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VALMARECCHIA, DALLA BREXIT ALLA PENNEXIT

I giovani di tutta Europa sono stati costretti ad assistere all’impietoso spettacolo del referendum inglese. Sì, proprio loro, quel popolo così cosmopolita, che ha dato vita a una Londra metropoli tanto multietnica da essere il sogno dei ragazzi di tutto il mondo. Oggi gli inglesi – o meglio una loro risicatissima maggioranza – chiedono di fare un passo indietro, di rivedere le proprie ragioni dello stare insieme. Chiedono, tramite il referendum, di dare voce alla pancia, che oggi ha fame.
Dimenticando gli sforzi, la storia, le vite di chi si è impegnato per fare stare insieme gli stati europei. Insieme perché più forti, più stabili, più competitivi. Ma soprattutto in pace, dopo le immani tragedia generate dall’Europa del passato e dalle sue feroci divisioni. Per essere più liberi e più accoglienti. Questi valori possono essere affondati da un referendum? Possono essere messi da parte dal mal di pancia di qualche milione di inglesi in maggioranza anziani? Nel pieno rispetto degli esiti di una votazione popolare, è il momento di dire e di gridare che non è così e non sarà così. E non esiste contraddizione nell’affermarlo. Le vere contraddizioni sono le affermazioni e i comportamenti dei principali leader populisti dell’estrema destra inglese, vedasi Nigel Farage (che, sempre bene ricordarlo in Europa è seduto negli stessi banchi del Movimento Cinque Stelle, per volontà del Movimento ovviamente!) e Boris Johnson.
Noi che speriamo di poter costruire un giorno gli Stati Uniti d’Europa, federati e regolati da un governo politico legittimato del continente, vogliamo credere che dopo la scossa del referendum non ci sia solo il prendere atto di una scelta, ma avvenga l’inizio di una discussione. il cui cero tema non sia capire perché deve esistere l’Unione Europea, ma come deve continuare ad esistere per poi realizzarsi concretamente.

Il territorio del Comune di Pennabilli nella Provincia di Rimini

Il territorio del Comune di Pennabilli nella Provincia di Rimini

Fette le debite proporzioni, questa stessa discussione andrebbe fatta in Valmarecchia.

La Valmarecchia in Romagna è una realtà che esiste e da cui non si torna indietro. Proprio grazie a un referendum, quello che pochi anni fa ha visto i cittadini di sette comuni votare per cambiare regione e provincia. Per costruire il nuovo percorso, assieme ai quattro comuni della zona nord della provincia di Rimini (oggi diventati tre dopo una fusione), si è costituito un organismo istituzionale chiamato Unione dei Comuni, con l’unico compito di mettere nero su bianco un’idea che viene da più lontano, quell’idea che ha mosso le speranze e poi le scelte dei cittadini.
L’Unione è un’istituzione per diverse ragioni piuttosto complessa, e altrettanto difficile da governare. Però non lo può essere a tal punto da mettere in discussione quel grande progetto per cui tutto è iniziato: nuove opportunità di crescita in un territorio ben coeso.
Fra infondate grida di malfunzionamento, paure anch’esse poco plausibili e mal di pancia, questi sì reali quanto di corto respiro, il centro sinistra, che non ha mai smesso di lavorare nella direzione indicata dal referendum, ha finito per perdere le ultime elezioni a Pennabilli e Novafeltria.
E’ significativo che il neo eletto sindaco di Pennabilli, nella sua prima intervista dopo queste elezioni, si sia posto come obiettivo da colpire, proprio l’Unione dei Comuni. E che oggi stia lavorando alacremente per distruggerla. Ovviamente anche lui, al pari di tanti euroscettici inglesi e non, dovrà fare i conti con la realtà e ritrattare la propria posizione, passando da un “andiamocene” a un “se ci trattano come chiediamo possiamo anche restare”.

Ma il punto è che mentre lui ha vinto le elezioni sulla paura e il populismo dell’autonomia, noi sono anni che stiamo costruendo un contenitore in cui ogni ragazzo, oggi bambino e domani adulto, possa realizzare i propri sogni. Lo stiamo facendo con sacrificio e tanta fatica, anche con tensioni e discussioni continue. Ma mai e poi mai legittimando l’idea che qualcuno possa rinunciare allo sforzo comune tirandosi fuori. Una crisi epocale che è non partita da qui e che non riguarda solo questo territorio, risorse che vengono meno, province che chiudono, competenze sempre più accentrate (vedasi area vasta), sono dati di fatto. Ma per quanto si tratti di dati allarmanti, specularvi politicamente non porta da nessuna parte. Al contrario, dovremo saper rilanciare il ruolo della Valmarecchia in provincia, e in proiezione, nell’area vasta. Il centro-sinistra dovrà costruire il fronte comune dell’Unione contro quello della disgregazione e della separazione. Non possiamo permetterci neanche di “sperimentare” la gestione del territorio senza Unione, perché oggi come oggi, ci sarebbero comunità e servizi pesantemente colpiti. Quindi vanno respinte con fermezza le accuse di chi cerca colpe singole e non diffuse, come vanno respinti al mittente i tentativi di separazione e di populismo autonomista.
Su questo tema ci si aspetta anche una reazione della Regione: dopo aver lavorato così tanto tempo per incentivare le aggregazioni e gli accorpamenti, ora è il momento di dare segnali forti per disincentivare i fenomeni del “me ne vado”, facendo comprendere il significato del vivere in un mondo moderno, del vivere in Emilia Romagna. Che è un vivere dentro un progetto collettivo e non individuale.
Al di là delle sparate del sindaco di Pennabilli, è possibile che la “Pennexit” si possa scongiurare. Ma se l’unico obiettivo di certuni resta quello di mietere voti a forza di urli, proclami e rabbia, resta poco margine per i progetti di lunga veduta. Proprio quando sarebbe più che mai doveroso pensare invece in modo responsabile al futuro nostro e di chi verrà dopo di noi.
Filippo Sacchetti

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