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WaveRock Rimini, noi gente di mare innamorata dell’arrampicata libera

Nella storia dell’alpinismo, il primo a evidenziare il problema estetico dell’arrampicata è stato l’austriaco Paul Preuss all’inizio del XX secolo. Prima, infatti, per scalare le cime si usavano sempre scale, bastoni, picchetti e corde, mentre Preuss sosteneva che era più importante lo stile con cui si saliva, piuttosto che il raggiungimento della vetta a ogni costo. Altri, successivamente, hanno continuato ad alimentare il pensiero di Preuss, come John Gill che introdusse, negli anni ’50, l’uso della magnesite per favorire la presa delle mani sulla roccia. Anche in Italia, come all’estero del resto, il Free Climbing, o Arrampicata Libera,  ha avuto il suo folto stuolo di ferventi sostenitori. E non solo sulle catene alpine, ma perfino a Rimini, metri 5 sul livello del mare.

Uno di loro è Guido Arcangeli, 48 anni,  Presidente dell’associazione L’Arco A.S.D., che gestisce la sala d’arrampicata WaveRock Rimini, e da diversi anni, oltre a praticare questo incredibile sport, lo insegna a chi vuole veramente impararlo.

In che cosa consiste il Free Climbing?

«A grandi linee, il ‘Free Climbing’ consiste nell’arrampicarsi su una parete verticale, utilizzando come appigli per la progressione esclusivamente le asperità naturali della roccia (o le prese in vetroresina nel caso di una struttura artificiale d’arrampicata). Utilizzo per progredire esclusivamente le mie mani ed i miei piedi: vietati rampini, ventose, chiodi ed ogni altra amenità che ogni tanto si vede nei film d’azione! Tutta l’attrezzatura che utilizziamo (corde, imbraghi, moschettoni…), non vengono usati come ausilio alla salita, ma solo come strumenti passivi ad evitare cadute mortali. Se perdo un appiglio a venti metri da terra, ho sempre una corda che mi trattiene: l’arrampicata è uno sport sicuro, a patto di conoscere l’ambiente nel quale ci si muove, e le nozioni di base sull’uso delle attrezzature».

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Si può parlare di disciplina sportiva?

«Ovviamente sì! Soprattutto adesso che il ‘Free Climbing’ è sport olimpico e sarà presente a Tokyo 2020».

Da quanto tempo pratica l’arrampicata libera?

«Sono sempre andato in montagna in famiglia, facendo escursioni anche impegnative e vie ferrate, ma la prima volta che mi sono legato in cordata con un amico è successo a metà degli anni ’80. La passione è nata quasi subito, perché questo è uno sport che può essere anche fisicamente impegnativo, con una forte componente emozionale e psicologica. Mettici anche che ti porta naturalmente a viaggiare per posti poco frequentati ed in mezzo alla natura e il gioco è fatto. Questo è uno sport che può diventare uno stile di vita molto divertente e gratificante».

Quale tipo di corsi proponete?

«Noi proponiamo corsi d’arrampicata per bambini ed adulti, con istruttori qualificati ed insegnanti di scienze motorie. Inoltre organizziamo attività con le scuole, attività con i diversamente abili, ed i ragazzi che hanno problemi cognitivo-relazionali. Partecipiamo, con successo, al progetto 3.2.1.SPORT! del Comune di Rimini, diretto ai bambini delle scuole elementari. Inoltre, collaboriamo per diverse iniziative con il Club Alpino Italiano. Lo stesso Club Alpino Italiano ha una scuola di alpinismo ed arrampicata molto valida, ma più votata all’attività con gli adulti».

Da quanto tempo avete aperto la vostra scuola?

«L’associazione L’Arco A.S.D. è nata dieci anni fa, ed ha gestito una piccola sala d’arrampicata in centro a Rimini (il nome è in onore proprio di quello storico ritrovo a fianco dell’arco di Porta Montanara, in piazza Mazzini). Poi ci siamo allargati nella primavera del 2017, spostando la sede in via Emilia Vecchia, angolo via Italia. La sala ora si chiama WAVEROCK RIMINI, per ricordarci che siamo comunque gente di mare, sballottati tra roccia, sabbia, piada e sardoni. Io sono il Presidente dell’Associazione, che conta circa 300 associati».

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Esistono anche molte donne che vogliono mettersi in gioco in questo sport?

«Molte, sì. E’ uno sport in cui la scioltezza e la tenacia femminile spesso fanno la differenza nel risolvere passaggi particolarmente complicati».

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Tutti possono praticare l’arrampicata libera?

«Certo! Arrampicare è uno schema motorio di base: è innato nei bambini! Ed è un’attività che puoi tranquillamente coltivare fino all’età pensionabile! Non sembra, ma una volta si diceva che l’arrampicata è una delle poche arti marziali inventate dagli occidentali: è uno sport che può essere lento, controllato e rilassante».

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Nel nostro territorio dove si può praticare il Free Climbing?

«Nella nostra sala d’arrampicata si viene per iniziare a fare i primi passi, poi per allenarsi in maniera specifica, o solo per divertirsi provando passaggi più o meno difficili. Su roccia naturale si arrampica in Valmarecchia un po’ ovunque: San Marino, Verucchio, Perticara, Pennabilli, Balze di Verghereto,solo per dirti i maggiori centri».

Che cosa ti da il Free Climbing che altri sport non dà?

«Per come vivo io l’arrampicata, apprezzo moltissimo l’attimo in cui ‘tutto torna’: un percorso di scalata particolarmente difficile, provato per mesi, dove hai tentato e sei cascato mille volte ed un giorno di sole e temperatura perfetta, perfette condizioni fisiche, perfetta concentrazione, perfetto controllo dei movimenti, degli equilibri, delle paure e delle emozioni e, alla fine, tutto torna! Poi, pacche sulle spalle degli amici presenti. Il bello è che nessuno ha perso: solo tu che hai vinto la tua battaglia con la gravità ed il vuoto sotto i piedi!».

Nicola Luccarelli

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