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29 maggio 1832 – La Fontana della Pigna svela i suoi segreti

Il 29 maggio 1832 viene pubblicato a Rimini il “Piano di esecuzione dei lavori atti a migliorare e rinnovare l’antichissimo acquedotto della Pubblica Fonte ormai resosi inservibile”.

Insieme al “Promemoria pratico” del fontaniere Innocenzo Mussoni, questo documento risulta fondamentale per la conoscenza della Fontana della Pigna e del condotto di epoca romana che la alimentava.

Infatti, come scrivono Marco Pretelli e Andrea Ugolini in “Le fontane storiche, eredità di un passato recente” (Alinea E., Firenze 2011) per la prima volta «si viene a conoscenza dell’estensione dei condotti, indicata in 908 metri, della profondità del pozzo della sorgente e del suo diametro , oltre che della presenza di sfiatatoi, detti ‘torrini’ data la loro conformazione, e della consistenza materica dei condotti». 

I "torrini" in un disegno di Severino Bonora (1838 ca.)

I “torrini” in un disegno di Severino Bonora (1838 ca.)

Si accerta la veridicità della tradizione: quel pozzo profondo 9 metri e del diametro di 32 centimetri è stato realizzato «in epoca romana con anelli di pietra o marmo posati su uno strato argilloso impermeabile».

Gli studi dovevano servire a parziali ripristini e ricostruzioni dei condotti. Questi vengono ritrovati in condizioni poco buone, anche perché nel corso dei millenni sono stati rattoppati e sostituiti con i materiali più diversi: «di cotto, di pietra, di piombo, ed in minima parte anche di legno».

Nel 1835 viene quindi posato un condotto in ghisa; nel 1840 viene completato il “praticabile”, ovvero una galleria di 130 metri ad altezza d’uomo che dalla piazza giungeva alla sorgente, per agevolare la manutenzione. E nel 1870 sul luogo della sorgente stessa è realizzata l’edicola progettata dall’ing. Gaetano Urbani, che tutt’ora si vede in via Dario Campana.

edicola-pigna

L’opera è stata restaurata nell’estate del 2002, con rifacimento dell’impianto idraulico interno e la pulizia dei materiali lapidei. E’ stata anche effettuata la ricognizione del “praticabile” (almeno fin dove lo era ancora) di cui resta un vivace racconto di Piero Meldini.

La romana fontana “della Pigna” , che vediamo nelle forme assunte, si suppone, nel XIII secolo, fu l’unico approvvigionamento con acqua potabile di Rimini  fino al 1912, quando fu inaugurato l’acquedotto pubblico. D’altra parte, la grandissima ricchezza delle falde acquifere consentiva alla maggior parte delle abitazioni riminesi di avere ciascuna un proprio pozzo artesiano.

Fu ristrutturata nel 1543 da Giovanni da Carrara, dopo i danni causati nel 1540 dai fuochi artificiali collocati nella vasca per festeggiare il Cardinal legato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (il futuro papa Giulio III).

La ristrutturazione, commissionata e finanziata con 500 scudi da Papa Paolo III, in occasione di una sua visita alla città nel 1541, fu realizzata utilizzando vari frammenti lapidei provenienti anche da altre costruzioni, ma il tamburo centrale che regge la pigna viene ritenuto essere ancora quello di epoca romana, con gli originali bassorilievi.

Nel 1545 fu posta alla sommità della fontana una statua di San Paolo, opera di un per noi ignoto scultore lombardo, come ringraziamento dei cittadini riminesi al medesimo pontefice.

La statua di San Paolo che ornava la Fontana oggi “della Pigna”

Durante il periodo napoleonico i soldati francesi danneggiarono la fontana, distruggendo alcuni pilastrini del recinto e addirittura rubando i cannelli di bronzo. Di qui un restauro nel 1807, nel corso del quale la statua di San Paolo fu sostituita dalla Pigna. I simboli religiosi non erano in auge presso lo Stato laico, a vantaggio dell’iconografia neoclassica. D’altra parte l’ancestrale simbolo della pigna poteva andare bene a tutti: dai cuti dionisiaci dei romani era passato anche nelle raffigurazioni cristiane come immagine dell’anima. Il San Paolo originario è conservato nei Musei comunali di Rimini.


Il Pignone, bronzo del II sec, d.C. alto quasi quattro metri e collocato nel Cortile della Pigna nel complesso dei Musei Vaticani

La storia della fontana è documentata dalle numerose lapidi e dalle scritte commemorative apposte sui suoi tamburi: una prima lapide ricorda “Pauli III pont. Max Munus, Anno Gratiae MDXXXXIII”, quale ringraziamento al pontefice per i lavori di restauro del 1543.

Ma la testimonianza più famosa è quella lasciata da Leonardo da Vinci nel corso di una sua visita a Rimini al seguito di Cesare Borgia: su di un pannello della fontana è incisa la frase che annotò, colpito dall’armonia delle fontanelle: “Fassi un’armonia con le diverse cadute d’acqua, come vedesti alla fonte di Rimini, come vedesti addì 8 d’agosto 1502”.

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