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Violenza sulle donne. In Emilia Romagna in tre anni 8 mila denunce. A Rimini oltre 600

Tasso di omicidi, violenza di genere e reato di stalking. Sono questi i temi affrontati nell’audizione in commissione Parità della Commissione d’inchiesta parlamentare sul femminicidio. Sono 6 milioni e 788mila le donne che hanno subito qualche forma di violenza nella loro vita, il 31,5 percento ha un’età compresa tra i 16 e i 70 anni, il 20,2 percento ha subito violenza fisica, il 21 percento violenza sessuale, il 5,4 percento forme più gravi di violenza sessuale come stupri o tentati stupri.

Il 62,7 percento degli stupri è commesso da un partner attuale o da un ex, mentre a commettere molestie sessuali sono invece spesso sconosciuti. Infine, solo il 12 percento delle violenze viene denunciato. Calano le violenze lievi, ma non diminuiscono stupri, tentati stupri o femminicidi anche se le donne sono più consapevoli: le donne che non parlano subito delle violenze diminuiscono dal 32 percento del 2006 al 22,9 percento del 2014. Si rivolgono di più ai centri anti violenza e agli sportelli e più vittime considerano la violenza un reato (dal 14,3% al 29,6%) ma nonostante questo, le denunce restano poche (6,7% nel 2006 e 11,8% nel 2011). Molte sono anche le molestie subite sul lavoro: in base a un’indagine Istat, risultano essere un milione e 403mila le donne che le hanno subite; solo il 20 percento ne parla con qualcuno e solo lo 0,7 percento denuncia.

Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, dal 2013 al 2016 sono state rilevate in tutto 7.902 qualificazioni giuridiche (registrazioni relative all’applicazione di una norma a un fatto concreto).

Il reato per cui risulta più frequente la qualificazione giuridica è la violenza sessuale, che da sola rappresenta il 51% dei reati consumati e il 71 percento di quelli tentati. Sempre attribuite a ignoti non sono rare le iscrizioni nel registro delle qualificazioni giuridiche per reato di stalking e maltrattamenti (23% e 14,94%) come reati consumati e per omicidio per i reati tentati (21,75%).

Il circondario di Bologna da solo ha fatto registrare il 40,75 percento dei reati rilevati, seguito a distanza da Parma (9,73 percento), Ravenna col 9,58 percento, Reggio Emilia con l’8,54, Rimini col 7,86, Ferrara col 6,96, Forlì col 6,34, Modena col 5,73 e Piacenza col 4,51. Un dato, quello di Modena, che sorprende considerato che è il circondario più popoloso dopo Bologna.

I tassi specifici mostrano che per gli omicidi consumati rispetto alla popolazione femminile residente è Piacenza ad avere il tasso più alto (7,44), seguita da Ravenna (6,45), Parma (5,27), Ferrara (4,34) e quindi Bologna (3,27). Per i tentativi di omicidio è Bologna ad avere il tasso specifico per 100 mila donne residenti più alto (6,15), seguita da Rimini (3,48), Parma (3,08) e Ravenna (2,98). Per quanto riguarda la violenza sessuale, Bologna è il circondario col numero maggiore di iscrizioni di notizie di reato (371 casi registrati come qualificazione di reato e 124 realmente consumati; 63 casi registrati come reato di tentata violenza e 29 casi concretamente avvenuti).

Per reati consumati da autori noti seguono Ravenna (140), Reggio Emilia (93) e Ferrara (92). Per reati consumati da ignoti, dopo Bologna la sede con più iscrizioni di notizie di reato è Rimini (30) seguita da Ravenna (19), Parma (13) e Ferrara (11).

Come tentativi di violenza sessuale, dopo Bologna troviamo Rimini e Forlì. Per quanto riguarda lo stalking, dopo i maltrattamenti è il reato più frequente in Emilia-Romagna (28,63 percento). Parma, Ferrara e Reggio Emilia sono le città con i numeri più alti dopo Bologna. Dopo il capoluogo (tasso 16,52) è Ferrara però ad avere avuto più frequenza di iscritti in rapporto alle donne residenti (10,89).

Quello che emerge è un vuoto normativo, per colmare il quale la Commissione d’inchiesta chiede l’inasprimento delle pene per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, l’introduzione di sanzioni in caso di violazioni dell’ordine di allontanamento urgente dalla casa familiare, l’introduzione del reato di omicidio di identità e l’introduzione del reato di femminicidio. Il gruppo Misto-Mdp ha chiesto “un’attenzione particolare per le donne migranti”, mentre il Pd si è concentrato “sulla formazione e l’educazione, perché spesso la violenza viene confusa con il mero conflitto familiare”, domandando “un focus sul tasso di povertà delle donne che subiscono violenza”.

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