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Da Sgarbi a Tonini i trombati in Europa e nei Comuni

La matematica, si sa, non è un'opinione. Ma se applicata alla politica, talvolta ci aiuta a farcela, un'opinione. Se non addirittura due, come in altrettanti casi derivanti dallo scrutinio delle elezioni appena concluse. Primo caso: sommando le percentuali ottenute dalla Meloni (Fd'I 28,81) e dai suoi due accoliti, Tajani (F.I. 9,61) e Salvini (Lega 9), si ottiene il 48,4%. Che certo non è poco, ma comunque inferiore di oltre quattro punti rispetto a quel cumulativo 52,5% che sono state in grado di portare a casa le sei liste composte da formazioni politiche che si oppongono al Governo: Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Pace Terra Dignità, tutti i giorni; Movimento 5 Stelle, a seconda degli umori dell'umbratile Conte; Azione, ma solo quando Calenda si dà il consenso davanti allo specchio; l'ardita miscellanea radical-qualcosa di Stati Uniti d'Europa, a patto che Renzi sia quel giorno a far affari in Arabia Saudita. L'opinione che ne consegue, almeno per me, è la seguente: si macchierebbe di bastardaggine, non solo politica, chi si sottraesse all'obbligo di mettercela tutta affinché, alle prossime elezioni politiche, quell'odierna maggioranza numerica si trasformi in un risultato che manda a casa Meloni e il suo clan. Secondo caso: Fratelli d'Italia passa dal 26%

Cosa succederà quando l'intelligenza artificiale avrà sconfitto quella umana

In questo inizio d'estate turistica si è molto parlato e scritto delle difficoltà a reperire personale disponibile “a fare la stagione”, come si diceva una volta. Fra quanti dibattono sulla causa di questo fenomeno si contano due scuole di pensiero. C'è chi nutre la stravagante convinzione che sia tutta colpa della perdurante nostalgia verso il soppresso reddito di cittadinanza, che avrebbe fatto ulteriormente diminuire la voglia di lavorare, soprattutto dei giovani. Altri invece se la prendono, a maggior ragione, con il troppo lavoro nero che contrassegna il turismo, con orari spesso sovrabbondanti e salari sottostimati. Ma due giorni fa è successa a Rimini una cosa che può far presagire il venir meno, di qui a qualche tempo, di questo fastidioso assillo che ogni anno, a metà primavera, si trova a dover affrontare l'imprenditoria turistica della nostra Riviera. Come si sarà capito, mi riferisco all'inaugurazione in pompa magna di quell'albergo che avrà zero dipendenti iscritti all'anagrafe con nome e cognome, poiché, come ha dichiarato il titolare «

La guerra del capogruppo di Fratelli d'Italia contro i minimarket di Rimini mare

Ha sicuramente fatto piacere a tanti la notizia che Rimini si appresta ad onorare la memoria di Marco Pantani, dedicandogli una statua all'interno del “Parco del Mare”, sul Lungomare della città in cui la sua vita ha avuto il tragico epilogo. Per il bene che gli Italiani hanno voluto a questo splendido e sfortunato ragazzo, c'è da augurarsi che quel prestigioso e meritato riconoscimento ponga finalmente termine al triste martirio a cui, proprio qui a Rimini, è stata a lungo sottoposta la memoria di Pantani, per effetto di comprensibili motivazioni affettive, supportate da strategie legali tese a negare l'inequivocabile evidenza con cui la Procura della Repubblica ha saputo ricostruire la tragica fine del grande campione. A proposito della Procura della Repubblica riminese, per sua fortuna Nordio, occupato com'è a fare da reggicoda alla Meloni e ai post-berlusconiani nel mettere il guinzaglio alla Magistratura, non ha letto le nostre cronache di questi ultimi giorni, altrimenti il solerte passaparola della Spinelli ci avrebbe già reso edotti di una sua solenne incazzatura. Il motivo è presto detto. Come si sa, commentando in TV le vicende giudiziarie di Toti “beneficiante e beneficiato”, il Ministro della Giustizia non le ha mandate a dire agli inquirenti genovesi,

Resistenza con la minuscola, senza comunisti e solo contro lo straniero, Chiara Bellini vicesindaco al maschile: passato e presente riscritti dal consigliere Fd'I di Rimini

Appena un attimo dopo la conclusione della manifestazione del 25 Aprile, Rufo Spina si era subito lasciato andare ad una pisciatina stizzosa contro la Vicesindaca di Rimini, rea di non aver riservato neppure una leccatina al Governo in tutta la sua orazione celebrativa, che avrebbe poi addirittura concluso a pugno chiuso. Non pago di quella sua ridondante performance, egli l'ha successivamente replicata in Consiglio Comunale, dove è tornato a chiedere al Sindaco di cacciare dalla Giunta Chiara Bellini, che lui continua a chiamare «il Vicesindaco» perché convinto, sull'esempio della Meloni, che una donna che detenga una qualche funzione di potere debba obbligatoriamente assumere un'impronta virile: se no che potere sarebbe? Udito l'arrogante arzigogolare dell'interpellante, il Sindaco gli ha risposto per le rime, diversamente da quanto avrebbe fatto se Rufo si fosse limitato ad esternare a cuore aperto le sue angustie, esprimendosi più o meno così: “La prego di tener conto del mio travaglio interiore, Signor Sindaco. Come temevo, il farmi vedere alla manifestazione del 25 aprile mi ha reso ancora più inviso a quelli che nel mio partito già mi consideravano un “fratellastro d'Italia”, avendo io politicamente scelto la destra non perché ispirato dal molto che resta della truculenza neofascista, ma in quanto

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