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20 novembre 1358 – Ultimo scritto del grande teologo Gregorio da Rimini

Gregorio nasce a Rimini intorno al 1300. Della sua famiglia e della sua provenienza non si sa nulla, anche se nei secoli più di uno si è sforzato di trovargli un cognone. E’ noto invece che riceve la sua prima formazione nell’Ordine mendicante degli Eremitani di Sant’Agostino, nel quale era entrato. Studia poi alla Sorbonne di Parigi (dal 1322/23 al 1328/29), fino al conseguimento del baccellierato.

E’ lettore all’università di Bologna tra il 1329 e il 1338, poi in quella di Padova e a Perugia.

Torna nel 1340-1342 a Parigi, dove prepara le lezioni sulle Sentenze di Pietro Lombardo, che tiene nel 1343-1344. Nel 1345 consegue il grado di Magister teologica.

Nel 1346 è a Rimini per recarsi l’anno successivo a Padova. Nel 1351 il Capitolo generale di Basilea lo nomina lector principalis nel recentemente costituito Studium agostiniano di Rimini e lo incarica, a ulteriore prova della sua autorevolezza, di procedere alla nomina del nuovo priore del convento.

Nel 1357 diviene priore generale degli Agostiniani come successore di Tommaso di Strasburgo.

Il 20 novembre 1358, a Vienna, lascia l’ultima traccia scritta di sé firmando una lettera indirizzata al Priore del Reno del suo ordine. Muore presumibilmente qualche giorno dopo. Viene sepolto nella stessa arca di Tommaso.

Causa un grave fraintendimento del suo pensiero, Gregorio è stato qualificato come tortor infantium (torturatore dei bambini), per la supposizione di aver condannato alle pene eterne i bambini che muoiono senza il battesimo; in realtà Gregorio espone tale dottrina senza pronunciarsi. 

Fra la sua vastissima trattazione, che copre ogni ambito del pensiero filosofico, oggi è ancora attentamente studiato il suo trattato sull’usura, in cui manifesta idee particolarmente “moderne” per l’epoca, in quanto non nega in assoluto che alla concessione di un prestito debba essere corrisposto un interesse, condannando solo che il suo conseguimento diventi l’esclusivo scopo della transazione. Fu in base a questi principi di lì a poco poté svilupparsi la rete dei Monti di Pietà sotto l’occhio finalmente benevolo della Chiesa. In ciò si rispondeva a richieste sempre più pressanti di una borghesia cui i lacci feudali andavano stretti da tempo, ma anche delle classi più povere.

La sua influenza sul pensiero dell’epoca fu comunque vastissima. Fu detto “splendens lucerna, dottore acutus, dottore authenticus” e alcun scrittori in seguito lo qualificheranno come Beato, anche se non vi fu mai una pronuncia ufficiale della Chiesa in tal senso. Tuttavia fu raffigurato con questo titolo nelle chiese degli Agostiniani.

Il “Beatus Gregoriius da Arimno Doctor Subtilissimus” nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Gravedona (Como)

Ancora oggi in molti lo considerano l’ultimo grande filosofo scolastico del Medioevo, il primo a conciliare gli sviluppi delle idee di Ockham espresse a Oxford con gli insegnamenti di Pietro Aureolo a Parigi: una sintesi che avrà un impatto duraturo sul pensiero europeo.

La Piazzetta quando c’erano le poveracce

Rimini dedica a Gregorio da Rimini la Piazzetta a tutti nota come “delle Poveracce”. In quel luogo sorgeva già prima del Mille una chiesetta dedicata a papa San Gregorio Magno.

Nella carta di Rimini della Biblioteca Vaticana (1660 ca.) la chiesa parrocchiale di S. Gregorio è indicata con il n.36

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