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L'esorcista della Santa Sede Padre Gabriele Amorth ammoniva: "I giovani, preda favorita del Maligno, cercano l’amore nei luoghi sbagliati, nelle tenebre dove il diavolo ci sguazza"

Passeggiando domenica per Marina Centro mi è capitato di affiancare due anziane signore che, appena uscite dalla Messa, si trovavano d’accordo nel criticare vivacemente il sacerdote officiante. Ciò in quanto, costui, nel corso della predica, non avrebbe speso un parola sulla sanguinosa vicenda di chi, colto da delirio religioso, aveva sterminato moglie e figli per liberarli dal demonio. Ho proseguito il mio cammino pensando che sarebbe stato davvero imbarazzante per quel prete (che, d’altronde non avrebbe potuto dir altro!) richiamarsi ai polemici concetti espressi da Padre Gabriele Amorth, esorcista della Santa Sede e Presidente Internazionale degli Esorcisti, scomparso nel 2016. Il quale, in una intervista rilasciata nel 2007 al giornale cattolico on line “Petrus”, * affermava testualmente: “Come esorcista, ma prima ancora come sacerdote, ho il dovere di denunciare il colpevole immobilismo di tutti quei Vescovi - purtroppo, la maggior parte - che non formano e nominano esorcisti perché non credono nel demonio, non lo hanno mai studiato, non se ne sono mai occupati e di cui hanno solo una vaga credenza… La situazione è tragica! A chi mi riferisco? Basta guardarsi un po’ in giro! Tanto per restare in Italia, a Bologna non ci sono esorcisti, a Firenze si fatica

E' pericoloso inventare nuove parole, ma per fortuna tal Pecorazzi ha scelto di voler correre il mio stesso rischio

Dopo aver scoperto (vedi Rimining) la pericolosità di certi neologismi poco utilizzati, sono stato colto da un terribile dubbio. Quello di aver messo anch’io in circolazione vocaboli destinati a clamorosi equivoci. E così ho interpellato a mia volta mister Google per scoprire il destino delle mie invenzioni lessicali, raccolte addirittura in un dizionarietto pubblicato diversi anni fa da un periodico locale. Risultato? A dir poco avvilente. Eccone qualcuna. Gnassismo (“modello urbanistico di una città a misura di bicicletta”). Risposta Google :“Forse cercavi ‘gnosticismo’”… Vu-pissià (“Volenteroso extracomunitario munito di pitale con cui sopperire alle impellenti necessità fisiologiche dei partecipanti alla Molo Street Parade”) Risposta: “Pissia da Fermo. Martire Cristiana venerata come Santa dalla Chiesa”… Colonnite (“Patologia oculare da colonna classica con perdita totale o parziale della visione del palcoscenico” ): “Forse cercavi ‘colite’”… E via andando. Con una sola eccezione per Merdereologia (“Scienza che studia l’interazione dei fenomeni metereologici con lo sversamento dei liquami in mare”). Mister Google, infatti, consultato su tale nuova ‘voce’, richiama l’intervento a un Consiglio Comunale del Centro Italia di tal Pecorazzi, ove questi lamenta una “situazione merdereologica che non prevede miglioramenti in virtù del brusco intasamento dei cessi

Si faccia avanti un altro Asimov che promulghi le leggi idonee a tenere sotto controllo le persone elettroniche

Poiché in un recente convegno sulla intelligenza artificiale è stata tirata in ballo anche la mia professione, mi permetto, di richiamare quanto affermava un rimpianto Maestro quando mossi i miei primi passi nelle Aule di Giustizia “Ricordati che per vincere non basta questo (e indicava la propria testa) ma ci vuole anche questo (e metteva l’indice sul cuore)”. La macchina del futuro potrà infatti acquisire ed elaborare dati, analizzare razionalmente indizi e prove, essere in grado sia di imbastire una ineccepibile difesa che di redigere una sentenza dalle inattaccabili motivazioni. Ciò in virtù di algoritmi sempre più sofisticati e di un cervello elettronico in grado di immagazzinare una mole di dati e di precedenti dottrinari e giurisprudenziali difficilmente raggiungibile dalla mente umana. Già. La testa. E il cuore? Difendere e giudicare senza questo organo, altrettanto potente, significherebbe rinunciare non solo alla propria umanità ma anche alla vera giustizia. E’ col cuore, che in sede penale si creano potenti correnti empatiche che, viaggiando tra difensore, giudice e giurie, sono in grado di modificare circuiti mentali preconcetti e convinzioni radicate. Ed è sempre col cuore che in ambito civile si trovano soluzioni transattive, si riconciliano nemici giurati, si sciolgono i nodi di complesse situazioni familiari.

Ma perchè scrivere "Requiescant in pace" se c'è chi non applica neppure la sedazione profonda prevista dalla legge?

Se la vita è un dono dovrei poterne fare ciò che voglio. Ma se la mia vita non è mia, ma appartiene ad Altri (o a chi se ne proclama interprete o emissario) la faccenda potrebbe farsi davvero pericolosa. Perché potrei nascere nella Repubblica vagheggiata da Platone dove, quando non servi più, la vita te la tolgono anche se non vuoi, oppure in una Repubblica altrettanto Ideale dove invece pretendono di farti campare quando stai così male da non veder l’ora di staccare la spina. Senza offesa per nessuno. Prima che arrivasse il Cristianesimo era tutto più facile. Mario Monicelli si sarebbe tolto la vita conversando tranquillamente con gli amici, come Socrate, come Seneca. Il suo volto di filosofo antico si sarebbe disteso, sorridente, nella pace dell’eterno riposo… Ed invece quel volto, conquistato a poco a poco, negli anni, in virtù della sua bellezza interiore, si è spiaccicato al suolo dopo un volo dal quarto piano di un Ospedale. Lui, grande esteta, costretto a scegliere una fine quanto mai antiestetica. Tedium vitae. Cupio dissolvi. Arriveremo a vivere centocinquanta anni con un enorme desiderio, poi, di farci un dormita eterna… A proposito. Non ho mai capito perché, nei nostri cimiteri, si trovi scritto “Requiescant in pace”.

Le imprese del vulcanico Commendatore specializzato a comparire accanto ai personaggi famosi e in particolare i Presidenti della Repubblica

In merito allo spirito goliardico evocato ultimamente su queste pagine, mi corre l’obbligo di ricordare un riminese che pur non avendo mai frequentato un’aula universitaria, di quello spirito rese vivacissima e fantasiosa testimonianza. Mi riferisco al Commendator Umberto Bartolani. Un vero mecenate cui dobbiamo importanti iniziative compreso il recupero, il restauro e la collocazione in Piazzale Fellini, della dispersa Fontana dei quattro Cavalli. Tenace ed efficace propagandista della nostra Riviera, di pura marca goliardica fu il suo exploit alla Fiera di Milano del 1953 quando ebbe la pensata di distribuire per quindici giorni a italiani e stranieri, all’ora del caffè, ventimila bustine identiche a quelle dello zucchero con la scritta. “Attenzione! Campione di sabbia prelevato a Miramare (Riviera di Rimini), la più bella e accogliente spiaggia d’Italia”… [caption id="attachment_450229" align="alignleft" width="1023"] Umberto Bartolani nei panni del Podestà di Rimini sul set di "Amarcord" di Fellini (foto di Davide Minghini - Archivio Biblioteca Gambalunga)[/caption] Ma soprattutto, il nostro Commendatore si era ‘specializzato’ a comparire, nelle foto ufficiali, a stretto contatto con le Autorità che circondavano i Presidenti della Repubblica. Era il suo hobby, grazie al quale coglieva anche l’occasione di trasmettere al Capo dello Stato suggerimenti e richieste in favore della sua amata città. Riusciva

E sempre da noi si svolse il il XVI Congresso dell’ U.G.I con Marco Pannella, Gianfranco Spadaccia e Sergio Stanzani

-‘Scusa Gibo. Cosa intendevi dire, nella tua ultima cronaca, affermando che ai tempi della tua giovinezza Renzo Arbore era un ‘Principe della Goliardia’?- Poiché la domanda mi è stata rivolta da un cinquantenne, lì per lì mi sono stupito che non lo sapesse… Eh, già. Dimentico troppo spesso la mia età… Come diceva quel tale: “Dentro ad ogni vecchio c’è sempre un giovane che si chiede cosa gli sia successo”. Era invece perfettamente logico che l’amico ignorasse istituzioni defunte già al tempo della sua nascita… Figuratevi che non ne trovo traccia neppure su Wikipedia alla voce ‘Goliardia’… Beh, magari a molti di voi non glie ne potrà fregar di meno ma mi sento tenuto a riempire questa lacuna. Cominciando col dire che gli Ordini Sovrani erano costituiti su base cittadina o regionale. Bologna ad esempio era retta dal Sacer Venerabilisque Fictonis Ordo, la Liguria dal Dogatum Genuense, Roma e Torino da un Pontificato, Trieste e Padova da un Tribunato, Firenze dall’Ordine della Vacca Stupefatta, le Marche dalla Cricca Marchigiana. La nostra regione (ben lungi dal ritenersi collegata all’Emilia) si era costituita in Feudo Goliardico Romagnolo rappresentato nelle varie Città da un Castello retto dal Vassallo nominato dal Gran Feudatario di Ravenna. I titoli

“Appresso alla musica: premiata bottega di antiquariato musicale": su Rai2 un antidoto all’autoritarismo come agli eccessi del politically correct

Con il programma televisivo “Appresso alla musica: premiata bottega di antiquariato musicale” ho ritrovato, dopo diversi anni di assenza dai teleschermi, il volto di un vecchio amico. Uno dei pochi sopravvissuti Principi della Goliardia del periodo magico della mia giovinezza. Ricordo con affetto l’entusiasmo con cui il grande pubblico accolse trasmissioni come “Quelli della notte” e “Indietro tutta” nelle quali Renzo Arbore, clarinettista, showman, autore radiofonico e televisivo, ripropose lo spirito folle e surreale (e ormai dimenticato) che aveva animato generazioni di universitari nella loro lotta contro il conformismo, la censura, il bigottismo e l’ipocrisia. Ci riuscì, allora, selezionando e dirigendo con grazia e intelligenza, un gruppo di bravi artisti che del virus della Goliardia erano portatori ancora giovani e sani: Nino Frassica, Maurizio Ferrini, Andy Luotto, Riccardo Pazzaglia, Marisa Laurito, Simona Marchini, Roberto D'Agostino, Giorgio Bracardi, Massimo Catalano, Mario Marenco… Ma eravamo ancora nei favolosi anni 80, prima che la televisione commerciale becera e sguaiata prendesse il sopravvento. Ed ero con Renzo quel 14 ottobre del 2000 a Bologna, quando Lui, inaugurando il primo Museo in Europa dedicato alla Storia della Goliardia, osservò amaramente “Non c’è più gente che coltivi lo spirito di ‘quelli della Notte’… La nuova generazione si rifà

I lavori sullo Stretto inizieranno questa estate e termineranno nel 2032? Osta!

Osta. Questa esclamazione assume da noi i significati più diversi a seconda dell’intonazione con cui viene pronunciata, nonché delle virgole, dei puntini, degli articoli e dei complementi oggetto cui si accompagna. Vediamo di farne un breve riepilogo. a) Sottolinea una circostanza rilevante. Mi comunicano che il figlio di un caro amico si è laureato in Ingegneria elettronica con 110 e lode. Osta! (senza particolari inflessioni vocali). b) Osta, te… Qui, la pronuncia della ‘O’ viene allungata (Oooosta), accompagnata dal confidenziale ‘te’, ad esprimere, sia il riminesissimo avvertimento a un amico di non esaltarsi troppo (rectius: ‘sburoneggiare’) per il successo conseguito, che la sincera condivisione di quel successo. A Rimini sono passati ormai alla storia due ‘Osta te’. Quello del telegramma inviato da Fellini a Zavoli quando questi accettò la Presidenza della Rai, abbandonando la precedente attività di giornalista televisivo, e l’altro, rivolto direttamente da Titta a Fellini quando questi lo informò telefonicamente da New York, di aver vinto l’Oscar. c) In questa accezione la parola viene sillabata (O-sss-t-a) con accento tra il sofferente e il trattenuto. Succede ad esempio quando, giocando a calcetto, ricevi una pallonata nelle parti basse. Oppure allorchè rimani folgorato dall’improvvisa constatazione, di quanto sia pataca un personaggio, incredibile una situazione, imperdonabile

Ti prego di far entrare nella testa di tanti tuoi ministri che debbono piantarla con la loro resistenza passiva e qualche volta anche attiva alla visione che della Chiesa ha l’attuale Pontefice

Caro Gesù Per l’anno che viene Ti prego di far entrare nella testa di tanti tuoi ministri che debbono piantarla con la loro resistenza passiva e qualche volta anche attiva alla visione che della Chiesa ha l’attuale Pontefice. Che, proprio per questo riscuote il plauso di chi non crede nella precettistica ma che (al di la di ogni disquisizione sulla Divinità) ha sempre fatto il tifo per Te. A maggior ragione oggi quando imperversano ancora le guerre di religione… Pensa, caro Gesù, che sulla faccenda ci feci su anche una poesia. Che mi permetto di riproporre quale distillato sostanziale di come la pensano tanti come me. Pronti’? Via! Siamo obiettivi. Se il terrorista è innanzitutto un integralista che il suo Corano alla lettera prende e poi, con quello, sereno ti stende anche la Bibbia, che ha il nostro consenso va letta, sempre, con molto buon senso giacchè, se il testo tu segui a puntino rischi di fare lo stesso casino. Alla richiesta di uccidere il figlio il buon Abramo non battè ciglio “poiché è il Signore, ad averlo ordinato ‘sto sgozzamento non è reato” Col “Dio lo vuole”, roghi e Crociati furono, un tempo, giustificati e in più cademmo nel paradosso di massacrarci tra noi a più non posso divisi solo dalla lettura di qualche passo della Scrittura…. Beh, lo

Il dialogo tra due ragazzi seduti al Bar del Corso negli anni Sessanta

Anni sessanta. Dialogo tra due ragazzi seduti al Bar del Corso. -Beh, senti. La Mariola può dare anche un po’ fastidio per tutto il casino che fa alle feste. Ma preferisco le sbruvaldone come lei a certe gnorgne che son sempre lì a lamentarsi e non gli va mai bene niente. Giorgio -Per non parlare delle procaga come l’Ornella che se ne vanno via col naso all’insù, che sembrano tutte principesse del pisello. -Ehhh… di ‘sto pisello! Anzi, del pisellino! Perché vanitosa com’è ci scommetto che prima o poi si mette con quel patachino di Cicci che, se ci fai caso, non piscia mai in compagnia… -Per le origini nobiliari? - Ci metterei le p… -A me piace la Gabriellina. E’ vivace, allegra si fa delle gran risate alle mie barzellette… Una spippola che mi arriva solo qui, ma che ha tutte le sue cosine a posto davanti e dietro… - Beh, meglio le piccoline come lei che certe baldone come quella che sta passando adesso. - Mamma mia. Quella ti può stendere con una tozza! - L’ho vista spesso assieme a quella mezza sega di Arturo. Piccolo, magro… Gli estremi si attirano! -Fermi tutti!! Eccola che arriva! - Osta! E’ lei! Una patacca Mondiale! Occhio però. Guai a chi

Si può sviluppare un rapporto profondo anche con un albero? Io da bambino non avevo dubbi

A me, appassionato fin da bambino di films Western, quella faccenda del ‘fratello di sangue’ mi aveva sempre colpito. Le cose andavano pressappoco così. Il cow-boy buono (ma poteva essere anche una ‘giacca blu’, una guida, uno sceriffo e via dicendo, insomma l’eroe della storia) salvava un indiano dall’assalto di un puma, oppure dalla morte per sete nel deserto, o dall’impiccagione da parte dei coloni razzisti. L’indiano, a sua volta gli ricambiava il favore, di solito facendo fuori con una freccia il pistolero che tentava di colpirlo alle spalle. A questo punto la conclusione era inevitabile. L’indiano e il bianco tiravano fuori i rispettivi coltelli, si praticavano un taglietto nella mano, e mescolavano i loro globuli rossi. Mai e poi mai, da quel momento, si sarebbero potuti combattere. Erano diventati, per l’appunto, fratelli di sangue. Il che, bisogna convenirne, rappresenta qualcosa di più che essere semplici amici. Fu così che quando, a dieci anni, mi punsi per sbaglio un dito mentre stavo incidendo con un temperino le mie iniziali sulla corteccia di un giovane platano, mi venne da fantasticare che il mio sangue, mescolandosi con la linfa dell’albero potesse aver creato tra me e lui, un rapporto particolare. Una fratellanza, appunto… Il platano

Motivi che, per dirla col Codice Civile, rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza

Ieri Avete un bimbo di due anni, siete sposati da sei e avete deciso di separarvi consensualmente. Mi avete anche spiegato i motivi che, per dirla col Codice Civile, rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza.. Se le ragioni sono quelle lasciate che vi dica due parole. Lei, signora, lamenta i saltuari e inspiegabili scatti d’ira di suo marito e certi suoi strani prolungati silenzi. Bene. Può essere che, in quei momenti, nella parte più antica e profonda della sua psiche, si agiti ancora il ricordo di quello che per un milione di anni è stato il suo territorio. Quello dove ha combattuto i propri nemici e dove ogni giorno ha cacciato la preda da trascinare nel luogo caldo e protetto, ove lo attendevano la femmina ed i piccoli. Su quel territorio lui esprimeva il massimo della sua potenza. Cacciare, combattere, proteggere la propria famiglia. Lei in un certo senso ha invaso quel territorio, e da professionista sulla cresta dell’onda porta ora nella caverna più' prede di lui, impiegato di banca. E anche lei, caro amico, che protesta per la scarsa presenza in famiglia della consorte e per il fatto che sia sempre tanto stanca la sera, deve farsene una ragione. So benissimo che l’uomo