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Una vacanza fra i No Tav, dove la politica ha dimenticato se stessa

Un week-end in Val Susa, a spasso sui monti con amici NO-TAV.
Non hanno ragione loro, ma è duro da digerire come “l’interesse di Stato” venga utilizzato. E’ duro pensare che in Italia ci sia una guerra guerreggiata, di cui nessuno parla o se qualcuno lo fa il più delle volte rischia di fare disinformazione rispetto alla situazione reale, in cui gli strumenti dello Stato (polizia, magistratura, esercito) agiscono contro una intera popolazione di una vallata ormai da trent’anni.

Le recinzioni con il filo spinato al cantiere del traforo

Tutto ha avuto inizio nel 1991 quando Italia e Francia decisero di costruire una nuova linea ferroviaria Torino-Lione di “alta velocità” (da qui la sigla TAV = Treno ad Alta Velocità) di 235 chilometri. Nel corso dei decenni il progetto è stato più volte stravolto, ma dai primi anni 2000, con i tentativi di avviare i cantieri, la protesta dei valligiani è cresciuta e ha incorporato la presenza di numerosi centri sociali e anarchici piemontesi e italiani. Parlando con la popolazione ti accorgi che queste presenze sono difficili da digerire, oltre che da gestire con la loro carica di violenza a seguito. Ma non ho trovato alcuno che mi abbia detto “non li vogliamo”. Sono amici che possono sbagliare, ma spesso sono gli unici a fianco dei valligiani nelle loro battaglie. Gli abitanti contestatori della Val Susa rifiutano comunque la violenza come strumento di protesta.

Questa settimana, dopo oltre due anni di fermo al cantiere del “buco” (la galleria geognostica), i valligiani hanno saputo che i lavori potrebbero riprendere: già sabato pomeriggio ho incontrato decine di persone, giovani e non, salire sui monti che circondano il cantiere per aprire presidi di protesta tutt’attorno, prima che i militari iniziassero a isolare la zona.

Le telecamere di sorveglianza ovunque

E’ stato impressionante vedere le recinzioni del cantiere alte 3 metri, sovrastate dal micidiale filo spinato israeliano, con picchetti di militari e autoblinde ovunque all’interno (ci sono costantemente 250 militari presenti in zona), decine di telecamere che sorvegliano tutto il territorio esterno, una palazzina dei controllori irta di ogni antenna possibile (girano le voci più strane sulla capacità degli uomini DIGOS di individuare e riconoscere ogni manifestante).
Il passaggio mio e degli amici che erano con me è stato immediatamente registrato e tutti i posti di blocco sono stati allertati per vedere cosa facevamo: null’altro che un pacifico giro turistico nei boschi attorno al cantiere. Ma più che sufficiente per essere attentamente seguiti e scrutati nel nostro cammino.

Uno dei tanti presidi NO TAV nei boschi intorno al cantiere

Non ho nessuna pretesa di esprimere valutazioni compiute su una situazione difficile e complessa. L’unica cosa che mi sento di dire è che in questi decenni la politica non è stata capace di mediare, di costruire consenso, di ascoltare le tante ragioni degli abitanti di questa splendida valle. Peraltro divisi: l’alta vallata, governata dal centro-destra, composta da una dozzina di comuni (il più importante dei quali è Bardonecchia) è moderatamente favorevole alla realizzazione della TAV; la bassa vallata, governata da liste civiche di orientamento di centro-sinistra, composta da altri 20 comuni (i più importanti dei quali sono Susa e Bussoleno) si oppone fermamente all’opera, nonostante che molti esponenti del PD la sostengano. I 5 Stelle che alle ultime elezioni nel 2018, sulla base delle promesse demagogiche del loro leader Di Maio fatte qui, avevano preso una valanga di voti ed eletto un Senatore della vallata, oggi sono spariti e il loro parlamentare si è dimesso dal gruppo stellato in fortissima polemica. L’ultima presenza in loco di Di Maio è stata portatrice di contestazioni e accuse durissime.

Il murales di Eron a San Didero

Mi sono fermato a Bussoleno: volevo mangiare a “La Credenza”, il ristorante punto di riferimento dei NO TAV in Vallata, al centro del corso della cittadina. Ma era chiuso per lavori di ristrutturazione: riaprirà a fine luglio. Fuori manifesti e scritte NO TAV. Un grande poster dedicato a Nicoletta Dosio, la “pasionaria” ultrasettantenne NO TAV condannata a fine 2019 ad un anno per fatti avvenuti durante una manifestazione di protesta del 2012 e messa fuori ai domiciliari in queste ultime settimane solo perché c’era la paura della pandemia del Covid19 nelle carceri italiane.

La fantasia al potere: contro il cantiere, le farfalle

Ascoltare le storie, le avventure, le vittorie e le sconfitte del movimento è affascinante: i protagonisti lo sanno fare con grande affabulazione e ironia, in questa guerra pluridecennale con la polizia dove alle proteste con decine di migliaia di persone spesso si accompagnano beffe e colpi di mano di pochi. Le proteste della Vallata sono ormai conosciute in tutto il mondo per questa ricerca costante dei NO TAV di rapportarsi con ogni movimento ambientalista in lotta. Alle vicende NO TAV in Val Susa sono ormai dedicati una trentina di libri (quello che più mi hanno citato nel corso dei colloqui è sempre stato “Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No Tav” di Wu Ming 1 edito da Einaudi nel 2016), intellettuali e artisti italiani qui sono di casa (il più esposto a favore delle battaglie NO TAV è sicuramente lo scrittore napoletano Erri De Luca, arrivato ad essere processato per istigazione alla rivolta nell’ottobre 2015 ma poi assolto). Tutta la vallata è pavesata di bandiere NO TAV, appese ovunque, di scritte, ma anche di grandi murales: ho scoperto che uno di questi è stato realizzato dal nostro riminese Eron, in una notte, al centro polivalente del Comune di San Didero (un cervo che sbarra la strada ad un treno).

Il ristorante “La Credenza” a Bussoleno, punto di ritrovo e di organizzazione del movimento NO TAV in vallata

Allo stato attuale delle cose, dopo trent’anni, con lavori mai partiti, con l’opposizione costante e crescente della popolazione, è difficile dire se questa linea TAV verrà mai realizzata, e a quale prezzo.

Troppo poco il tempo se non per queste brevi annotazioni. Ho promesso agli amici valsusini che mi hanno accompagnato in questi giri di tornare a trovarli e di fermarmi più a lungo con loro: gli ho chiaramente detto che sono favorevole (per quel poco che conta) a questa realizzazione e loro mi hanno spiegato le loro motivazioni contro. Scambiarsi impressioni, piuttosto che insulti come ormai troppo spesso la politica fa, lo ritengo sempre utile.

Paolo Zaghini

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