Il 5 giugno 1944 il Commissario Straordinario per la Città di Rimini, Ugo Ughi, invia un Promemoria al prefetto di Forlì sulla drammatica situazione dopo oltre 6 mesi di bombardamenti. [caption id="attachment_42885" align="aligncenter" width="667"] Bombardamento su Rimini del 30 marzo 1944[/caption] Lo riproduciamo integralmente: AL CAPO DELLA PROVINCIA FORLÌ PROMEMORIA N.1 - RIMINI, GRANDE MUTILATA D'ITALIA li 5 Giugno 1944 XXII A - DISTRUZIONI DA INCURSIONI AEREE (Si allega Album Fotografico per il DUCE) [nda: purtroppo le fotografie che accompagnavano questo promemoria sono andate perdute] Diciannove bombardamenti à subito finora la Città di Rimini: Novembre 1943 nei giorni I - 26 - 27 Dicembre 1943 " 28 - 29 - 30 Gennaio 1944 " 21 - 29 Febbraio 1944 " 8 Marzo 1944 " 22 - 24 - 26 - 27 Aprile 1944 " 2 - 12 - 24 - 29 Maggio 1944 " 19 Giugno 1944 " 5 Quelli avvenuti nelle date sottolineate sono stati i più violenti e indiscriminati: nettamente terroristico e di eccezionale intensità quello del 28 dicembre che colpì l'intera Città e la periferia con effetti spaventosi. Danni alle persone Morti - circa 500. Il numero delle vittime è relativamente limitato Feriti - circa 750 sia per la rapida evacuazione attuata, sia per la disciplina, l'alto spirito e il coraggio della popolazione, che mai si è perduta
Un episodio oscuro, di cui si hanno pochi dettagli, è quello che avviene nel 1543 e che riguarda San Marino. Lo stesso Carlo Tonini, che lo riferisce a fine '800, dice di non averne saputo mai nulla finché "a farcene esperti viene ora una bella memoria dell’amico prof. Marino Fattori Sammarinese, tratta da documenti inediti di quegli Archivi pubblici". C'è dunque un tal Fabiano da Monte S. Savino, località della Valdichiana fra Arezzo e Siena; è un soldato ed è nipote del Cardinal Giovanni Maria dal (o di, da) Monte, che poi sarà papa col nome di Giulio III. La famiglia Ciocchi Del Monte si fatta strada grazie ad illustri uomini di legge ma è con il cardinale che ha acquisito un peso rilevantntissimo, fino a ottenere la contea avita di Monte San Savino in feudo da Cosimo I de’ Medici quando assurgerà ala cattedra di Pietro nel 1550. Ma Fabiano evidentemente è già da prima a sua agio nella corte pontificia, perché si trova nel seguito di papa Paolo III quando il pontefice si ferma a Bologna. [caption id="attachment_42674" align="aligncenter" width="1305"] Il cardinal Giovanni Maria Ciocchi del Monte, poi Papa Giulio III, ritratto dal bolognese Prospero Fontana[/caption] E qui qualcuno inizia a covare l'impresa:
Il 3 giugno 1999 si svolge la cerimonia della posa della prima pietra dei nuovi quartieri della Fiera di Rimini. L'inaugurazione è prevista per il 2001. Come sottolinea il presidente dell'Ente Fiera Rimini, Lorenzo Cagnoni, "L’investimento che la provincia di Rimini ha deliberato per la nuova Fiera, è un investimento di tutto rispetto: 214 miliardi per quanto riguarda il quartiere in senso stretto e alcune decine di miliardi per le opere di collegamento". Il nuovo quartiere espositivo ospiterà 12 padiglioni climatizzati e privi di colonne su una superficie totale di intervento di 360 mila mq, con 6 mila posti auto, terminal trasporti, 10 punti di ristorazione, sala convegni da 700 posti, altre due da 200 e varie minori. Il progetto è del tedesco Volkwin Marg dello Studio GMP di Amburgo; le imprese chiamate a realizzarlo la ATI Impregilo di Milano e la SCI Costruzioni di Genova. E' già in previsione la realizzazione della stazione ferroviaria per la nuova fermata Rimini Fiera sulla linea Bologna - Ancona. Oggi la Fiera di Rimini fa parte di IEG - Italian Exibition Group, che si presenta così: "L’internazionalizzazione è la nuova frontiera dell'attività per le fiere italiane, strumenti indispensabili per supportare il processo di espansione delle aziende in tutti settori. Fiera di Rimini
Il 30 gennaio 1945 nella riunione del consiglio dei ministri, come ultimo argomento, si discuteva del voto alle donne. La questione fu esaminata con poca attenzione, ma la maggioranza dei partiti (a esclusione di liberali, azionisti e repubblicani) si dimostrò favorevole all'estensione. Il 1 febbraio 1945 venne emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni. Le uniche donne ad essere escluse erano citate nell'articolo 354 del regolamento per l'esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza: si trattava delle prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case dove era loro concesso di esercitare la professione. Il 21 ottobre 1945 papa Pio XII, in presenza delle presidenti del CIF (Centro Italiano Femminile) si dimostrò favorevole al suffragio femminile affermando: “Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione [..] per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione”. Con queste parole Pio XII, adeguatosi ai tempi, aveva interrotto la tradizione clericale in merito alla questione. Il decreto Bonomi tuttavia
Scrive Iano Planco (Giovanni Bianchi) su "Novelle letterarie" di Firenze del 22 giugno 1771: "La venuta delle Balene nel mare Adriatico è cosa molto rara, con tutto ciò anche in esso capitano talora con altri pesci cetacei di gran mole". E il dotto riminese prosegue: "Ora qui vi voglio riferire una Balena viva, che capitò in questa spiaggia il dì 3 di questo mese di giugno, dopo una gran burrasca di vento e d'acqua, che fu la notte antecedente a questo giorno, il quale la mattina essendosi fatto sereno, fu da un contadino lavoratore di questo Spedale, che era a caccia per le quaglie vicino al mare, veduto guizzare nel mare poco distante da terra un grandissimo pesce in poca acqua, e in un luogo vicino chiamato la Pantera, per la caccia, che ivi una volta si faceva alle anitre selvatiche, il qual luogo è anche chiamato la Sagramora da una fonte d'acqua perenne". [caption id="attachment_259576" align="aligncenter" width="802"] La fonte Pantera a Rivabella[/caption] Il luogo tutt'ora conserva quel nome, così come la fonte che si vede presso il passaggio a livello ferroviario di Rivabella. Nome che non a che fare con il grande felino, ma con "pantano". Deriva dal tardo latino in
Il primo di giugno del 1449 muore Polissena Sforza, seconda moglie di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Polissena era nata a Fermo nel 1428, figlia del (non ancora) duca di Milano Francesco Sforza e della sua amante Giovanna d'Acquapendente, detta La Colombina, che fu legata allo Sforza per 17 anni dandogli cinque figli. Lo Sforza volle quel nome in memoria della sua prima moglie, Polissena Ruffo principessa di Rossano, morta nel 1420 forse avvelenata da uno zio insieme ad una figlioletta di un anno, Antonia Polissena. [caption id="attachment_469929" align="aligncenter" width="800"] Francesco Sforza Duca di Milano[/caption] Il 29 aprile 1442 la quattordicenne Polissena sposa a Rimini Sigismondo, 25 anni. In quel momento fra Malatesta e Sforza l'alleanza è di ferro; questo matrimonio ne è il suggello. La prima moglie di Sigismondo, Ginevra d'Este, era morta nel 1440 senza avergli dato figli. Le nozze "fonno bellissime, famose et sontuose cum molto ordine et provedimento": si finisce di festeggiare solo il 2 maggio. Subito dopo Sigismondo parte con 1600 cavalieri e 400 fanti per andare ad aiutare il neo suocero nella Marca. La dote di Polissena è Mondavio, capoluogo di Vicariato con giurisdizione su ventiquattro castelli, che subito Sigismondo fa abbellire e fortificare. [caption id="attachment_469930" align="aligncenter" width="709"] La rocca e il castello di Mondavio[/caption] Entro la fine
Rimini, 31 maggio 1799: «Oggi è stata un’altra giornata di gran funesta; verso mezzo giorno si è saputo che il Conte Fabert Francese con circa 150 soldati Piemontesi, e altri di suo seguito veniva con un canone avanti per entrar in Città. Tutti li nostri Solevati, con li Contadini ed alla testa il Tenente Carlo Martiniz sono andati in contro con canone, ed hanno fugati li Nemici, col far prigionieri sette, e morti si dice altrettanti; vanno dietro al Comandante, e tutti gli altri si sono dispersi; questa sera hanno fatti prigionieri altri, e presi due pezi di canone. La nostra popolazione è molto riscaldata. Il nostro vescovo Feretti ha fatto un fervorino sulla Piazza della Fontana al Popolo, ha fatto liberare il Padre, ed il Figlio Zavagli dall’arresto, ed ha creato unitamente al popolo un Magistrato, ed il Comandante Civico. Il Magistrato è composto di 5 soggetti: Ercole Bonadrata, Marco Bonzetti, Girolamo Soleri, Carlo Zollio, e Giuglio Cesare Bataglini, ed il Comandante Giovanni Battista Agolanti. La residenza del Magistrato è in Casa Gambalunga». Così riporta il mercante Nicola Giangi negli appunti quotidiani vergati nel suo stentato italiano. Ma cosa sta succedendo? Rimini è nella Repubblica Cisalpina; la Repubblica Francese, dopo
Giovanni Maria ("Nino") Pedretti nasce a Santarcangelo il 13 agosto 1923, figlio di un impiegato comunale e di una maestra elementare, Maria Cola. Il padre, Luigi Renato, è noto in paese come appassionato di archeologia e studioso di storia locale: le sue ricerche del 1936 avevano dato impulso alla scoperta delle grotte di Santarcangelo. Trascorre l’infanzia nella casa di via del Tavernello. Nel 1928 nasce sua sorella Giaele. Dopo essersi diplomato presso l’Istituto per geometri di Rimini, nel 1942 è chiamato alle armi a Trieste, da dove fugge dopo l’8 settembre 1943 per tornare a Santarcangelo e scappare poi a San Marino. Nell’immediato dopoguerra si unisce al gruppo di intellettuali santarcangiolesi noto con il nome di “E’ cìrcal de giudéizi” di cui fanno parte fra gli altri Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Gianni Fucci, Flavio Nicolini, Rina Macrelli. Dopo aver conseguito il diploma di maestro presso l’Istituto Magistrale di Forlimpopoli si iscrive all’Università di Urbino dove si laurea nel 1949 con una tesi sul jazz. Successivamente si trasferisce in Germania. Rientra in Italia e dopo un breve periodo come addetto alle pubbliche relazioni presso l’Azienda nazionale idrogenazione combustibili (ANIC) di Ravenna, ricopre provvisoriamente il ruolo di insegnante di inglese a Forlì. Ha inizio un periodo di relativa stabilità, cui contribuisce anche il
Il 29 maggio 1278 l'imperatore Rodolfo I d'Asburgo scioglie le città della Romagna dal giuramento di fedeltà che egli stesso aveva ottenuto nel novembre 1275. Con questo atto termina la secolare disputa fra papato e impero sulla sovranità degli antichi domini dell'impero romano che, unici superstiti in un'Italia ormai quasi tutta dei Longobardi, si era chiamata Romània e che aveva la città esarcale di Ravenna quale capitale imperiale. Già nel 754 la Chiesa di Roma era riuscita a farsi cedere Esarcato e Pentapoli da Pipino il Breve, padre di Carlo Magno, che li aveva strappati ai Longobardi. E i papi accampavano anche la donazione di Costantino, di cui ancora nessuno sospettava la falsità. Ciò nonostante non erano mai riusciti a far valere le loro pretese. Finchè la rovina degli imperatori svevi Hohenstaufen aveva loro spianato la strada. E' vero, la Parte Ghibellina in Italia era ancora forte, sebbene l'impero fosse rimasto senza guida per ben 28 anni, dalla deposizione di Federico II da parte di papa Innocenzo IV nel 1245 e poi la sua morte nel 1250, fino all'elezione di Rodolfo I nell’ottobre 1273. Durante questo periodo vennero eletti Re dei Romani Enrico Raspe, Guglielmo II d'Olanda, Alfonso X di Castiglia
Il 29 maggio 1832 viene pubblicato a Rimini il "Piano di esecuzione dei lavori atti a migliorare e rinnovare l'antichissimo acquedotto della Pubblica Fonte ormai resosi inservibile". Insieme al "Promemoria pratico" del fontaniere Innocenzo Mussoni, questo documento risulta fondamentale per la conoscenza della Fontana della Pigna e del condotto di epoca romana che la alimentava. Infatti, come scrivono Marco Pretelli e Andrea Ugolini in "Le fontane storiche, eredità di un passato recente" (Alinea E., Firenze 2011) per la prima volta «si viene a conoscenza dell'estensione dei condotti, indicata in 908 metri, della profondità del pozzo della sorgente e del suo diametro , oltre che della presenza di sfiatatoi, detti 'torrini' data la loro conformazione, e della consistenza materica dei condotti». [caption id="attachment_41877" align="aligncenter" width="675"] I "torrini" in un disegno di Severino Bonora (1838 ca.)[/caption] Si accerta la veridicità della tradizione: quel pozzo profondo 9 metri e del diametro di 32 centimetri è stato realizzato «in epoca romana con anelli di pietra o marmo posati su uno strato argilloso impermeabile». Tutto questo era stato ritrovato nell'Archivio di Stato di Rimini e studiato da Annamaria Bernucci fra il 1991 e il '92. Nel 1993 il materiale viene pubblicato per la prima volta nel libro "Le fontane di Rimini. Acque da bere acque da vedere" a cura
Il 28 maggio 1813 viene solennemente aperto il Cimitero di Rimini. Come racconta Carlo Tonini, «Fin dall’anno 1808 erasi proposto nel Consiglio comunale di erigere in Rimini il pubblico Cimitero, secondo una prescrizione o legge governativa». In realtà la discussione dura da molto prima e in tutti i territori soggetti in qualche modo a Napoleone. Tutto aveva avuto inizio infatti con il cosiddetto editto di Saint Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures), emanato dal Bonaparte appunto a Saint-Cloud il 12 giugno 1804. L'editto aveva stabilito che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Nel nome dell'Égalité, si volevano così evitare discriminazioni tra i morti. Per i defunti illustri, invece, era una commissione di magistrati a decidere se far scolpire sulla tomba un epitaffio. Questo editto aveva quindi due motivazioni: una igienico-sanitaria e l'altra politico-filosofica. Vi erano poi le reminiscenze classiche, a quell'epoca al culmine della loro rivalutazione: anche gli antichi romani seppellivano solo fuori le mura. Ma con il Cristianesimo si era preso a deporre i defunti all'interno delle chiese o almeno il più vicino possibile a un luogo consacrato, sia che si trovasse dentro le città che al loro esterno. [caption
Il 27 maggio 359, partono da Costantinopoli i messi dell'imperatore Costanzo II con i dispacci che convocano il Concilio di Rimini. O meglio un sinodo, poiché non si convocava l'Ecumene, ovvero tutto l'impero, ma solo la sua parte occidentale. Secondo le fonti vaticane, le uniche disponibili, saranno circa quattrocento i vescovi dell'Occidente che risponderanno all'appello e si recheranno ad Ariminum. Un numero che appare esorbitante, quando si tenevano sinodi con meno di 100 vescovi. Concilio o sinodo che fosse, si doveva concludere entro il 31 dicembre, in modo che l'imperatore potesse aprire l'anno nuovo con la ritrovata pace religiosa. Ne aveva quanto mai bisogno. Costanzo II si era ritrovato unico imperatore romano nel 350, quando era stato assassinato il fratello Costante, cui era spettato l'Occidente nella divisione dell'eredità del padre Costantino il Grande. Ma aveva sempre dovuto combattere duramente contro usurpatori che si erano proclamati successore di Costante, dal generale franco Magnenzio a Costanzo Gallo, figlio di un fratellastro di Costantino. Non bastasse, c'erano le pressioni dei Sasanidi dalla Persia, gli Alamanni da arginare, l'ennesima rivolta della Gallia al seguito del nuovo usurpatore Silvano, l'ascesa apparentemente inarrestabile del pagano Giuliano, che poi gli sarebbe succeduto come imperatore, l'ultimo nella storia ancora fedele alla