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Viva il coraggio dell’uomo che ti arriva in sandali

Il vero uomo non mangia quiche, anno 1983, era il titolo di una guida semiseria «a tutto quel che è davvero macho» ed era il classico libroide che si leggeva ad alta voce alle pizzate del liceo per farsi due risate. Se qualcuno ce l’ha in soffitta potrebbe farmi il favore di vedere cosa diceva alla voce «sandali»? Perché sto cercando di capire come mai tanti uomini li detestano e non sono ancora riuscita a trovare una spiegazione plausibile. Il dilemma mi è stato stimolato da vari tweet di questi giorni: un uomo può presentarsi in sandali al primo appuntamento? C’è qualcosa che fa più schifo di un uomo con i sandali, con o senza calzino? Sono peggio gli uomini pelati o gli uomini pelati coi sandali? Insomma, l’argomento è divisivo. Vabbè, qualunque argomento su Twitter diventa divisivo, ma questo lo è anche fuori dai social.

L’abbigliamento e gli accessori sono uno dei pochi campi in cui le opportunità sono sbilanciate a favore delle donne, che possono scegliere tra una più vasta gamma di forme, colori e tessuti e coprirsi o scoprirsi a seconda del clima e dell’umore. L’abbigliamento maschile è per lo più di una monotonia mortale in tutte le stagioni, minime variazioni su modelli uguali da anni e anni; chi osa sperimentare un colore più vivace o un capo più originale viene sommerso da beffe, critiche o insinuazioni velenose da parte del consesso degli altri uomini (che verso i loro simili su certi argomenti sanno essere ben più crudeli e pesanti di quanto possiamo esserlo fra donne), e ritorna subito nei ranghi.

I sandali da uomo sono uno dei maggiori tabù: concessi solo ai frati, ai discendenti diretti di Giulio Cesare e ai turisti nordici, fanno di chi li porta un paria sociale, un malcreato, un asessuale e chi ne ha più ne metta. «Vanno bene per i bambini dell’asilo,» sostengono alcuni che peraltro in estate girano con calzoncini al ginocchio alla Pierino e berretto da monello delle sit-com. «Non proteggono il piede,» affermano altri che non si sa da cosa dovrebbero proteggerlo, visto che di serpenti o istrici per le vie del centro se ne vedono pochini – e poi, che cavolo, se i delicati piedi femminili sfidano senza paura i pericoli della strada potrebbero farlo anche i piedoni degli uomini.

C’è anche chi dice che le estremità maschili sono brutte di per sé, e questa è l’argomentazione più assurda, o forse ipocrita: nessun piede è brutto quando è pulito e ha le unghie curate, ma pare che molti uomini preferiscano intrappolarlo in calze e scarpe anche con 40 gradi piuttosto che curare di più l’igiene e armarsi di pomice e tronchesino.

Povero piede maschile, costretto a marcire da vivo in una bara di gomma, cuoio e plastica anche nei mesi in cui potrebbe godere sole e aria e scoprire che il cattivo odore non è naturale, ma è solo una conseguenza della clausura forzata e del surriscaldamento! Per inciso: anche la maggioranza delle giovanissime pare essersi convertita alla scarpa da ginnastica pure d’estate e con i vestitini eleganti, ma in questo caso lo street-style si coniuga alla prudenza: se capita di dover tirare un calcio a un molestatore da lungomare la sneaker corazzata è decisamente più efficace del sandalo.

Lia Celi

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