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Verso il processo Acquarena, Biagini: “Ma chi ha amministrato Rimini ancora non risponde”

Primarie o non primarie nel Pd, candidarsi o no con una propria lista, il processo Acquarena-Tecnopolo che sta per aprirsi. L’ex assessore Roberto Biagini in questa intervista dice la sua sui temi più scottanti del momento e sul suo futuro politico.

Avv. Roberto Biagini, Lei ha la tessera di fondatore del PD e anche se non è più un appartenente di quel partito che opinione ha maturato in merito a questa lotta intestina tra Pettiti e Sadegholvaad?

«Proprio perché non appartengo più a quel partito mi sembra indelicato e non opportuno giudicare da esterno quello che sta succedendo nel PD. Questioni loro».

Venerdì è “sceso” il segretario Regionale Paolo Calvano per provare a sondare spazi di mediazione. Anche per lei scese da Bologna nel 2016. Di questo può parlare, però.

«Certo, di questo senz’altro. Ricordo perfettamente le due riunioni non “allargate” in quanto non sono mai stato nella cerchia dei dignitari e quindi non avevo padrini o dame di corte d’accompagno. Oltre al sottoscritto e Calvano erano presenti i due segretari Magrini e Vanni Lazzari. Ricordo anche un’apparizione di 5 minuti di Gnassi, due urla e poi se n’è andato nel suo perfetto stile che, da quanto mi dicono, ha mantenuto intatto. Calvano disse che “ero un problema per il PD” e da lì capii subito che non mi avrebbero inserito nella lista delle elezioni comunali. Non sono ancora riuscito a ringraziarlo, per il favore. La prossima volta che “scende” da Bologna me lo faccio dire e lo porto a bere una birra, se gli fa piacere. La compagnia scelgo io però. Almeno con noi si rilasserà, si divertirà e forse capirà che il problema non ero io, forse. Comunque è acqua passata».

Però in quel momento non la prese tanto bene, dica la verità.

«Beh, certo che no. Dopo che il segretario Magrini e il circolo di Viserba mi proposero la candidatura a consigliere comunale, sentire il Sindaco urlare che con me in lista non avrebbe firmato la sua candidatura per i motivi che tutti conoscono e che non hanno nulla a che vedere con la politica non è stato piacevole. Ma ripeto, è acqua passata».

Veniamo a quei motivi che lei dice. Il 16 Marzo ci sarà la prima udienza dibattimentale del processo Acquarena-Tecnopolo che come tutti sanno deve a lei, l’onore processuale delle cronache. Che cosa l’è rimasto di quella vicenda?

«Piuttosto direi “cosa non è rimasto” di quella vicenda, in quanto sono state inevase le domande è le risposte che, al netto degli illeciti penali alla cognizione di un giudice, doverosamente avrebbero dovuto avere diritto di cittadinanza nel contesto di un dibattito politico serio che non c’è mai stato in quanto si è cercato in tutti modi di relegarlo, tranne poche eccezioni, solo a cronaca giudiziaria di un giorno, nelle migliori tradizioni di chi fa di tutto per non macchiare un apparente bel vestito che tale deve rimanere nonostante le evidenze e gli atti contrari».

Si spieghi meglio.

«In una città normale un processo che vede imputate 18 persone (tra cui tre dipendenti pubblici) coinvolte a vario titolo in due procedure di appalto che dagli atti di accusa risultano tutt’altro che limpide. E che, come risulta dalle intercettazioni telefoniche e dagli atti di indagine, si evince che in tali appalti hanno “pastrocchiato” personaggi di una certa notorietà che ricoprivano incarichi istituzionali. Avrebbe meritato ben altra considerazione a livello di dibattito d’opinione, nonostante si andava a scalfire, o forse proprio per quello, l’immagine apparente di una Rimini perfetta, di una Rimini “da bere”, come si diceva negli anni 80 in epoca di “craxismo” imperante. Andate a consultare gli archivi. In quale altro mandato sindacale della storia riminese si è verificato un fatto giudiziario di tale portata che ha coinvolto un settore nevralgico come quello degli appalti dei lavori pubblici? Evidentemente, politicamente, il Re non si doveva e non si deve toccare e allora… evviva il Re».

E le domande senza risposta?

«Sono quelle che “la politica” avrebbe dovuto porsi dopo aver letto gli atti giudiziari che ho reso pubblici. Uno: chi ha legittimato il capo di gabinetto del Sindaco a presentare Mirco Ragazzi al Dirigente dei LL.PP Fabbri dipingendolo come una sorta di Sig. Wolf  di Pulp Fiction, che avrebbe risolto problemi nelle partite pubbliche in corso? Ha fatto tutto da solo? Non credo. Due: perché il presidente di un consorzio riminese, il C.A.R, ha sentito la necessità di “scritturare” un modenese per avere consulenze? Chi gliel’ha presentato? A Rimini nessuno ne era all’altezza? Tre: perché dopo che tutti gli addetti ai lavori hanno letto i contenuti delle inquietanti intercettazioni telefoniche, non sono stati assunti i consequenziali provvedimenti che in un paese normale chi è a capo di una comunità avrebbe immediatamente assunto in quanto si trattava solo di interrompere incarichi fiduciari con chi ha totalmente “svergognato” la serietà del Comune di Rimini?».

Già, perché?

«Perché probabilmente era più semplice, più indolore per Gnassi, per “la comunicazione” di Palazzo Garampi – in ogni caso caduta anch’essa, in modo ridicolo a sua insaputa, nelle tenaglie delle intercettazioni – e per i vertici del PD far passare il sottoscritto come visionario rancoroso. Ricordo che Gnassi ha relegato tutto quello che ho raccontato in conferenza stampa nel settembre del 2019 come “illazioni facilmente confutabili” e per il PD la mia condotta era da catalogare come una “vendetta privata” degna della miglior tradizione dei film di James Bond. “Vendetta preventiva”, piuttosto, di un fatto che ancora doveva accadere: il deposito in Procura la mia relazione nell’Agosto del 2015 mentre la mia esclusione viene “timbrata” nell’ Aprile del 2016. Ci sarebbe da piangere se non emergesse la cosa buffa che invece fa sorridere».

Quale?

«Che si trattava di illazioni talmente confutabili, le mie),che oltre ad aver convinto un GIP a mandare a processo 18 persone come da richiesta di un Pubblico Ministero, hanno anche convinto lo stesso Sindaco delle illazioni facilmente confutabili a costituirsi come Comune parte civile nel “troncone” Acquarena. Beh dài, non c’è male per una semplice, banale, meschina “vendetta” di un visionario».

Vedremo anche lei nella competizione elettorale? È vero quello che si dice in giro?

«Per il mestiere che esercito, per le persone che frequento e per il continuo interesse che nutro per la cosa pubblica, ogni momento di incontro è un’occasione per discutere e parlare del presente e del futuro di Rimini con esponenti di categoria, colleghi di lavoro, rappresentanti di ordini professionali, gente comune. Mi piace e mi appassiona. Ogni qual volta si discute di una questione che riguarda Rimini – dall’arenile, al lungomare, dall’urbanistica all’ordine pubblico, dalla crisi economica che attualmente ha messo k.o. il comparto turistico alle difficoltà per la famiglia ad arrivare non più alla terza ma ormai alla seconda settimana del mese, mi viene sempre posta la domanda del perché non provo a riprendere l’esperienza amministrativa. Casco sempre nel tranello che mi tendono…».

E quindi cosa avete deciso in proposito?

«Che ci sono dei punti in comune d’opinione: primo fra tutti che il Comune di Rimini non è né un feudo di un signore medievale che non potendo tenerselo, suo malgrado, in vitalizio, lo vuole trasformare in ereditario per lasciarlo al “chiamato” più fidato e più fedele; né una questione di “casata” tutta interna ad un partito. Fortunatamente il perimetro è ben più largo, come si dice in questi casi. Poi ci sono gli obiettivi, i programmi che devono guardare al futuro, rispondere ai bisogni della gente, e allo sviluppo della cosa pubblica. E che, in ogni caso, tutti l’abbiamo riconosciuto e ne abbiamo la consapevolezza, hanno la fortuna di poter fare affidamento su una “città”, nel senso globale della parola, di cui tutto si può dire ma non che non sia stata negli anni amministrata, grazie all’impegno di generazioni di cittadini, del tessuto economico e delle istituzioni».

Quindi si parte?

«Discutere con passione è un conto. Approntare una macchina organizzativa per affrontare una competizione amministrativa è questione ben diversa. Vedremo».

Stefano Cicchetti

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