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Partendo dall’amore per gli animali non avremmo avuto nemmeno la Santa Inquisizione

Come tra gli uomini, dove si passa dal cretino integrale a Einstein e dal mostro di Londra a San Francesco, anche nel mondo animale esiste ovviamente una scala di valori. E senza che nessuno si offenda, mi pare che tra un moscerino del vino e la mia cagnolina Lea, dotata non solo della capacità di amare e soffrire ma anche di un finissimo senso dell’umorismo, corra una differenza di gran lunga superiore a quella che passa tra un gorilla e un hooligan del Regno Unito. Purtroppo gli animali vengono considerati dai cristiani più integralisti privi di anima e pertanto né più né meno che “cose” di cui l’uomo può fare ciò che crede. O per dirla come scriveva molti anni fa anni fa un giovane giornalista ravennate che spero, crescendo, abbia cambiato idea ‘come un ben organizzato cumulo di ossa nervi e frattaglie’ dall’effimera esistenza, senza diritti e al servizio esclusivo del Re dell’Universo come recita l’Antico Testamento. E pensare che in India, dove gli indù e i brahmani considerano sacra anche la vita di una formica (in quanto partecipe, come noi, dell’eterna essenza che permea l’universo) non esistono né società per la protezione degli animali, né leggi a tutela degli stessi.

Se il Papa fossi io farei in modo di riservare il seminario solo alle donne… Scherzo, naturalmente, meglio i seminari misti

Papa Francesco ha certamente ragione quando si preoccupa del fenomeno della pedofilia sacerdotale. Ho l’impressione però che, nella sua ultima esternazione (“Troppa frociaggine nei seminari”) abbia fatto un po’ di confusione tra la criminale pedofilia e l’innocua omosessualità. Infatti mentre l’omosessuale si rapporta soltanto a persone adulte e consenzienti, lo stesso non può dirsi per il pedofilo, che impedisce, col suo comportamento attivo, lo sviluppo di una normale personalità sessuale nella vittima. Entrambi i fenomeni hanno comunque in comune l’indifferenza nei confronti del genere femminile. Ed è qui che acquistano importanza le… ’regole d’ingaggio’ come mi sono permesso di definirle in una mia precedente malatestiana. Fino a quando, infatti, tali regole (celibato e voto di castità) indirizzeranno al Seminario giovani che dalle donne non si sentono attratti e magari scambiano questa loro prerogativa per vocazione, continueremo ad allevare all’interno della Chiesa una discreta percentuale di omosessuali e di pedofili. Purtroppo ’sto Pontefice, che abbiamo sempre considerato progressista, lascia davvero perplessi e non solo quando usa termini di cui pare ignorare sia il significato che la potenzialità offensiva. Talvolta appare anche contraddittorio. Per cui di ‘nuove regole d’ingaggio’ probabilmente non sentiremo mai parlare. Vi dico solo che, se il Papa fossi io, farei

“La v’ciaia… La n’ha frighè di zovne…” diceva la saggezza popolare ed è proprio così: una verità difficile da accettare

“La v’ciaia… La n’ha frighè di zovne…”(La Vecchiaia, ne ha fregati di giovani…) Poche parole per esprimere, sorridendo, una verità difficile da accettare. Quella che ti senti giovane ed invece… zac! la vciaia ti ha già beccato. Tu, lì per lì, non te ne accorgi. Magari sei uno sportivo, per esempio un ciclista, e ti fai la Panoramica da Pesaro come dieci anni fa. Ma non vuoi renderti conto che questo dipende dal fatto che, per continuare a stare col gruppo, prima hai smesso di fumare, poi hai eliminato il cicchetto, quindi ti sei messo a dieta e hai perso dieci chili e ora ti alleni tre volte la settimana su una nuova bici al carbonio fatta su misura. E’ come con l’areostato. Quando comincia a scendere butti giù un po’ di zavorra e quello si rialza. Poi comincia a calare ancora. Altra zavorra. Ritorni su. E così via. Ma è pura illusione. L’aria che hai perso non ritorna più. Però non ci pensi. Ti senti giovane e basta. Così ti viene voglia di fischiettare, come facevi sempre da ragazzo… Ma ecco ti rendi conto che la gente ti guarda in modo strano. Non si può. Vale anche per tutto il resto. Non puoi più

Nel giugno 2005, 11 milioni di sì contro un milione di no non bastarono ad abrogare la legge che vietava la fecondazione eterologa

Dopo il successo del primo Referendum (quello sul divorzio di cui la scorsa settimana ricorreva il cinquantenario), ve ne sono stati altri… E non tutti sono andati altrettanto bene. Giugno 2005. Fallisce per mancanza del ‘quorum' (con 11 milioni di sì e un milione di no!) il referendum abrogativo della Legge 19 febbraio 2004 che consente la fecondazione assistita ma vieta l’utilizzo di seme proveniente da donatore esterno. L’astensionismo è stato predicato soprattutto da un noto Cardinale. Dieci anni dopo a fare giustizia, per la gioia delle coppie sterili, ci pensa la Corte Costituzionale dichiarando la illegittimità del divieto. La Grande Provetta! Un Mondo immerso nella luce opalescente che filtra dall’immensa Cupola, ove. in virtù della relatività spazio-temporale, si è sviluppata una civiltà millenaria. Un mondo abitato da milioni di “Zoi”, come essi si definiscono, creati, secondo il loro Sacro Libro delle Origini, da un Essere Mitico situato nella Superiore Dimensione: il Grande Donatore. Ridotto, grazie ai prodigi della tecnica, alle dimensioni di uno spermatozoo, mi avvicino con la telecamera a un vecchio Zoo, calvo e malandato, seduto su una sedia a rotelle, la lunghissima coda inguainata da una consunta tonaca verde, riconoscendo in lui, con stupore, il possente Sommo Sacerdote,

Era stato promosso da D.C. e M.S.I. per abrogare la legge Fortuna-Baslini che sanciva il diritto allo scioglimento del matrimonio

Ricorre oggi il 50° anniversario del voto referendario (12 maggio 1974) che respinse la richiesta avanzata dalla DC e dal M.S.I (contrari tutti gli altri partiti) di abrogazione della legge 1.12.1970 che sanciva il diritto degli Italiani allo scioglimento del proprio matrimonio. Ne approfitto per effettuare una carrellata sul processo evolutivo, progressivo e inesorabile attraverso il quale è stato possibile pervenire (nonostante la strenua resistenza di una potente Chiesa Cattolica) a un divorzio tra i più aperti e e civili del pianeta. Scena I. Si svolge all'interno di uno studio legale subito dopo l'entrata in vigore (1 dicembre 1970) della Legge Fortuna-Baslini. Signora: -

Detto anche "il Capiscione" ci insegna come adeguare la nostra cucina al futuro globalizzato

Siamo periodicamente invasi da nugoli di “Esperti”, provenienti da varie parti della penisola, che si preoccupano altruisticamente di suggerirci dove abbiamo sbagliato, perché continuiamo a sbagliare e in che modo dovremmo invece comportarci a maggior gloria del nostro Turismo. Io li chiamo, affettuosamente, “capiscioni”: esperti, talmente esperti, da non nutrire il minimo dubbio sull’esattezza delle proprie diagnosi. E sono parimenti convinto che le loro previsioni sul futuro che ci attende, possano rivelarsi, alla fine, di straordinaria utilità. Prendiamo ad esempio “Il Super Esperto dell’Alimentazione”. Egli inizia il suo discorso affermando che dovremmo chiederci cosa potrà piacere - tra una decina d’anni- a un turista “medio”che trascorra le proprie vacanze a Rimini. Sarà, con ogni probabilità, un turista multietnico abituato a nutrirsi “all’ingrosso” spendendo il meno possibile. E in un mondo globalizzato, non potremo più pretendere di imporgli i nostri gusti, la nostra cucina. Sbaglia dunque chi oggi difende a spada tratta i sapori, i vini, i prodotti locali, e il nostro modo di fare ristorazione. Continuare su questa strada, significa, “morire di retorica”. Insomma, volenti o nolenti, se vogliamo sopravvivere all’incalzare dei tempi nuovi dobbiamo “abituarci ad essere gradevolmente volgari”. E l’Esperto ci spiega, inoltre, che la moderna tendenza americana in campo nutrizionale

Bastano pochi anni di differenza per estasiarsi oppure annoiarsi con la Chitarrina jazz di Arbore, eppure per fortuna ci si può contaminare anche fra generazioni lontane

La scorsa settimana Renzo Arbore nella (per me!) imperdibile trasmissione “Appresso alla musica” (ogni giovedì su Rai 2 alle 23,10) ha riproposto la canzoncina che nel 1986 al Festival di Sanremo gli fruttò, clamorosamente, il secondo posto. E confesso che ho riascoltato la storia del Clarinetto il quale non riuscendo a provar soddisfazione in solitudine cerca la Chitarrina disponibile di turno, con la stessa grande goduria di allora. Ritengo infatti che con quel pezzo, da lui scritto, musicato, cantato, suonato e recitato, Arbore abbia espresso ai massimi livelli non solo il suo talento di musicista swing ma anche l’indistruttibile spirito goliardico (trionfante in “Quelli della notte”!) che lo ha costantemente accompagnato nel suo lungo percorso artistico. Bene. Non ho saputo resistere al desiderio di fare ascoltare la registrazione de ‘Il clarinetto’ a un mio nipote da poco maggiorenne per condividere con lui il mio entusiasmo. Beh, me lo dovevo aspettare. Gap generazionale? Per quanto riguarda la musica bastano addirittura pochi anni di differenza! Prendiamo due fratelli: Giorgio classe 1940 e Mauro 1948. Li vediamo, nel settembre '63, entrare assieme nel negozio di dischi più fornito di Rimini, la Dimar. Giorgio cerca Sing Sing di Benny Goodman nell’edizione originale registrata con la

Il proverbiale autolesionismo riminese che ha inchiodato col fuoco amico i vini Felliniani e molto altro

-“Quanto è buono il Sangiovese- che si beve sulla via-soprattutto sulla mia…” -Senti come è allegro oggi Lorenzo De Medici- mormora Sigismondo Malatesta rivolto a Federico Fellini che siede vicino a lui su una nuvoletta bianco-rossa. - Ci credo! Il Magnifico ha sempre la Toscana nel cuore e gli ultimi dati sulla vendita del suo Chianti delle strade Medicee l’hanno messo di buonumore… - “Chi vuol esser lieto sia- del doman non v’è certezza!”… Soprattutto per quanto riguarda il vostro Sangiovese! - esclama ilare Lorenzo, rivolto ai due riminesi. - E’ vero!-risponde Federico sorridendogli- Col vino voi toscani ci sapete davvero fare, debbo riconoscerlo. Il vostro Chianti altro non è che un buon Sangiovese, eppure, diversamente da noi, siete riusciti a conferire al vostro prodotto, un’anima, un fascino, che creano aspettativa e fiducia… Come quando avete fatto diventare famoso il “Nobile di Montepulciano” associandolo alla suggestive Cantine che si trovano nei sotterranei di quel Borgo rinascimentale… -Già! E noi invece sempre indietro come le palle dei cani- brontola Glauco Cosmi, seduto in disparte su un nuvolone nero. Appena un riminese ha una buona idea nasce subito un comitato contro…. Come con la Cittadella del vino di quell’Alfredo Monterumisi che voleva lanciare le grotte vinarie di

Cosa sarebbero l'Italia e la Romagna senza il loro artigianato?

Artigianato. Ne ho parlato due settimane fa a proposito della necessità di tutelare la tradizionale conduzione dei nostri stabilimenti balneari. Aggiungo che mi sono sempre sentito particolarmente vicino alla categoria. Un sentimento che nasce dall’ammirazione per una forma di intelligenza, quella manuale, che io pongo sullo stesso piano di quella intellettuale. E’ l’intelligenza di chi manipola, plasma, inventa, sperimenta, risolve e infine crea. Da qui, il desiderio di avvicinarmi al mondo, affascinante, di chi questa intelligenza possiede al massimo grado. Desiderio esaudito, grazie al caro amico scomparso Mauro Gardenghi per quarant’anni Segretario della Confartigianato e promotore di straordinarie iniziative nel settore, che mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con personaggi indimenticabili. E di capire che all’intelligenza delle mani si accompagna sempre il battito del cuore. Già, il cuore. Lo senti, questo cuore, anche quando l’artigiano diventa piccolo imprenditore. Perché, comunque vada, i rapporti che il Maestro ha con i dipendenti sono gli stessi che intrattiene con i figli cui ha trasmesso la gioia di trasformare la materia in un prodotto artistico unico e irripetibile. Il nostro Artigianato non ha eguali. E ciò per il semplice fatto che siamo portatori di una tradizione di cose belle da quando - tanto per

Assumiamo diversi aspetti a seconda del punto di vista di chi ci osserva. E dunque non siamo nessuno

Un vecchio collega di Forlì che non vedevo da anni mi dice, durante una passeggiata lungo le imbarcazioni ormeggiate sulla Via Destra del Porto, di avermi sempre ritenuto un esperto di nautica. Un po’ stupito (considerati i trascorsi rapporti esclusivamente professionali) gli chiedo come si sia fatta questa idea. Mi risponde di aver molto apprezzato, ‘tantissimi anni fa’, la mia telecronaca di un regata organizzata dal Club Nautico di Rimini. –Ricordo che avevi in testa un berretto da marinaio che ricordava molto quello di Corto Maltese…”. Gli spiego che il fatto risale ai tempi pioneristici di Telerimini quando (giovane legale dell’emittente e con qualche esperienza televisiva alle spalle) avevo accettato di sostituire il cronista ufficiale di quella gara, infortunatosi all’ultimo momento in un incidente stradale. E gli confesso che, pur possedendo allora e in società con tre amici una vecchia iole olimpica di seconda mano, non sapevo proprio nulla di competizioni nautiche. Non solo! Da autodidatta maldestro (per quella barca non occorreva la patente) rischiavo regolarmente una collisione ogni volta che rientravo in porto… Però sapevo di poter contare sull’amico carissimo (e purtroppo scomparso) Vezio Amati, esperto navigatore, che, per l’occasione, mi ospitò sulla sua imbarcazione sussurrandomi continuamente all’orecchio le nozioni

Indispensabile salvaguardare il modello del bagnino romagnolo

Si parla e si scrive molto in questi giorni di artigianato italiano. Di come costituisca una eccellenza nella sua peculiarità, una vera grande ricchezza per il nostro paese. E, di conseguenza, della necessità che venga aiutato concretamente a superare il calo dei consumi, la tirchieria delle banche, gli affitti alle stelle e, mi permetto di aggiungere, la direttiva europea detta Bolkestein. Già. Perché ciò che caratterizza e ha reso imbattibile il nostro modello balneare è proprio l’anima artigianale. Quella dell’uomo, libero, creativo, indipendente, al centro del ciclo produttivo, e dunque immerso in una attività non alienante, basata sulla prevalente conduzione familiare e in grado, come tale, di coinvolgere anche affettivamente i fruitori del servizio. C’è perfino chi (e non mi riferisco soltanto ai residenti) ha visto crescere figli e nipoti assieme ai figli e ai nipoti del ‘suo’ bagnino! Se poi pensiamo che, su tutto questo, viene calato l’asso della romagnolità, vale a dire un modo di interpretare l’accoglienza che ha fatto scuola in tutto il mondo, riusciamo a capire perché neppure i cinesi, che ormai sono dappertutto, si siano mai sognati di investire su una sabbia che parla soltanto romagnolo. Indispensabile, di conseguenza, salvaguardare questo modello quando, al rinnovo delle concessioni

Il racconto, e la lacrima, dell'operatrice socio-sanitaria

“Quando entri nella vita della gente le giornate non finiscono mai. La cosa più brutta è che cominci pian piano a identificarti con quelli che cerchi di aiutare, e che finiscono poi per cercare solo te, sempre te, in tutte le ore del giorno e della notte… Certe volte non riesci più a distinguere la tua vita dalla loro e poi cominci a chiederti se sei veramente all’altezza, e questo è un tarlo che ti rode dentro e ti consuma…”. “Lavori mesi e mesi per convincere un tossico a mollare la sostanza e a scalare col metadone e poi arriva il figlio di puttana che gli dà la dose gratis e in un attimo quello si ritrova nella merda di prima… Da me vengono i poveracci che sciolgono ero tagliata male nei cucchiaini sporchi riscaldati con gli accendini e che per una dose rubano e spacciano, io cambio siringhe sterili con quelle usate, distribuisco consigli e preservativi alle tossiche che si fanno per trovare la forza di prostituirsi e che si prostituiscono per potersi rifare di nuovo rimediando la roba anche per quel porco del loro uomo che altrimenti le mena…”. “Comunque negli ultimi anni tutto è cambiato. I vecchi tossici dell’ero,