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Un po’ di Fulgor fuori dal coro

Chiedo scusa, ma mi scappa di uscire dal coro.
Premetto che ho apprezzato lo svolgimento della cerimonia di inaugurazione del Fulgor. Ho sentito autentica passione nel discorso di Andrea Gnassi, una fervida ironia “felliniana” nell’intervento del Ministro Franceschini e in quello di Dante Ferretti.

Aggiungo che nessuno avrebbe sentito la mancanza dei figuranti felliniani un po’ imbolsiti che si aggiravano in platea. Spaventato dalla scimitarra, allo Sceicco Bianco ho perfino chiesto: ”Scusi, lei non sarà mica dell’ISIS?” . Ma va tutto bene ed è stata una bella cerimonia.

Due cose però non posso non dire.

La prima. Nessuno ha citato i quindici anni di lavoro della Fondazione Fellini, la dedizione di direttori come Angelucci, Boarini e Fabbri, di collaboratori come Filippini, Beppe Ricci, Alessandra Fontemaggi, Francesca Chicchi ed altri. Per non parlare dei Presidenti: Maddalena Fellini, Ettore Scola e Pupi Avati. Una specie di “damnatio memoriae” incomprensibile se non altro perché grazie a quella Fondazione, è nata nel 1995 l’idea del Fulgor e il Comune di Rimini può vantare oggi un patrimonio iconografico felliniano unico al mondo che in termini di valori economici è stimato in qualche milione di euro. Come ha detto il Sindaco citando Hugo, il passato è la porta, il futuro la chiave.

La seconda. Attraversi la facciata, restaurata con eccellente rigore dall’architetto Matteini, ti senti favorevolmente colpito da quel particolare modernismo un po’ serioso, entri in sala e ti trovi all’improvviso in un casinò o in un casino di Las Vegas! Lo dico anche perché la sala del Fulgor, quella di Fellini e Maciste, la ricordo bene quando mia nonna Lucia mi portava a vedere i film di Stanlio e Ollio. E’ lecito criticare l’opera di uno come Dante Ferretti, strepitoso scenografo del cinema internazionale? Ovviamente è lecito ma è altrettanto lecito chiedersi:

a) quale ruolo ha svolto il committente, ha forse subito passivamente l’irruzione decontestualizzata del progettista, rinunciando al proprio autonomo giudizio?

b) la Sovrintendenza dov’era? È una domanda che molti si pongono in città ultimamente, ha forse subito l’incombente presenza del Ministro? Un segno di decadimento della struttura democratica basata sui contrappesi istituzionali? A questo punto penso che la comunità scientifica e, perché no, quella felliniana, debbano guardare con saggia prudenza a quel Museo Fellini che dovrebbe occupare gli spazi rinascimentali di Castelsismondo.

Giuseppe Chicchi

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