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Umberto Boccioni, più morcianese di quanto si pensi

Fiorenzo Mancini:Umberto Boccioni e Morciano di Romagna. (I rapporti con i familiari)” – Banca Popolare Valconca.

Nel 2016 la Banca Popolare Valconca ha voluto ricordare il centenario della morte del pittore futurista Umberto Boccioni (1882-1916) con una mostra (allestita dall’1 ottobre al 30 novembre 2016 nella Sala conferenze della Banca) in cui è stato esposto anche il quadro di Boccioni acquistato dalla Banca “Donna che cuce” (un olio del 1906) e con la pubblicazione del volume di Fiorenzo Mancini dedicato ai rapporti familiari di Boccioni e ai suoi legami con Morciano di Romagna.

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I genitori del pittore, Raffaele Boccioni e Cecilia Forlani, erano morcianesi. Ma il padre, che lavorava come usciere di prefettura, nel corso della vita fu costretto varie volte a spostarsi in diverse città per esigenze di servizio. Il figlio Umberto, il suo primogenito, nacque il 19 ottobre 1882 mentre prestava servizio a Reggio Calabria. Ma qui rimase solo 20 giorni perché il padre fu nuovamente trasferito in altra sede e Umberto seguì le peregrinazioni del padre da una città all’altra. Ma non c’è testo dedicato al pittore che non sottolinei le origini romagnole di Boccioni. Il poeta Aldo Palazzeschi (1885-1974), compagno d’avventura del movimento futurista, così lo descriveva: “Un purosangue romagnolo, vulcanico, esplosivo, e al tempo stesso incapace di rancore, di nutrire risentimento per chicchessia qualunque cosa gli avesse fatto”.

Fiorenzo Mancini, morcianese (classe 1938), per decenni ha collezionato volumi, cercato materiali, raccolto testimonianze sulla vita di Umberto Boccioni. Il libro che ci presenta è un appassionato racconto biografico del pittore “unico in Italia per completezza ed accuratezza della ricostruzione della sua vita” come ha affermato alla presentazione il Presidente della Banca Valconca, Massimo Lazzarini.

Una vita brevissima (soli 34 anni), irrequieta, per gran parte trascorsa in grandi ristrettezze economiche, vissuta in diverse città italiane ed europee, sull’onda di intensi ma brevi amori, in contatto con il gotha dell’arte italiana ed europea. Quando Marinetti lancia il suo “Manifesto del Futurismo” nel febbraio del 1909, Boccioni non ha ancora 27 anni. Nel Manifesto si annuncia la guerra al passatismo, moralismo, accademismo, femminismo e socialismo. Si inneggia alla velocità e alla tecnica, si esalta la moderna città industriale e si arriva a definire la guerra “sola igiene del mondo”.

Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini a Parigi per l'inaugurazione della prima mostra del 1912

Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini a Parigi per l’inaugurazione della prima mostra del 1912

Boccioni assiste a Milano il 15 febbraio 1909 alla presentazione al Teatro Lirico del Manifesto da parte di Marinetti (finita in una rissa generale con Marinetti e i suoi sostenitori portati alla centrale di polizia). Qualche giorno dopo Boccioni incontra Marinetti e dal loro confronto si aprono “nuove prospettive al progetto futurista, soprattutto per una sua possibile estensione alla pittura”. L’11 febbraio 1910 uscirà il Manifesto dei pittori futuristi di cui Boccioni sarà il primo firmatario. Per anni partecipa alle mostre collettive futuriste, in Italia e in Europa, raccogliendo consensi e notorietà. Ma la consacrazione gli arrivò dal successo della grande mostra personale che si aprì a Parigi il 20 giugno 1913.

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Umberto Boccioni nel suo studio

I futuristi agitarono l’Italia con le loro manifestazioni sin dallo scoppio della guerra in Europa nel 1914. Il 24 maggio 1915, quando l’Italia entrò in guerra, si arruolarono tutti come semplici soldati: Marinetti, Boccioni, Russolo, Sironi, Piatti, Funi, Erba, Bucci, Sant’Elia. Boccioni ha 33 anni e prende parte sin da subito a diversi sanguinosi scontri con gli austriaci. L’1 dicembre 1915 sarà congedato, ma il 23 luglio 1916 è nuovamente richiamato in servizio. Il 17 agosto 1916 morirà per una caduta da cavallo avvenuta il giorno prima a Sorte di Chievo, a pochi chilometri da Verona dove era di servizio militare. Verrà sepolto nel Cimitero di Verona. Sul giornale “Italia Futurista”, in prima pagina, Marinetti con caratteri cubitali scriverà: “E’ morto UMBERTO BOCCIONI caro grande forte migliore divino genio futurista ieri denigrato oggi glorificato”. Sempre Marinetti organizzerà, in suo ricordo, quattro mesi dopo la morte la “Grande Esposizione Boccioni” alla Galleria Centrale d’arte di Milano.

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Boccioni al fronte

Mancini, nelle ultime pagine del volume, ricostruisce le vicende familiari dei Boccioni a Morciano, successive alla morte del pittore. Il padre Raffaele dopo essere andato in pensione nel 1906 era rientrato a Morciano con la nuova compagna Virginia e le figlie da questa avute, Ines e Maria. Ines morirà purtroppo per tifo a soli 23 anni nel 1925. Raffaele morirà nel 1931 a 87 anni. Tutto il materiale inviato al padre da Umberto (lettere, fotografie, cataloghi, riviste) venne conservato gelosamente dalla sorellastra Maria, ma venne distrutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale con la casa colpita da un bombardamento aereo. La sorella di Umberto, Amelia, mantenne rapporti costanti con Morciano attraverso la cugina Clarice (morta nel 1936) e poi con la sua figlia Francesca (“Checchina”, morta nel 1984) e l’amica d’infanzia Ede Forlani. Mancini deve tantissimo per questo suo libro alle infinite notizie che “Checchina” in tanti anni gli raccontò sulle vicende della famiglia Boccioni. Alla morte di Francesca, ultima figura morcianese dei Boccioni, senza eredi, la casa venne venduta all’asta dal Tribunale di Rimini. Ma il 24 dicembre 1996 la casa venne acquistata dal nuovo proprietario dal Comune di Morciano, che già precedentemente, nel 1988, aveva onorato il grande pittore futurista con l’installazione della scultura “Colpo d’ala a Boccioni” di un altro artista morcianese, Arnaldo Pomodoro, in Piazza Boccioni.

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Per molti decenni in Italia l’arte futurista finì nell’oblio: fu la grande Mostra “Futurismo Futurismi”, tenutasi a Palazzo Grassi di Venezia nel 1986, che la riportò all’attenzione del grande pubblico e i nomi e i quadri di Boccioni, Carrà, Severini, Balla, Depero ritornarono prepotentemente in tante mostre in Italia e nel mondo. Voglio ricordare anche che le gallerie del MoMA (Museum of Modern Art) di New York, uno dei più importanti musei del mondo, si aprono con tre dei migliori quadri di Boccioni: “Stati d’animo II. Quelli che restano”, “Stati d’animo II. Gli addii” e “Stati d’animo II. Quelli che vanno” (tutti del 1912) donati al Museo da Nelson A. Rockfeller nel 1979.

Quelli che restano

Quelli che restano

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Gli addii

Quelli che vanno

Quelli che vanno

Paolo Zaghini

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