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Vale il proverbio “finita la festa, gabbata la santa”

Il più veloce pare sia stato un novantenne sardo, divorziato da 27 anni. Alla notizia della sentenza della Cassazione secondo cui l’ex coniuge non è più obbligato ad assicurare al coniuge economicamente più debole lo stesso tenore di vita in costanza di matrimonio, l’anziano isolano ha subito contattato il suo avvocato per poter, se non chiudere, almeno stringere i rubinetti del mantenimento di un’ex moglie tutt’altro che indigente. Ma sospettiamo che anche a Rimini da qualche giorno i telefoni degli avvocati matrimonialisti siano surriscaldati per le chiamate di mariti che sperano di poter dire, come Vittorio Grilli, «è finito un incubo» e di mogli che temono di dover gemere, come Lisa Lowenstein, «sono rovinata». Grilli e Lowenstein sono i ricorrenti in Cassazione per i quali è stata emessa la rivoluzionaria sentenza, lui ex ministro, lei regina della mondanità romana, insomma due privilegiati per i quali lo spettro della miseria è un’eventualità meno probabile che essere rapiti dagli alieni. Personalmente, di donne divorziate che impigriscono nel lusso alle spalle dell’ex marito ne conosco poche, ma probabilmente è perché non frequento gli ambienti giusti. Conosco soprattutto madri divorziate in perenne difficoltà a causa di assegni che non arrivano o di turni con i figli non rispettati. Ma il principio della sentenza, che afferma che il matrimonio non è più una sistemazione e per il futuro e mette in guardia i coniugi (di solito la donna, ma non necessariamente) dal rinunciare alla propria autonomia economica in nome dell’amore, è giusto e sacrosanto. Ognuno, uomo o donna, deve essere responsabile del proprio sostentamento; farlo dipendere da un vincolo affettivo che oggi, se va bene, regge cinque anni è come giocare alla roulette. Il fatto è che c’è sempre uno, in genere la donna, che baratta la possibilità di svolgere un lavoro retribuito con mansioni di collaboratrice gratuita del consorte in carriera o governante tuttofare, opzione che sembra conveniente in un Paese dove non esistono servizi per la famiglia e una madre lavoratrice è costretta a devolve tutto il suo stipendio in babysitter, nidi privati eccetera (il portale Pronto.Pro ha stimato il corrispettivo economico del lavoro di mamma in 3045 euro al mese). Da oggi è meglio pensarci due volte prima di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia contando sul «finché morte non vi separi»: scommettere sull’amore è il gioco d’azzardo preferito dalle donne di ogni età, ma c’è il rischio di ritrovarsi sul lastrico, peggio che con le macchinette. Non è un pensiero molto carino per la Festa della mamma. Prendiamolo come esorcismo contro il vecchio ma sempre attuale proverbio «finita la festa, gabbata la santa».

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