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25 maggio 1927 – Nasce a Viserba il poeta Elio Pagliarani

Il 25 maggio 1927 nasce a Viserba di Rimini Elio Pagliarani, figlio di Giovanni e di Pasquina Pompili. Il nome della famiglia ha sempre oscillato, anche negli atti anagrafici, tra Pagliarani e Paglierani, come spesso accadeva un tempo. Il padre proveniva da una famiglia di allevatori di cavalli ed era “fiacrista”, esercitava cioè la professione di vetturale. La famiglia era imparentata alla lontana con quel Luigi Pagliarani accusato nel 1867 dell’assassinio di Ruggero Pascoli, padre del futuro poeta Giovanni e amministratore della tenuta dei principi Torlonia a San Mauro; da quell’accusa fu poi prosciolto.

Laureatosi in Scienze politiche a Padova, Elio si trasferisce negli anni Quaranta a Milano, dove lavora nella scuola e collabora a giornali e riviste. Negli anni Sessanta va a vivere a Roma, abitando in Via Margutta, “la via degli artisti”. Pagliarani collabora alle più importanti riviste letterarie del secondo Novecento, come Officina, Quindici, Il Verri, Nuovi argomenti, Il Menabò.

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Negli anni Cinquanta è redattore dell’Avanti! e a partire dal 1968, diventa critico teatrale per Paese Sera.

Nel 1971 fonda la rivista Periodo Ipotetico diventandone il direttore; fa pure parte della redazione di Nuova Corrente. Negli anni Ottanta fonda e dirige con Alessandra Briganti la Rivista di Letterature Ritmica.

Oltre a far parte del Gruppo 63 (insieme, fra gli altri, ad Alberto Arbasino, Nanni Balestrini, Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, Giorgio Celli, Furio Colombo, Oreste Del Buono, Umberto Eco, Angelo Guglielmi, Giorgio Manganelli, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti, Sebastiano Vassalli) e ad essere presente nell’antologia dei Novissimi (con Alfredo Giuliani, Edoardo Sanguineti, Antonio Porta, Nanni Balestrini) è tra i fondatori della Cooperativa di scrittori (con Luigi Malerba, Walter Pedullà, Angelo Guglielmi, Alfredo Giuliani).

Risale al 1954 la sua prima raccolta di poesie, Cronache e altre poesie a cui seguiranno Inventario privato nel 1959 e, nello stesso anno, nel n.14 di Nuova Corrente “Progetti per la ragazza Carla”. Il poemetto sarà poi interamente pubblicato nel 1960 nel n.2 de Il Menabò e ripubblicato nel 1962, insieme alla precedente produzione con il titolo La ragazza Carla e altre poesie.

“La ragazza Carla” ottiene un grande, inatteso e duraturo successo anche presso il grande pubblico; certamente uno dei pochi “casi letterari” italiani che abbiano riguardato un’opera di poesia. Il tono dimesso e privo di tensione emotiva, uno stile che adotta la lingua parlata nelle sue forme maggiormente trasandate (sintassi frantumata, giunzioni antigrammaticali, anacoluti) e utilizzando il linguaggio pubblicitario e commerciale, hanno catturato anche i lettori meno avvezzi ai versi.

Nel 1964 l’autore pubblica Lezione di fisica che nel 1968 farà parte di Lezioni di fisica e Fecaloro.

Inizia in questo periodo la stesura de La ballata di Rudi, il suo secondo romanzo in versi, di cui una parte verrà pubblicata nel 1977 con il titolo Rosso corpo lingua oro pope-papa scienza. Doppio trittico di Nandi mentre l’edizione definitiva e completa si avrà solamente nel 1995.

Tra l’ultima produzione si segnala La bella addormentata. Dal 1988 è stato direttore della videorivista internazionale di poesia VIDEOR.

Muore a Roma l’8 marzo 2012, all’età di 84 anni.

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La poesia di Pagliarani affronta temi realistici, come quello del lavoro, dell’economia e della vita delle classi subalterne. Ricerca la ritmicità poetica nel discorso quotidiano, anche se ad un’attenta analisi metrica, molti componimenti sono riconducibili a misure tradizionali (come l’endecasillabo), che emergono a tratti, dissimulati nel verso lungo.

«Il primo mese è andato molto bene tre per cento, c’è un guadagno di trentamila lire / il tuo stipendio zia, il tuo vecchio stipendio o quasi, ha detto Marco»: così nella Ballata di Rudi. E come in tanti hanno sottolineato, Pagliarani attraverso umili fatti quotidiani riesce raccontare in versi i cambiamenti epocali della società: come la fine del capitalismo basato sul lavoro per passare a quello della finanza, dove «i soldi si fanno con i soldi». A dimostrazione che la poesia può dire in poche parole – e in anticipo, sono versi scritti nei primi anni ’70 – quanto viene spiegato dai media e dai manuali a cose fatte.

Pagliarani sperimenta poi quel verso lungo attraverso il verso “a scaletta” ripreso dalla poesia di Majakovskij rendendo così la poesia tipico mezzo di analisi del vissuto. Un’altra sua tecnica, ripresa dalla poesia di Ezra Pound, è quella dell’inserimento nel discorso poetico di frammenti di testi tecnici o cronachistici (come il manuale di dattilografia nella Ragazza Carla, o brani di articoli di giornale nella Ballata di Rudi).

Nel 2015 è stato istituito a Roma il Premio Nazionale Elio Pagliarani, dedicato alla poesia italiana contemporanea edita e inedita.

«Ma dobbiamo continuare / come se / non avesse senso pensare / che s’appassisca il mare» 

(Ballata di Rudi, ultimo verso)

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