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Verucchio: venerdì 6 luglio il ricordo dell’artista Luigi Poiaghi

Nel primo anniversario della scomparsa,  il Comune di Verucchio intende celebrare l’artista Luigi Poiaghi.

Venerdì 6 luglio 2018 alle ore 17.00, nella Sala Magna della Rocca Malatestiana, amici e studiosi ricorderanno l’uomo e la sua opera artistica: dalle prime tele e le carte acquarellate di ambito milanese fino alla poesia, alla scultura e alle ultime ricerche  con la fotografia.

L’apprendistato di Luigi Poiaghi ebbe il suo esordio a Brera e nella Milano degli anni sessanta, ambiente fertilissimo, fiorente di movimenti; quando, anche se imperante la temperie astrattista, era ancora forte l’influenza del gruppo di Corrente che Luigi avvicinò attraverso due dei suoi ultimi protagonisti, Alberto Colognato e Luigia Zanfretta;…. Ambiente in cui Luigi, frequentando le gallerie milanesi, Milione, il Naviglio, Galleria Blu, Annunciata, Toninelli (in particolare con il successo di Melotti nel 1967), sperimenta nel lavoro quella necessità epocale di uscire dalla figurazione, pur non eludendo la chiamata del reale. (così Virginia Cardi esordisce nel suo scritto “Luigi Poiaghi, Una memoria” pubblicato recentemente su Aracne rivista)

A conferma di ciò una lettera del 1994 di Poiaghi  a Dino Gavina per ringraziarlo della sua visita nello studio di Verucchio nella quale l’artista scrive: – … l’attenzione che lei ha dedicato al mio lavoro mi onora, mi carica di rinnovato entusiasmo. Alcuni suoi cenni ai grandi maestri, ai personaggi coi quali lei ha felicemente collaborato, mi hanno fatto ritrovare  le emozioni di quando, ragazzo, nel mio peregrinare per le gallerie d’arte milanesi, avevo la fortuna di imbattermi nelle opere di Fontana, in qualche raro Angelo Ribelle o Amalassunta di Licini, e la vertigine che provai visitando la sala bianca di Fontana allestita da Carlo Scarpa alla biennale di Venezia del 68. 

Ancora un brano dai suoi rari scritti; questa volta a Giuseppe Bartolucci, di Belligea News, tra lo sconcerto e il dolore per la distruzione da poco avvenuta della sua opera Passatopresente di Bellaria dedicata ai valori della RESISTENZA, che nel 1979 portò Poiaghi  a trasferirsi in Romagna : – Al concorso partecipai con entusiasmo, ripensando i racconti di mio padre, al senso che, con gli anni, essi avevano depositato in me, di una libertà conquistata con tanta sofferenza e sacrificio. Tutto ciò assunse spontaneamente forma attraverso tutta la libertà creativa e gli impulsi innovativi che l’esperienza diretta nell’ambito artistico e culturale milanese del tempo aveva generosamente offerto alla mia formazione di giovane artista. e ancora nella lettera…  e dire che sono stato convocato in seno al consiglio comunale, non so riferire la data, credo ottobre 1978 a parlare del mio progetto. La mia timida presentazione, in preda alla commozione è stata accolta con un lungo applauso, e di tutti, e si sono alzati tutti in piedi. Allora,  finalmente sulle mie labbra  un lieve sorriso. ….

Alla chetichella Luigi Poiaghi andò ad abitare, nel 1981, la casa neogotica di Cà Paesino di Verucchio. L’onda del Posmoderno e in Italia soprattutto l’esito ludico e dirompente di “Strada Novissima” della Prima Biennale di Architettura di Venezia, travolse, il rigore delle avanguardie artistiche imperanti fino ad allora e anche Poiaghi fu allettato da proposte lusinghiere a un ritorno alla figurazione di cui aveva sperimentato, dimostrando grande talento, già a Milano con la Galleria Eros. Così accettò l’incarico di Litauer & Litauer di Firenze per una replica di Atalanta e Ippomene di Guido Reni. per la mostra “Museo dei Musei “ di Palazzo Strozzi a  Firenze, poi trasferita a Tokyo.  Dall’incontro con Tonino Guerra, che sorprese Poiaghi nello studio di Cà Paesino, impegnato agli ultimi ritocchi di Atalanta e Ippomene nacquero la Madonna della frutta” tanto ammirata da Almansi, il trittico del “Dopocena dell’ultima cena” e il dittico “L’angelo coi Baffi” per il “Museo con un quadro solo” di Pennabilli, i quadri del pane e il trittico de “Il giardino della luna”.

Il ritorno alla figurazione  per Poiaghi fu occasione di una riflessione condotta sul proprio mezzo, sul linguaggio, da interpretarsi dunque non come ritorno alla pittura, bensì come operazione concettuale (come scrive virginia Cardi nel testo già citato) .

La  ricerca artistica di Poiaghi ebbe una decisa svolta nel 1994 con la personale Castellinaria a Iterarte di via Clavature a Bologna presentata da Vittoria Coen , e soprattutto la personale di Cervia del 1995 ai Magazzeni del Sale, con testo critico di  Dede Auregli.  Nel grande “Zefiro” sospeso nella penombra e investito da un fascio studiatissimo di luce, solo un segno protagonista, che da fuori la tela, come un lampo, la attraversa per finire a riccio come per trapassarne la superficie. La nuova ricerca portò a Poiaghi vari riconoscimenti e seguirono  la personale ancora a Bologna nello spazio Simongavina in via Altabella, la collettiva nella Rocca di Sassocorvaro nel 2001 con Agostino Bonalumi, Claudio Olivieri, Luigi Poiaghi, Enrico Ricci, Paolo Gallerani per un progetto di Dino Gavina e la cura di Silvia Pegoraro. Infine la personale “Colori” presso la  Galleria dell’Immagine dei Musei di Rimini nel 2010 con la cura e il testo  in catalogo di M. Virginia Cardi. Questa nuova invenzione, dove il pensiero  poetico si materializza in oggetto trapuntato o ricamato su teli morbidi e immacolati, ha coronato forse la maturità della sua ricerca.

L’impegno per il pubblico portarono Poiaghi oltre alla sfortunata vicenda di Passatopresente di Bellaria, a partecipare a concorsi per opere di sculture come a Faenza per il nuovo palazzo dello sport, a Napoli per la riqualificazione del quartiere a mare di Chiaia, a Torriana dove presentò, tra l’altro, il recinto dei giganti: sette grandi sculture da collocare sotto la rupe e vinse il primo premio. Dalla Repubblica di  San Marino, con la commissione diretta da Claudio Spadoni fu assegnato il primo premio a “Come un volo di colombe”: una grande scultura nei pressi dell’Ospedale di Stato che l’artista portò  a termine il 19 maggio  nel 2011.

Sempre in disparte e di indole schiva e riservata, solo nel 2011, l’artista accettò  di  allestire a Verucchio la sua prima personale di fotografia in novembre di quell’anno per la cura di Lisetta Bernardi, allora assessore alla cultura e col testo di  Rosita Lappi.  La ricerca artistica di Poiaghi aveva in quel momento, rivolto l’interesse alla fotografia, trovando nella macchina fotografica digitale l’immediatezza che cercava per trasmettere in concreto l’idea nel momento stesso del suo emergere. A incoraggiarlo furono Silvano Bicocchi, Christian Gattinoni e soprattutto Marx Power che lo convinse a pubblicare “Ritratto per Assenza” il suo primo libro fotografico, nel dicembre del 2012 presso l’editore Pazzini.  Seguirono nel filone della fotografia, la lodatissima personale  nel 2013 al Museo di Rimini, voluta da Massimo Pulini nel contesto di Settembre Fotografia. Poi  la collettiva  allo studio Marangoni di Firenze, il secondo posto al Si Fest di Savignano nel 2015, di seguito,  la mostra a Bibbiena  nel 2016. L’ultima, presenza in pubblico e con la fotografia, sempre nel 2016,  nella collettiva all’Arsenale di Venezia con Ombre, a cura di Denis Curti.

Quella mente, del tutto speciale, si è spenta a Rimini la notte del 4 luglio 2017. Intorno ha voluto solo il silenzio. Il silenzio che gli è stato sempre compagno per quel nulla  d i vita vissuta.

Il programma dell’incontro prevede un’introduzione del Sindaco di Verucchio Stefania Sabba, una lettera dedicata all’artista di Rita Giannini, poi seguiranno  gli interventi sull’opera di Luigi Poiaghi, nell’ordine:  Claudio Spadoni, Massimo Pulini,  Luca Cesari. Infine sarà proiettato “La casa dei Pavoni” di Tonino Guerra per la regia di Antonio Prenna, di San Marino RTV.

Sarà visibile, durante l’incontro, una presentazione  multimediale di alcune opere di Luigi Poiaghi

L’ingresso è libero

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