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QUESTI UOMINI VIOLENTI VANNO AIUTATI A STARE AL MONDO

Il susseguirsi di terribili episodi di violenza maschile, di cui gli efferati recenti femminicidi di Lucca e Caserta sono solo gli ultimi di un lungo e penoso elenco, ci richiamano a una riflessione profonda sulle relazioni tra uomini e donne nel nostro paese e nel nostro modello di società, che deve interrogare tutte e tutti a partire dalle istituzioni.

Le istituzioni che noi rappresentiamo hanno il dovere di proteggere, di promuovere una cultura di rispetto e di riconoscimento della dignità tanto delle donne che di tutti gli esseri umani e che consenta di uscire dalla spirale di violenza in cui si sta sprofondano, che trae origine da un retroterra culturale intriso di individualismo, competitività estrema, solitudine, povertà di relazioni, paura e incapacità di accettazione dell’alterità.

Il punto di partenza da cui ci dobbiamo muovere per sradicare questa cultura deve essere la consapevolezza che essere uccise in quanto donne comporta la negazione di diritti umani fondamentali: il diritto alla libertà e all’autodeterminazione, fino al diritto alla vita.

La situazione anche in Emilia Romagna resta preoccupante dal punto di vista dei dati della violenza maschile, seppure in questi anni siano stati messi in campo numerosi interventi a sostegno della rete esistente a supporto delle donne che subiscono violenza.
Dalla rete dei 13 Centri antiviolenza, che aderiscono Coordinamento dei Centri antiviolenza della Regione Emilia-Romagna e che che costituiscono oltre la metà delle strutture specializzate attive in Regione, ci arrivano dati allarmanti riferiti all’anno 2015. Le donne che si sono rivolte ai 13 centri sono state 3.353, con un incremento di 55 unità rispetto al 2014. Di queste le richieste di primo accesso sono state 2.410. Circa il 35,6% delle donne accolte provengono da altri paesi. Tra le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza, il 77,% circa hanno figli/e, e di questi la metà almeno ha assistito o subito direttamente atti o episodi di violenza,

Le donne accolte nel 2015, come negli anni precedenti, subiscono in larga maggioranza violenze fisiche (66,8%) violenze sessuali (15,0%) e/o psicologiche (92,7%), meno spesso violenze economiche (42,8%).

Nel corso del 2015, 198 donne e 213 figli/e sono state ospitate nelle case-rifugio e nelle altre strutture dei centri antiviolenza del Coordinamento regionale.

Questi dati fotografano purtroppo solo una parte del fenomeno della violenza in Regione perchè riguardano solo l’accoglienza svolta dai 13 centri aderenti al Coordinamento regionale e che da anni utilizzano un sistema strutturato di rilevazione e raccolta di queste preziose informazioni.

L’impegno della Regione Emilia Romagna nel contrasto alla violenza di genere è da molti anni consistente.

Le prime attività di studio e di conoscenza del fenomeno risalgono ai primi anni ’90, anni in cui è stato sviluppato anche il Progetto Città Sicure e si sono avviate numerose azioni di contrasto.

Dal punto di vista delle risorse,  da tempo gli Enti Locali, soprattutto i Comuni sulla base dei citati protocolli locali programmano, all’interno della programmazione dei Piani di zona, fondi per finanziare il sistema dei servizi per il contrasto alla violenza.

A livello nazionale la legge 119/2013 ha previsto lo stanziamento di un fondo di circa 10 milioni di euro l’anno finalizzato agli interventi di contrasto alla violenza, e in particolare al supporto dei servizi di case e centri. I fondi 2013-2014 che per la Regione Emilia-Romagna ammontavano a un milione e duecentomila euro sono stati destinati ai Comuni sedi di case o centri antiviolenza.

Come Regione Emilia Romagna stiamo sollecitando da tempo lo sblocco delle risorse nazionali per il biennio 2014-2015, confermate dalla legge di stabilità 2015 per il triennio 2015-2017, cosa che abbiamo fatto anche in un recente incontro con la Ministra Boschi. Vi è quindi a livello regionale un cospicuo impegno di risorse sui servizi.

Rispetto al metodo di lavoro e al rafforzamento della rete dei servizi il quadro normativo elaborato negli ultimi anni si è rafforzato nel 2013 con l’adozione delle Linee di indirizzo regionali per l’accoglienza delle donne vittime di violenza (DGR 1677/13) e nel 2014 con l’approvazione della legge regionale n. 6 “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere” che dedica il titolo V alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere, identificando i centri antiviolenza quali interlocutori privilegiati nella pianificazione delle azioni da mettere in campo.

Un’altra importante realtà, mutuata dalle esperienze degli altri paesi europei, è quella dei centri e delle strutture rivolte al trattamento e all’ascolto di uomini maltrattanti.

Il Centro “Liberiamoci dalla violenza”, gestito dal 2011 dall’Azienda Usl di Modena è la prima struttura pubblica in Italia per il trattamento socio-sanitario degli autori di maltrattamenti intrafamiliari. Ha riscontrato da subito un forte interesse a livello regionale e nazionale, e nel 2014 un centro analogo è stato avviato uno a Parma, mentre Ferrara ha attivato il CAM (Centro di ascolto per uomini maltrattanti) promosso dal privato sociale.

Ci siamo infatti resi conto che per rendere completa la rete del contrasto alla violenza, oltre ad interventi focalizzati sulle donne fosse necessario allargare l’ambito a coloro che quei comportamenti violenti li agiscono, con l’obiettivo sia di interrompere le violenze e mettere in sicurezza donne e bambini, che di promuovere un’assunzione di responsabilità da parte degli uomini, agendo quindi anche sul piano del cambiamento culturale.

Oggi, a completare questo quadro di impegno, pratica e conoscenza, abbiamo anche un “Piano regionale contro la violenza di genere”, approvato nel maggio 2016 dall’ Assemblea Legislativa con propria delibera n. 69. E’ stato il frutto di un anno intenso di lavoro e confronto con tutte le realtà operanti nel nostro territorio ed è uno strumento operativo che rafforza e completa il quadro di prevenzione e protezione dalla violenza delineato dalle linee di indirizzo del 2013.

Tra gli obiettivi, il rafforzamento delle azioni di prevenzione, tanto con azioni di formazione e sensibilizzazione rivolte ad operatori e altri soggetti professionali coinvolti nell’accoglienza di vittime di violenza, quanto con l’educazione rivolta alle giovani generazioni focalizzata sulla lotta agli stereotipi sessisti e alla promozione di un’educazione paritaria tra i generi. Vi si prevede inoltre anche l’avvio dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, previsto dall’art.18 della legge 6/14 e dal Piano regionale, che ci permetterà di misurare in maniera più dettagliata e puntuale il il fenomeno e l’attività svolta dai servizi a livello regionale, con uno sguardo multisettoriale e trasversale. E tra settembre e ottobre sarà anche pubblicato un bando regionale rivolto a Enti locali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volantariato e ONLUS, il cui obiettivo è quello di sostenere interventi e azioni mirate alla promozione ed al conseguimento delle pari opportunità e per il contrasto alle discriminazioni e alla violenza di genere. Il bando, che prevede uno stanziamento di 1.000.000 € da impiegarsi nell’arco del biennio 2016-2017, porrà una particolare attenzione ad interventi e progettazioni in attuazione del Piano regionale contro la violenza di genere di recente approvazione.

Oltre a un impegno forte sul nostro territorio regionale, siamo come Regione impegnati e attivi anche a livello nazionale. A breve, in settembre, vi sarà l’insediamento della Cabina di regia interistituzionale prevista dal Piano nazionale straordinario contro la violenza sessuale e di genere. Abbiamo voluto esserci con un impegno politico diretto per rafforzare le politiche di contrasto alla violenza sulle donne e realizzare un fattivo raccordo tra Governo e Regioni utile al rafforzamento delle politiche di genere e allo scambio di buone pratiche nell’ambito delle pari opportunità, ed anche per valutare iniseme al governo le priorità d’intervento, monitorare e condividere l’attuazione del Piano nazionale. Crediamo di poter essere, data la nostra pluriennale esperienza, un riferimento e uno stimolo per lo sviluppo e il consolidamento di politiche nazionali di sostegno alla rete dei servizi e alla diffusione di un nuovo approccio preventivo e culturale ai temi della violenza.

Oggi più che mai infatti abbiamo bisogno di due cose: di conoscere a fondo il fenomeno e di investire sulla prevenzione e sull’educazione. A questo proposito nell’anno 2015 abbiamo finanziato un percorso educativo e formativo, attraverso incontri, lezioni interattive e laboratori per promuovere relazioni consensuali e libere da stereotipi di genere rivolto a oltre 200 adolescenti di scuole superiori di Bologna e provincia curato dall’Associazione “Il progetto Alice”. Ne è scaturita una campagna di comunicazione ideata dagli stessi ragazzi e con l’utilizzo del loro linguaggio e immaginario, finalizzata a promuovere relazioni paritarie on e off-line. Come questa vi sono tante realtà positive ed apprezzate di formazione ed educazione nelle scuole. Vanno sostenute e sviluppate ulteriormente.

L’obiettivo prioritario è la messa in sicurezza di donne, bambini e bambine che spesso assistono alla violenza o ne sono colpiti direttamente, ma la realizzazione del cambiamento che può portare al superamento della violenza passa anche dall’assunzione di responsabilità da parte degli uomini

Occorre aiutare gli uomini violenti e non, a imparare a guardarsi dentro, ad ascoltare e gestire le proprie emozioni accettando fragilità e debolezze e per educare a un senso nuovo di umanità e rispetto i ragazzi e le ragazze di oggi, che saranno un giorno uomini e donne.

Se però , come è evidente scorrendo la cronaca di questi giorni, la violenza si annida in tutte le relazioni, nei rapporti tra i ragazzi, nelle famiglie, nell’intolleranza verso chi è diverso, estraneo, è necessario, oggi più che mai, mettere in campo un impegno capillare, chiaro e deciso in tutti gli ambiti della società e con tutti gli strumenti a nostra disposizione per invertire questa tendenza.

La violenza è un problema di tutti trasversale e complesso, ci tocca nella vita privata e in quella vita pubblica e nel contesto mondiale circostante. Per questo non possiamo farne oggetto solo di intervento emergenziale e riparativo. Dobbiamo saperlo riconoscere e prevenire aiutando i nostri giovani a crescere con valori sani e principi di rispetto e solidarietà. E’ su questo che, lo dico da cittadina e da amministratrice che ha preso un impegno verso la propria comunità, dobbiamo impegnarci nel lavoro di ogni giorno.

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