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Va là che al fantasma comunista ci pensa la Spinelli

«Un Fantasma si aggira per l’Europa, è lo spettro del Comunismo».
Come noto fu questo l’incipit, in realtà non proprio accattivante, che Karl Marx e Friedrich Engels scelsero di dare al loro “Manifesto del Partito Comunista”, pubblicato nel 1848. Per parecchio tempo quel fantasma ha effettivamente girovagato in lungo e in largo, arrecando sia danni che benefici agli uomini e alle donne del Vecchio Continente.

Ma da diversi anni non ve n’è più traccia, neppure in Italia, se non nella fantasia bacata dei seguaci di quattro o cinque carnevaleschi partitini comunistini che continuano imperterriti a evocarlo, nel mentre se la battono con i neo-nazifascisti e con alcuni coccolati ospiti televisivi di Massimo Gilletti e di Bianca Berlinguer nella gara a chi sia il più coerente nel mostrarsi putiniano (o puttaniano? Non mi ricordo mai come si scrive…).

In questi giorni sta però emergendo un’inquietante novità: lo spettro comunista è incredibilmente riuscito a tornare in servizio, indovinate dove? A Coriano, forse perché attratto dalla dolce acclività collinare, o magari dal delizioso nettare della Tenuta Santini.

Nessuno se ne sarebbe accorto, se non fosse che dieci anni fa i corianesi, presi da un mix di comicità e masochismo, hanno eletto a Signor Sindaco del loro Comune Domenica Spinelli, il/la quale si inalbera se lo/la chiamano Sindaca perché lei/lui detesta le smancerie femministe.

La Spinelli, “che non la frega nessuno”, ha infatti capito che di giorno quel fantasma fa credere di essere Paolo Zaghini, l’ex direttore della Biblioteca che tanto l’aveva fatta soffrire. Millantando le di lui sembianze quell’essere inquietante si finge così una rassicurante presenza culturale, intenzionata a presentare dei libri bolscevichi spacciati come frutto di rigorosa ricerca storica.

Dopodiché, al calar della notte, lo spettro può tornare a indossare il lenzuolo ed a intrufolarsi nelle case dei corianesi dormienti, mettendo in atto le opportune pratiche esoteriche affinché il 12 giugno, una volta in cabina, essi siano costretti a votare per uno dei due candidati a sindaco che già si sa essere contrapposti all’erede del Signor Sindaco Domenica Spinelli. Un erede che non si conosce ancora, poiché verrà scelto solo con l’ultimo degli ambarabà-ciccì-coccò in cui è attualmente impegnato il centrodestra corianese.

Questo ritardo è imputabile alla mancata “tripletta sindacale” che avrebbe dovuto essere garantita alla Sindaco Spinelli da un’apposita nuova legge, la cui proposta è invece rimasta al palo.
Pare che lei/lui fosse stata indotta a contare su quella legge nientemeno che dalla camerata Giorgia Meloni, di cui è oggi diventata la sorella adottiva dopo che da “indipendente apartitica” aveva girovagato a lungo fra sconfinamenti in Forza Italia, simpatie leghiste e tentativi di fidanzamento con il PD di Renzi.
Tornando al fantasma del comunismo, cos’ha fatto la Spinelli per cacciarlo dalla sua amatissima Coriano?

Si è ricordata di avere nell’armadio quelle sette o otto fasce tricolori, tutte firmate, fra cui sceglie di volta in volta quella che più si confaccia all’abito indossato. Stranamente però, la mattina in cui sapeva che il fantasma del finto Zaghini sarebbe venuto a chiederle una sala in cui poter presentare il suo finto storico libro bolscevico, era uscita di casa senza averla ancora indossata non solo per strada, ma neppure prendendo il caffè al bar.
Il perché lo si è capito di lì a poco: voleva travolgere il finto Zaghini con un effetto sorpresa.

Così non appena il fantasma s’è affacciato alla porta del suo ufficio, ha estratto con impeto la fascia dalla tasca e sventolandogliela davanti alla faccia gli ha intimato, in un mix di “latinorum” da Paradiso delle Signore: “In nome di Christian Dior, vade retro satiro!”.

Nando Piccari

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