Home > Ultima ora cronaca > Ziko da Riccione a Ravenna per incastrare il vandalo di Dante, ma è polemica per l’espulsione

Ziko da Riccione a Ravenna per incastrare il vandalo di Dante, ma è polemica per l’espulsione

“E’ motivo di orgoglio per noi aver partecipato con Ziko all’operazione condotta dalla #PoliziaLocale di #Ravenna, che ha permesso di identificare l’autore dell’atto vandalico alla tomba di #Dante di circa un mese fa. Il suo fiuto infallibile, ha permesso di ritrovare della #droga”. Così il comando della Polizia Locale di Riccione, Misano e Coriano  a conclusione di un’operazione che sta facendo ancora discutere.

Il 27 gennaio scorso qualcuno scagliò una bottiglia sulla porta della Tomba di Dante a Ravenna, danneggiandola. Le telecamere di sorveglianza avevano però ripreso la scena e permesso dopo lunghe indagini all’Ufficio Polizia Giudiziaria del Comando di Polizia Locale di Ravenna di poter richiedere Procura della Repubblica un decreto di perquisizione con un obiettivo preciso: trovare degli indumenti che confermassero i sospetti fin lì accumulati.

La mattina del 28 febbraio, otto agenti hanno eseguito la perquisizione, trovando proprio quello che cercavano. L’indagato, un senegalese di 22 anni risultato irregolare sul territorio italiano, era assieme ad altri cinque extracomunitari, due dei quali a loro volta non in regola.

Ma gli agenti nel frugare la casa si sono convinti che ci potesse essere dell’altro. Per questo hanno richiesto da Riccione l’intervento dell’unità cinofila con l’infallibile Ziko,  che infatti ha scovato della marijuana e anche un bilancino di precisione. 

Il giovane, deferito all’Autorità giudiziaria per il reato di danneggiamento e di spaccio di sostanze stupefacenti, in  quanto clandestino su provvedimento della Questura è stato accompagnato nelle prime ore del pomeriggio di ieri all’aeroporto di Bologna per essere rimpatriato.

Ma contro questa espulsione si è opposto l’avvocato Andrea Maestri, difensore di fiducia del ragazzo, che ha presentato ricorso al giudice di pace chiedendo al Prefetto una sospensione del decreto. “Una misura sproporzionata e illegittima”, ha sostenuto.

Ed ha raccontato il resto della storia: “Si tratta di una persona di 22 anni che ne ha trascorsi 21 nel nostro Paese, dove ha padre e madre, mentre non ha legami col Senegal. Non è corretto dire che sia irregolare sul territorio nazionale, perché ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare. E’ vero che la richiesta ha avuto un rigetto dalla Questura, ma tale rigetto è stato impugnato: il Tribunale di Bologna in primo grado ha dato ragione alla Questura, ma la sentenza non è definitiva, visto che abbiamo già presentato ricorso in appello e la Corte di Bologna tratterà il caso l’11 febbraio 2020″.

La conferenza stampa dell’avvocato Maestri a Ravenna

“Il ragazzo non ha mai ricevuto condanne per droga – ha chiarito l’avvocato – ma solo denunce. Da minorenne ha commesso alcuni reati contro il patrimonio, ma ha seguito un percorso di rieducazione e di risocializzazione, conclusosi positivamente a febbraio di quest’anno. L’ultima cosa che si potesse fare era andarlo a prelevare da casa, notificargli un decreto di espulsione che non tiene minimamente conto dell’esistenza di legami familiari sul territorio nazionale e spedirlo in un paese con cui non ha nessun legame. Il tutto, lo specifico, senza voler minimizzare l’odiosissimo episodio del lancio della bottiglia contro la porta, che da dantista condanno come atto sacrilego”.

Accanto al legale, il padre del ragazzo, da 33 anni in Italia, mediatore culturale e interprete: “Chiedo scusa alla città di Ravenna per quel gesto – ha detto – il mio ragazzo ha sbagliato, non è questo che gli ho insegnato. Mi ha detto che era arrabbiato, aveva litigato con la fidanzata, non voleva colpire la tomba. Dovrà pagare per quel che ha fatto, ma non mandandolo in Africa, lui laggiù non ha nessuno”.

Scroll Up