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Vacanze 2020 nella casa in affitto come negli anni ’60, ma chi farà le pulizie?

Si dice che per ripartire dopo la batosta del coronavirus ci vorrà la stessa grinta e lo stesso spirito di sacrificio che, insieme ai soldi del piano Marshall, ha sorretto gli italiani alle prese con un’Italia tutta da ricostruire. Grinta e spirito di sacrificio che i nostri vecchi avevano in abbondanza, quei nonni diventati rari e preziosi come quadri di Van Gogh e che come tali quest’estate andranno protetti e custoditi. Anche perché quei matti, in un’epoca che ricorda la loro eroica gioventù, potrebbero declinare la ripartenza in modo molto personale, e ripartire pure loro, per dare il buon esempio alla nostra generazione mollacciona.

Se i vecchi leggono sul giornale che, nella perdurante «vacatio legis» riguardo alla riapertura degli hotel, tornano prepotentemente di moda le case di vacanza e gli appartamenti in affitto, capaci che fanno le valigie e si dispongono a trasferirsi in garage da giugno a settembre, per lasciare libero l’alloggio ai «bagnanti», come si chiamavano ai loro tempi. Sorprendendosi se noi non li imitiamo: e che saranno mai, quattro mesi accampati in giardino? Loro lo hanno fatto per anni, anche se avevano un altro lavoro.

Ai villeggianti vendevano pure le verdure del loro orto e le pesche del loro frutteto. Alcuni «boomer» indigeni ancora se le ricordano, quelle estati un po’ zingaresche, passate a guardare dai vetri degli estranei dagli accenti bizzarri che circolavano nel loro tinello. La fama della Riviera, prima che nelle pensioni familiari e negli hotel, si è costruita su questo proto-Airbnb, che creava legami intimi e solidi tra la Romagna e il resto del mondo.

E che nell’estate del 2020, complice il coronavirus, conoscerà un inatteso revival: la vacanza in una casa privata garantisce più distanziamento sociale e controllo dell’igiene. E qui tocca guardare la faccenda dall’altro versante, ossia la famiglia dei villeggianti. O meglio, le madri di famiglia, che in quanto responsabili e addette alle pulizie domestiche, di villeggiatura ne faranno ben poca.

Il bello delle vacanze in hotel, per quanto brevi, era anche affrancarsi per qualche giorno dalle incombenze casalinghe, spesa, cucina, piatti, pavimenti, bucato, che da sempre pesano quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. Me le ricordo ancora, le signore che facevano le ferie in affitto: stavano in spiaggia al massimo tre o quattro ore al giorno, perché sommerse da una mole di faccende anche più ingente di quella che avevano lasciato a casa, perché nell’appartamento del mare non c’era la lavatrice, figuriamoci la lavastoviglie. E a volte non c’era nemmeno il televisore, bisognava portarsi il Brionvega da casa.

Le villeggianti in affitto del 2020, dopo due mesi di quarantena passati a pulire e igienizzare casa da capo a fondo, rischiano di ritrovarsi a fare la stessa cosa in vacanza, magari con le cuffiette e la serie Netflix sull’iPad.

Speriamo che il lockdown abbia favorito una migliore distribuzione delle faccende di casa, o se no la polizia dovrà di nuovo andare ad acciuffare gli uomini che prendono il sole in spiaggia, per rispedirli a casa per il loro turno di pulizie.

Lia Celi

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