirus, quindi proprio al sicuro ancora non siamo.

Ma forse c’è qualcuno che è ancora più disorientato di noi: i no-vax. Già indispettiti per essere scalzati dai talk show dagli esperti di geopolitica russo-ucraina (per questo molti auspicavano una rapida resa di Zelensky, non tanto per risparmiare le vite dei civili ucraini, quanto per ridare visibilità agli incivili di casa nostra), sentono avvicinarsi con timore la fine del periodo più eccitante della loro vita.

Dal primo maggio, infatti, cadranno tutti gli obblighi anti-Covid, si ritornerà alla vera normalità e non basteranno più parole magiche come “Pfizer” o “ministro Speranza” a trasformare una noiosa cena coi parenti in un incontro di wrestling. Addio a intensi momenti di socialità come le sfilate del sabato pomeriggio e i cori “li-ber-tà li-ber-tà” sotto l’Arco. Tanti saluti ai fantomatici e onniscienti “cuggini” che hanno le prove del complotto demo-pluto-burion-drago-immunologico per impiantarci sottopelle i microchip, archiviata anche l’amica su Facebook a cui dopo la prima dose di Moderna è spuntata la coda. Enrico Montesano tornerà al suo vecchio tormentone “oh quanto mi sono divertito” (e in effetti da quando è diventato il corifeo degli antivaccinisti si è divertito parecchio).

Ma non è mai facile tornare nell’ombra dopo un lungo e intenso quarto d’ora di celebrità. Per non essere scacciati per sempre dalla scena, per poter restare insieme a scandire qualcosa con un cartello in mano, i no-vax dovranno cercarsi un altro pretesto. A un anno dalle elezioni c’è da preoccuparsi.

Lia Celi

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