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VASCO ERRANI: “A RIMINI IL MODELLO DA SEGUIRE”

È toccato a Vasco Errani, già Presidente della Regione Emilia Romagna, chiudere la Festa de l’Unità di Rimini,che si è trenuta al parco Ausa dal 7 all’11 luglio.

Intervistato dal segretario provinciale del Pd Juri Magrini, Errani ha parlato di Europa, di temi nazionali e dello stesso Partito Democratico. Citando Rimini come esempio da seguire: “A Rimini – ha detto, interrotto più volte dagli applausi – il sindaco Andrea Gnassi ha ottenuto un grande risultato perché ha saputo affrontare i problemi reali ed ha avuto la capacità di rappresentare la comunità. Andrea è stato capito per quello che ha fatto e ha incontrato il consenso dei cittadini. Non si è inventato un racconto astratto: si è messo con i piedi per terra ad affrontare tutto il problema della depurazione e della qualità del mare e ha costruito un percorso per risolverlo strategicamente”.

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Vasco Errani intervistato dal segretario provinciale del Pd di Rimini Juiri Magrini

“Purtroppo – ha aggiunto Errani – non dappertutto è andata così e i risultati non soddisfacenti delle ultime elezioni ne sono la conseguenza. E ci dobbiamo chiedere perché. Questo partito deve ripartire da esempi come quello di Rimini. C’è un’identità che il Pd è andata perdendo negli ultimi dieci anni e che va ricostruita. Noi siamo dalla parte dei più fragili, di quelli che in questa crisi stanno pagando il prezzo più pesante, dei giovani che non trovano lavoro né prospettive, di quelli che hanno bisogno di un welfare moderno e di comunità e non di un welfare sempre più ristretto. Siamo e dobbiamo essere con quelli che soffrono per una redistribuzione del reddito che non c’è più  e che li avvia verso livelli sempre più bassi di povertà. Spetta dunque a noi lottare per creare il lavoro e allargare la base produttiva, non possiamo permetterci di avere solo il 52 per cento di popolazione attiva. E quindi dobbiamo far ripartire gli investimenti fin dalla prossima legge di stabilità, soprattutto in direzione dei servizi e delle nuove infrastrutture, soprattutto per i giovani. Non possiamo permetterci di passare dai 108 miliardi, al 74% pubblici, che sono stati investiti in Italia nel 2008, ai 30 miliardi del 2013. E spetta a noi sollecitare un Partito Socialista Europeo, non esattamente protagonista negli ultimi tempi, perché si impegni per un’Unione che non sia dei poteri forti, ma che aiuti innanzi tutto i deboli”.

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