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7 giorni al voto: è caccia alle preferenze fra assessori di fantasia e turismo top secret

Elezioni amministrative

Ultima settimana, ultimi 5 giorni di campagna elettorale poi il voto di domenica 3 e lunedì 4. Una campagna elettorale sottotono, come ampiamente previsto. Lo spostamento delle elezioni a dopo l’estate, tanti elettori “distratti” dalla stagione estiva appena conclusa, hanno prodotto un’attenzione al dibattito politico ridotto ai minimi. Si vota su due giorni e può essere un vantaggio per l’affluenza. Ricordo che nel 2016 si votava in una sola giornata fino alle ore 23. Allora i riminesi che si recarono ai seggi erano stati il 57,72%. Un’affluenza tra le più basse nella storia di Rimini per l’elezione del sindaco. Nel 2011 era stata al primo turno del 67,81. Nel 2006 l’affluenza era stata il 65,56. L’affluenza al voto non è stata mai per me un dato utile per indicare l’andamento del voto. E’ certo che poca affluenza significa che i candidati “non scaldano” i cuori degli elettori. Normalmente con poca affluenza è avvantaggiato chi è al governo della città. Vedremo il 4 sera.

I candidati

Ultima settimana anche per i candidati che si contendono le preferenze. Forse la settimana decisiva. Contatti personali, aperitivi, iniziative, telefonate, parenti ed amici mobilitati. Tanti elettori che saranno in imbarazzo per chi votare sollecitati da più parti. Ricordo che si possono dare al massimo due preferenze ma rigorosamente di genere diverso, altrimenti la seconda preferenza viene annullata. In tanti, tra gli oltre 600 candidati in corsa per uno dei 32 posti per consigliere comunale, si stanno chiedendo quante preferenze ci vogliono per essere eletti. Domanda non facile da rispondere. Infatti, prima delle preferenze sono necessari i voti alla lista che fanno scattare i consiglieri. Per avere un ordine di grandezza nel 2016 nelle liste che sostenevano la maggioranza i voti hanno inciso in questo modo.

Come si nota, in maggioranza le liste che hanno ottenuto seggi sono 4 (dai 13 seggi del Pd ad 1 consigliere di Rimini Futrura) ed occorre avere un percentuali di voti minima di circa il 2%.

Per i gruppi di minoranza il quorum per ottenere seggi si alza. Il motivo è semplice. La legge elettorale nei comuni è maggioritaria. Chi vince le elezioni ha diritto al 60% dei consiglieri. Per Rimini significa 20 consiglieri alla maggioranza oltre al sindaco e 12 consiglieri alle liste di minoranza.

Nelle elezioni del 2016 le liste di minoranza per vedere scattare un seggio dovevano raggiungere il 2,5% circa.

Una volta ottenuti i seggi scattano le preferenze tra i candidati nelle singole liste. Sempre nel 2016 nella lista del Pd l’ultimo degli eletti (il 13°) aveva ottenuto 279 preferenze. Il primo degli eletti 628. In Patto civico, 5 consiglieri, si va dalle 326 preferenze del primo degli eletti alle 250 preferenze dell’ultimo degli eletti. Minima la differenza in preferenze.

Il record di preferenze si registrano tra i candidati di minoranza. Nicola Marcello con 1237 preferenze, Gioenzo Renzi 672.

Gli assessori

Durante l’ultima settimana elettorale spesso i candidati a sindaco indicano alcuni assessori che potrebbero fare parte della giunta comunale in caso di vittoria. Non credo che questa volta succeda. L’unica certezza è il tandem Sadgholvaad-Bellini per la coalizione di centrosinistra.

In compenso stanno proliferando proposte di assessorati nuovi.

Il candidato a sindaco del centrodestra Enzo Ceccarelli propone un “assessorato alle politiche del mare” per trasformare Rimini da una “città sul mare” a una “città di mare”. A me sembra un simpatico gioco di parole ma nulla di più.

Sempre il candidato del centrodestra propone anche un assessorato per le “imprese”. Obiettivo intercettare finanziamenti europei, sburocratizzare e agevolare gli investimenti dei privati. Non si capisce che fine faccia l’attuale assessorato alle attività economiche.

Gloria Lisi propone di istituire un assessorato alla Pace e alla Riconciliazione. Un assessorato che dovrebbe ridurre la conflittualità e ostracismo nei confronti dei profughi, educhi alla pace, si impegni per vietare l’esportazione di armi. Sembra più un ministero degli esteri con l’aggiunta dell’attività del mondo del volontariato cattolico e no. D’altra parte, un assessorato alla Pace a Rimini esiste già e vede come assessora Anna Montini.

In definitiva alcuni candidati cercano di “stupire” ridisegnando la giunta comunale con nuovi assessori in caso di vittoria.

La giunta del Comune di Rimini nel 2016. Da sinistra Morolli, Sadegholvaad, Brasini, Lisi, Gnassi, Rossi di Schio, Frisoni, Pulini, Montini

Nulla di nuovo. Anche l’attuale organizzazione comunale ha “lavorato” sui termini. Ad esempio, Giampiero Piscaglia è assessore alla Cultura ma anche il riferimento per il dipartimento “Città dinamica e attrattiva”. Poi c’è un dipartimento “Facility management”. Un altro dipartimento si occupa di “Marketing territoriale, waterfront e nuovo demanio”.

Turismo

I dati del mese di agosto di arrivi e pernottamenti non sono ancora stati pubblicati dalla Regione. Non credo che succeda prima delle elezioni. Sulla costa romagnola votano Cattolica, Rimini, Cesenatico e Ravenna. Meglio evitare polemiche su chi è andato meglio o peggio.

In compenso, a Rimini si discute di turismo e di strutture ricettive. Vi è una convinzione diffusa che serve, rapidamente, un intervento di riqualificazione profonda dell’offerta turistica. Troppe le strutture ricettive chiuse da tempo oppure fuori mercato.

Divergono invece le soluzioni. Andrea Bellucci, della lista Rimini Rinata per Jamil, propone di trasformare gli hotel chiusi o fuori mercato in residenza. Il candidato a sindaco Jamil Sadegholvaad è contrario ai cambi di destinazione in residenza. Anche il candidato del centrodestra Enzo Ceccarelli è contrario ai cambi di destinazione. Primo Silvestri, economista riminese, propone che il Comune acquisti gli alberghi fuori mercato per farci del verde (proposta definita provocatoria dallo stesso Silvestri).

Io penso che per evitare errori poi irrecuperabili sarebbe opportuno una mappatura delle strutture ricettive chiuse o fuori mercato: quante sono, dove sono, quante camere. Solo dopo un’analisi di questo tipo si possono trovare le soluzioni. Evitiamo, in ogni caso, la scorciatoia peggiore. Il cambio di destinazione in appartamenti, sarebbe un disastro urbano in alcune parti del territorio costiero.

Ps. Domenica 4 ottobre, giorno del voto, le pillole non saranno pubblicate. A dopo le elezioni.

Maurizio Melucci

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