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Zitti e buoni che forse ci dànno l’Eurovision. Basta che non vada a Pesaro

Zitti e buoni, riminesi. Che ci piaccia o no l’omonima hit con cui i Maneskin hanno trionfato all’Eurovision, il silenzio e il self control sono l’atteggiamento giusto. Mentre Rai ed Ebu (European Broadcasting Union) stanno decidendo quale sarà la sede 2022 della megakermesse del pop continentale, selezionata in una cinquina che comprende, oltre a Rimini, anche Milano, Torino, Bologna e Pesaro.

Fino al verdetto saremo sulle spine, lacerati fra speranza e terrore: speranza che la designata sia Rimini, e soprattutto terrore che le venga preferita Pesaro. Perché il vero riminese potrebbe accettare di perdere l’Eurovision Song Contest, ma non tollererebbe di vederlo assegnare agli eterni rivali confinanti, fra le grasse risate dei sammarinesi.

Sarebbe uno smacco epocale che i pesaresi ci rinfaccerebbero per decenni. Che poi, cosa c’entra Pesaro con il pop? Ha già Rossini, che a vent’anni era un Damiano David con più vestiti addosso: bello, magro, provocatore e popolarissimo, vincitore dell’Eurovision Opera Contest per mezzo Ottocento, fino all’arrivo di Verdi e di Wagner.

Rimini invece ha un conto in sospeso con la musica leggera. L’Eurovision 2022 in un certo senso risarcirebbe la nostra città per lo storico «furto» del Festival della Canzone italiana, che vide la luce al Kursaal nel Ferragosto del 1936 e visse due anni, prima di essere obliterato dagli eventi bellici per poi risorgere nel dopoguerra, a Sanremo.

Gli osservatori di Rai ed Ebu nei giorni scorsi hanno già ispezionato la Fiera di Rimini per verificare la presenza dei requisiti richiesti per allestire il grande show. Speriamo che la presenza del Meeting di Cl sia stata una garanzia: ricchi, potenti e ammanicati come sono, i ciellini potrebbero organizzare il loro raduno a Milano o a Bologna, e invece lo fanno qui a Rimini, dove possono inviare le star della politica italiana e internazionale, certi di fare bella figura.

E noi riminesi ci saremo comportati abbastanza bene da impressionare favorevolmente gli scout dell’Eurovision? Tutti quei cortei di no-vax, no-pass, no-brain e yes-cazzimiei non ci avranno fatto passare per pazzi irresponsabili? Si sarà capito che gli sbuffi di vapore in piazza Malatesta sono un’originale installazione artistica e non fumarole che segnalano un pericoloso fenomeno di vulcanismo secondario nel bel mezzo del centro storico?

Il sindaco avrà ricevuto gli inviati Ebu in udienza privata per deliziarli con un sua versione di I Wanna Be Your Slave di Iggy Pop? E, nel caso, avrà funzionato? Lo sapremo presto. Intanto, come si diceva all’inizio, «zitti e buoni». E fiduciosi.

Questa è l’estate dei miracoli, e a forza di «non succede, ma se succede…», noi italiani abbiamo portato a casa non solo l’Eurovision, ma anche gli Europei di calcio e una pioggia di inauditi ori alle Olimpiadi e Paralimpiadi. Una cosa è certa: se la decisione sulla sede dell’Eurovision 2022 spettasse ai cantanti, il verdetto sarebbe scontato.  Sono ragazzi, e tutti i giovani europei – belgi, francesi, svedesi – adorano Rimini, chi non c’è stato non vede l’ora di venirci. E in tutti i diari delle loro nonne c’è la foto ingiallita di un bagnino.

Lia Celi

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