HomeCulturaUn Sigismondo bellissimo ma non nuovissimo


Un Sigismondo bellissimo ma non nuovissimo


30 Ottobre 2017 / Paolo Zaghini

“Sigismondo Pandolfo Malatesta Signore di Rimini” a cura di Manlio Masini – Panozzo.

Un bellissimo oggetto editoriale. Ma nulla di nuovo per quanto riguarda la storiografia malatestiana, anzi qualche semplificazione di troppo. Il volume curato da Manlio Masini ripropone 30 articoli, di lunghezza e valore assai diversi fra loro, già in gran parte pubblicati nel corso degli ultimi anni su la rivista “Ariminum” da una ventina di autori. “Il merito di questa composizione a ‘più voci’ spetta al Rotary Club Rimini che, tramite il suo Presidente Alberto Ravaoli, ha fatto proprio l’iniziativa”.

“Seicento anni fa nasceva Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini dal 1432 al 1468, un uomo controverso, ma geniale, che ha dato alla nostra città l’orgoglio del suo favoloso casato. Un grande in tutti i sensi. Nel bene e nel male”. Così Masini presentando l’opera dedicata a Sigismondo. “Educato all’arte militare fin dall’infanzia, Sigismondo divenne un valoroso quanto spregiudicato capitano di ventura, ma anche un oculato diplomatico e un mecenate intelligente e generoso. Si attorniò di una delle più ricercate corti d’Italia del ‘400; attirò architetti, artisti e intellettuali di fama (…). Morì nel 1468 ad appena 51 anni; era nato il 19 giugno 1417”.

Attorno a questa figura e al suo operare gli autori scavano in tanti aspetti del suo agire: Giovanni Rimondini ricostruisce la biografia e il suo fare per la costruzione di Castel Sismondo e del Tempio malatestiano; Giovanni Valdameri esamina la città medievale in rapporto alla costruzione di Castel Sismondo; Alessandro Giovanardi si occupa di Piero della Francesca; Piero Meldini del simbolismo presente nel Tempio malatestiano; Marinella De Luca del poeta Basinio; Giuliana Gardelli delle ceramiche malatestiane; Elisa Tosi Brandi delle vesti; Silvana Giugli della cucina; Anna Maria Cucci delle donne di Sigismondo; Stefano De Carolis e Francesco Maria Galassi delle malattie di Sigismondo; Arnaldo Pedrazzi delle medaglie di Sigismondo; Luca Barducci dei rapporti con la Repubblica di San Marino; Pier Luigi Foschi dei rapporti fra Sigismondo e Federico da Montefeltro; Andrea Montemaggi del “De re militari” di Roberto Valturio.

Fra i tanti interventi vorrei soffermarmi su due di questi, magari non quelli di maggiore interesse storico, ma sicuramente “curiosi” per i temi trattati.
Il primo, di Guido Zangheri ex direttore del Liceo Lettimi, su “La musica alla corte di Sigismondo”. Nell’articolo viene segnalata la presenza alla corte dei Malatesta di Rimini e Pesaro fra il 1420 e il 1426 di Guillame Dufay (1397-1474), “fondatore e indiscusso caposcuola della polifonia fiamminga”, il più famoso e influente compositore europeo della metà del XV secolo. Interessante anche l’annotazione sugli strumenti in uso alla corte di Sigismondo, la cetra e la lira da braccio (“quest’ultima utilizzata per accompagnare il canto con accordi e quindi prediletta dai poeti”): l’utilizzo di questi strumenti la si può ricavare grazie “all’ampia iconografia consegnataci dagli angeli musicanti nei bassorilevi di Agostino di Duccio nel Tempio malatestiano”.

Il secondo è quello di Stefano De Carolis e Francesco Maria Galassi su “Le malattie di Sigismondo”. L’articolo si basa sulle informazioni tratte dalle quattro ricognizioni fatte sui resti si Sigismondo conservati nella tomba all’interno del Tempio malatestiano: nel 1756, nel 1920, nel 1944 e nel 1950. I risultati antropometrici effettuati descrivono un uomo alto un metro e settanta centimetri, una capacità cerebrale superiore alla norma (megalocefalo), una ottima dentatura, uno sviluppo osseo e muscolare magnifico. Inoltre venivano evidenziati i segni di diverse ferite da arma ricevute nel corso della sua tempestosa vita militare. Sigismondo morì il 9 ottobre 1468 per un ennesimo attacco febbrile: “già da qualche anno il Malatesta soffriva d’una grave forma di malaria che aveva contratto in Morea, durante una spedizione militare contro i Turchi al soldo di Venezia”. Ma De Carolis e Galassi sostengono anche che “accanto alla malaria, un’altra meno grave ma più insidiosa patologia contribuì a minare la sua ancor forte fibra: un vero e proprio stato depressivo a cui – sconfitto ed emarginato dalle maggiori potenze italiane – s’era abbandonata dopo la disfatta del 1463”.

L’intero volume è magnificamente illustrato dalle fotografie di Gilberto Urbinati.

In occasione del seicentesimo anniversario della morte di Sigismondo è già uscito il volume di Oreste Delucca “Sigismondo Pandolfo Malatesta controverso eroe” (Bookstones, 2016), ora questo curato da Masini. Sono attesi (per quanto di mia conoscenza ad oggi) nelle prossime settimane il volume su Sigismondo di Ferruccio Farina per i tipi di Maggioli, gli atti del convegno internazionale dello scorso giugno “Gli Antichi alla corte dei Malatesta” dell’Università di Bologna curato da Federicomaria Muccioli e quello sui castelli malatestiani di Angelo Turchini (edito da Il Ponte Vecchio).

Paolo Zaghini