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Villa Mussolini a Riccione: le polemiche politiche, la vera storia e i video

“Villa Mussolini torni a chiamarsi Villa Margherita, il nome che aveva in origine, prima che la comprasse Rachele Mussolini. Utilizzare quella struttura per eventi e matrimoni definendola ‘villa del Duce’ è inappropriato: evoca un luogo di morte”. A chiederlo sarebbero le donne Pd di Riccione, secondo quanto riporta Il Resto del Carlino, commentando i dati sulle cerimonie celebrate nel villino che appartenne appunto alla famiglia di Benito Mussolini.

“È la prima volta che sento una tale amenità”, è una polemica “patetica”, replica il sindaco di Riccione Renata Tosi, eletta con lista civica di centrodestra. “È una storia che non esiste”, dice il sindaco all’ANSA, “solo un modo per provare a testimoniare l’esistenza di un partito che ormai ha fatto il suo corso”, e “che non ha nemmeno più la dignità della storia”.

Fosse stato per il Partito comunista, aggiunge la Tosi, la “villa sarebbe stata demolita” e invece “tanti riccionesi legandola alla storia e a null’altro l’hanno conservata e trasformata in un elemento di pregio”.

Quanto a cosa successe dopo la caduta del fascismo e la guerra, i fatti andarono così.

Nel 1926 la famiglia Mussolini aveva preso in affitto Villa Terzi su Viale Roma (di fronte al Des Bains), dal ’27 al ’31 soggiorna al Grand Hotel Lido, appartenente alla famiglia Galavotti, nel ’32 affitta Villa Margherita (ex Villa Monti), finché nel ’34 Rachele si decise all’acquisto, con la complicità dei Pullè.

Dopo la fine della guerra il complesso cominciò ad essere smembrato: nel 1946 furono demoliti parte del patio ed i servizi lato monte, per ripristinare quel tratto di viale Milano che era incluso nella proprietà; nel 1948 venne demolita la palazzina di Bruno e Vittorio, i figli di Mussolini.

Negli anni ’70 la villa ed il parco adiacente, furono utilizzati come ristorante e le modifiche interne si possono far risalire a quell’epoca.

Quando il ristorante chiuse, la villa e il giardino caddero nel più completo degrado. Ai tempi dell’amministrazione Pierani (Pci), venne esaminata l’ipotesi della demolizione, ma di fronte all’opposizione di numerosi intellettuali, per lo più riminesi e dello stesso partito, il sindaco bloccò l’idea delle ruspe e decise di affidare la valutazione di un vincolo da parte della Soprintendenza di Ravenna. 

Nel 1980 (con D.M. 13.10.1980), l’ex Villa “Mussolini” venne vincolata dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le Province di Ravenna – Ferrara – Forlì a norma dell’art. 1 della Legge 1089/1939. Il vincolo era di topo “storico” e non “architettonico”, perché da questo punto vista la Villa, costruita in modo piuttosto scadente, non rivestiva alcun valore.

Nel 1983 Il giardino della villa fu acquisito al patrimonio comunale e aperto al pubblico, dopo una sistemazione generale.

Nel 1997 (sindaco Massimo Masini, centrosinistra) la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini acquistò la Villa e la diede in comodato d’uso al Comune di Riccione, con l’impegno da parte di quest’ultimo, di riqualificarne l’immagine. Nel 2005 (sindaco Imola, centrosinistra) la Villa era finalmente pronta per essere riaperta ed utilizzata come spazio espositivo. Oggi è in progetto un museo del turismo balneare e un centro di ricerche sul turismo.

Le vacanze di Mussolini a Riccione sono documentate in questo filmato Luce:

Qui invece alcune immagini della Villa in un altro cinegiornale Luce sulle vacanze a Riccione della famiglia del cancelliere austriaco Dolfuss, poi assassinato dai nazisti, ospiti della famiglia Mussolini:

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