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Vasco Errani: “Su lavoro e welfare pronti al confronto con tutti, ma non con la destra”

Vasco Errani, capolista di Liberi e Uguali per il Senato alle prossime elezioni politiche, appare poco sui media. In questa intervista spiega il perché, oltre a fotografare il momento politico dal suo punto di vista.

Errani, che tipo di campagna elettorale sta conducendo?

«Io faccio una campagna elettorale diretta, parlo con le persone, con i lavoratori, con quelli degli uffici, gli imprenditori, gli artigiani. Mi vengono a dire i loro problemi. Cosa dicono? Mi raccontano il loro disagio. Nei giovani, nei ragazzi che fanno le prime esperienze di lavoro, è un disagio profondo. Per come vivono e per come vivono il lavoro. Che è per esempio lavoro a chiamata, con l’angoscia di non essere più chiamati».

E le imprese?

«Venerdì scorso ho incontrato un’impresa di grande interesse, che lavora sull’internazionalità. Mi hanno spiegato che loro del lavoro precario non se fanno nulla. Al contrario, hanno bisogno di formazione e di scuola tecnica, di competenze da far crescere stabilmente in azienda perché quelle sono il loro patrimonio. E infatti è un’impresa dove il lavoro è stabile, dove il livello contrattuale è di qualità. Sono esperienze che dimostrano come un certo racconto del Paese sia molto lontano dalla realtà. La povertà assoluta è aumentata. Ed è sostanzialmente aumentata la povertà di tutta la classe media. Se negli anni ’80 il figlio o la figlia di operai o impiegati arrivava alla laurea, prendeva un ascensore sociale, accedeva a redditi sicuri. Oggi quegli stessi laureati diventano delle partite Iva che fanno fatica ad affermarsi nelle professioni e ad avere una prospettiva. E’ di questa portata il cambio che ci troviamo di fronte. E le risposte devono essere serie».

Quali devono essere queste risposte secondo lei?

«Il lavoro si crea con gli investimenti, non con le norme. Si crea con la ricerca sostenuta ad investimenti pubblici, con il salto tecnologico. E’ di questo che hanno bisogno le imprese che sanno competere e che stanno nel mondo. Nel nostro territorio, dove imprese così ce ne sono tante, questa è la vera sfida. C’è bisogno di invertire radicalmente la tendenza proposta dal Jobs Act. Per esempio il licenziamento con indennizzo. Occorre andare al contrario rispetto a questo processo di precarizzazione diffusa: addirittura 40 forme contrattuali precarie. Bisogna andare invece verso formazione, stabilizzazione e qualità. E magari con la lotta all’evasione ridurre il costo del lavoro, perché questo dev’essere un obiettivo fondamentale, per le imprese come per i lavoratori».

Di queste cose se ne parla assai poco in campagna elettorale..

«Io parlo solo di questo. Parlo del welfare. Parlo di superare i bonus, che mi sembrano una scelta sbagliata. E anche inefficace, come ci dicono i dati, dal punto di vista del contrasto alla diseguaglianza: che continua a crescere e in questo Paese ed è il primo problema che abbiamo di fronte. Quindi bisogna investire sul welfare, in primo luogo la sanità. Investire sui servizi alla non-autosufficienza, per non lasciare al mercatismo i bisogni delle persone e prima di tutto degli anziani. Non bisogna fare il bonus bebè, ma investire sui servizi. Asili nido, ma anche nuovi servizi per redistribuire il lavoro di cura che non può continuare a pesare solo sulle donne. Le quali oltre a tutto continuano ad avere salari più bassi degli uomini a parità di funzioni. Sono queste le cose da aggredire. C’è una crisi drammatica dal punto di vista demografico, lo abbiamo visto negli ultimi dati Istat. Perché è difficile pensare a un progetto di famiglia o di coppia, pensare di fare figli, in assenza di servizi adeguati, con un lavoro precario. Il bonus non risolve questi problemi strutturali».

Ma questo disagio sembra trovare espressione politica non in chi propone misure, ma in chi si appella ai sentimenti, se non agli istinti. Forse perché chi si sente con le spalle a muro non ha tanta voglia di ragionare, dal momento che non ha più nulla da perdere?

«Trovo questa campagna elettorale non solo brutta, ma per alcuni versi davvero singolare. Tutti fanno annunci, proposte miracolose. Ma la cosa che mi colpisce è che dei problemi reali, quelli che vivono le persone, non se ne parla proprio. Questa distanza della politica è una delle ragioni di fondo di quel disagio della gente. Per questo noi di Liberi e Uguali cerchiamo di stare nei problemi. Io dico che uno dei cambiamenti più importanti sarebbe questo: tornare, ora, al territorio. Ai problemi, alla vita concreta delle persone. Per me questa è la buona politica. E credo che al di là delle demagogie, la gente abbia in sé una domanda profonda di questo cambiamento».

Voi siete stati gli unici a fare qualche apertura al MoVimento 5 Stelle. Sareste disposti a collaborare con loro in un governo?

«Il MoVimento 5 Stelle, io continuo francamente a non capire quali siano le proposte che fa. Cioè quale sia la direzione di marcia che vuol dare al Paese. Perché un giorno dice una cosa, un giorno ne dice un’altra sui temi che ho elencato e che, ripeto, per noi sono quelli fondamentali. Tuttavia, noi siamo pronti a verificare con tutte le forze se vi siano punti di convergenza sulla questione del Jobs Act, su quella degli investimenti veri, pubblici, per promuovere lavoro, sull’adeguato finanziamento alla sanità; con tutti, ma non con la destra. Però ragionando sulle proposte, non con logiche astratte di schieramento. Non è il politicismo che può risolvere i problemi di questo Paese, è la sostanza delle proposte concrete».

Secondo lei oggi esiste un problema di democrazia interna e di opacità sul chi decide nei 5 Stelle?

«Esiste il tema dell’organizzazione interna dei partiti tutti, non di un singolo partito. E qui secondo me c’è il grande tema mai risolto dell’applicazione piena dell’articolo 49 della Costituzione, dove si prevedeva il riconoscimento giuridico dei partiti, mentre essi hanno continuato a comportarsi come organizzazioni private, a dir poco carenti quanto a trasparenza e democrazia. E credo che questa sia una grande questione che dovremmo affrontare».

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