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Verucchio: martedì il Prof. Amadori presenta “Anima e coraggio”

Nuovo appuntamento con “Anima e Coraggio”, l’autobiografia professionale del prof. Dino Amadori. Il Presidente dell’Istituto Oncologico Romagnolo e Direttore Scientifico Emerito IRST IRCCS, dopo essersi raccontato mercoledì 7 novembre in un emozionante evento tenutosi presso il Cinema Teatro Tiberio a cui ha preso parte anche Stefano Vitali, ex Presidente della Provincia di Rimini e operatore della ONG “Condivisione tra i popoli” della Associazione Papa Giovanni XXIII, arriverà in Valmarecchia martedì 20 novembre: l’appuntamento è per le 20.30 presso l’ex Chiesa Sant’Agostino, Museo Archeologico di Verucchio sito in via Sant’Agostino 14. 

L’appuntamento, organizzato in collaborazione con Lions Ariminus Montefeltro, è ovviamente aperto a tutti coloro che vorranno partecipare: il ricavato delle vendite dei libri verrà interamente devoluto a sostegno dei progetti scientifici di lotta contro il cancro portati avanti presso l’IRST IRCCS di Meldola e dei servizi d’assistenza gratuita a favore dei pazienti oncologici della Romagna. Al termine della presentazione, come da tradizione, l’autore rimarrà a disposizione di tutti coloro che vorranno fare domande o avere una dedica personale sulla propria copia del libro: sarà inoltre offerto a tutti gli spettatori un buffet messo a disposizione da Piada Style e dal Forno Dolci Claudio. Prima dell’evento, dalle ore 19 in poi, sarà inoltre possibile per chiunque visitare gratuitamente l’adiacente museo archeologico assieme alle guide specializzate della Pro Loco di Verucchio. 

Il titolo rispecchia le caratteristiche che si devono avere quando si intraprende una lotta contro quella che ritengo possa essere definita come la malattia più grave che l’umanità abbia dovuto affrontare e che dovrà affrontare – spiega il prof. Amadori – ci vuole coraggio, perché non è detto che questa lotta porti a grandi soddisfazioni, e ci vuole anima perché si tratta di condividere coi pazienti dei problemi molto rilevanti e toccanti emotivamente. Mia madre mi chiedeva sempre cosa volessi fare da grande: io le rispondevo che volevo fare il papa, perché ascoltavo alla radio i suoi messaggi e mi sembrava avesse sempre molto da dire. Ma lei, che era una cattolica anti-clericale, mi diceva che i papi erano tutti vecchi e, una volta eletti, poi morivano presto. Così mi focalizzai su ‘quel brutto male lì’: sì, perché nel nostro paesino si faceva menzione di altre patologie mortali, quali l’infarto, ma il cancro si aveva paura persino di nominarlo, sia quando qualcuno si ammalava, sia quando ne moriva. Era come un lutto pre e post mortem”. 

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