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29 ottobre 1725 – Nasce a Rimini Giuseppe Garampi, sarà potente e coltissimo cardinale

Giuseppe Garampi nasce a Rimini il 29 ottobre 1725, secondogenito del conte Lorenzo e di Diamante Belmonti.

Come scrive Marina Caffiero nel “Dizionario Biografico degli Italiani” (1999), «Lorenzo Garampi – che aveva ereditato il titolo comitale da poco acquisito dal padre Francesco – aveva studiato a Bologna ove si era legato d’amicizia con Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV, e aveva ricoperto cariche nel governo cittadino di Rimini. Giuseppe aveva un fratello, il primogenito Francesco, erede del titolo, scienziato, astronomo e musicista, e una sorella, Mariantonia, che divenne monaca agostiniana».

Benedetto XIV

Il giovane Garampi riceve un’educazione di prim’ordine e fra i suoi primi maestri ha Giovanni Bianchi (Ianus Plancus). Si appassiona allo studio del diritto, della storia e dell’antichità e viaggia di frequente fra Bologna e Toscana; soprattutto stringe amicizia con il pesarese Annibale degli Abbati Olivieri-Giordani, che gli fornisce libri e con il quale intrattiene una fitta corrispondenza per 45 anni. Nel 1745 è il membro più giovane della neonata Accademia dei Lincei, rifondata in quell’anno a Rimini da Iano Planco. Alla fine del 1746 sceglie la carriera ecclesiastica, prendendo gli ordini minori a Rimini e partendo subito dopo per Roma. Il 31 marzo 1749 riceve l’ordinazione sacerdotale.

Qui risiede lo zio materno Alessandro Belmonti, ciambellano di Benedetto XIV e canonico della basilica di S. Pietro. Giuseppe continua a studiare soprattutto giurisprudenza e si lega a gruppi di eruditi che lavorano per una riforma della Chiesa in direzione rigoristica, antilassista e antigesuitica e che facevano capo al cosiddetto Circolo dell’Archetto di palazzo Corsini.

Il suo primo libro, De nummo argenteo Benedicti III pont. max. Dissertatio in qua plura ad pontificiam historiam illustrandam, et Johannae papissae fabulam refellendam proferuntur (Roma, 1749) ottiene ottima accoglienza e il Papa lo nomina coadiutore, con diritto di successione, del prefetto degli Archivi Vaticani, F.A. Ronconi; dopo la morte di questi, il 19 luglio 1751, gli subentra con un annuo assegnamento di 500 scudi.

Grazie alla benevolenza del papa e alle raccomandazioni dello zio diventa anche canonico della basilica di S. Pietro nonostante l’incompatibilità delle due cariche: a queste aggiungerà, nel marzo 1752, quelle di prefetto degli Archivi della basilica di S. Pietro e, nel settembre 1759, di prefetto degli Archivi di Castel Sant’Angelo.

Nei ventidue anni in cui occupa le principali cariche archivistiche della S. Sede, svolgendo un accurato lavoro di riunificazione degli Archivi Vaticani, di recupero di documenti e, soprattutto, di redazione di indici, inventari e cataloghi ancor oggi utilizzati dagli studiosi – come lo Schedario Garampi -, scrive anche le sue opere storiche principali.

Nel 1755 pubblica a Roma le “Memorie ecclesiastiche appartenenti all’istoria e al culto della b. Chiara di Rimini”. Non è in nessun modo una tradizionale agiografia e non vuole esserlo in alcun modo; l’ambizione è di redigere una vera opera storica, nel solco del nuovo insegnamento scientifico di Ludovico Antonio Muratori.

Il frontespizio del primo tomo degli “Annali d’Italia” di Ludovico Antonio Muratori, edizione del 1781

Nei suoi studi demolisce sistematicamente le tradizioni agiografiche dubbie, di origine “fratesca” e “popolare”, comunque incerte storicamente – fra l’altro ridimensionando drasticamente la “santità” di Chiara e affermando “una regolata devozione”, più concreta e razionale.

Nel 1756 pubblica un lavoro anonimo, sulle pratiche devote rivolte ai martiri della basilica di S. Pietro (“Notizie, regole, e orazioni in onore de’ ss. martiri della ss. basilica vaticana per l’esercizio divoto solito praticarsi in tempo che sta ivi esposta la loro sacra coltre”), e nel 1757, uno studio sulle “Santuccie”, l’ordine delle benedettine fondato da Santuccia Carabotti nel XII secolo e ben presente anche a Rimini: Memorie della Congregazione delle santuccie e dei monasteri alla medesima soggetti estratte dall’archivio del ven. monastero di S. Anna di Roma già capo della medesima”.

Studia a fondo anche numismatica e medaglistica, finché non viene assorbito del tutto dalla sua nuova e importante carica di Segretario della Cifra, avvenuta nel settembre del 1766. Già il nome suggerisce la delicatissima importanza di tale carica: il compito principale del Segretario della Cifra era quello di tenere la corrispondenza riservata con i nunzi apostolici attraverso lettere in codice. 

L’erudizione è in qui tempi il lasciapassare per la carriera diplomatica: le ricerche archivistiche sono infatti al servizio delle rivendicazioni degli stati, da dimostrasi carte alla mano. Negli anni 1761-64, Clemente XIII gli affida diverse missioni che lo portano a lunghi viaggi nel mondo tedesco, di cui diviene presto un profondo conoscitore.

Papa Clemente XIII

Nel giugno 1761 è nominato visitatore apostolico del monastero cistercense di Salem, nella diocesi di Costanza, con il segreto incarico di tutelare gli interessi della S. Sede alla conferenza di pace di Augusta che doveva tentare di porre fine alla guerra dei Sette anni, tra Franco-Austriaci e Anglo-Prussiani.

Nel luglio del 1762 intraprende un lungo giro per gli elettorati tedeschi, in Olanda, nei Paesi Bassi austriaci (l’attuale Belgio) e infine a Parigi. Nel ritorno passa da Vienna, dove viene presentato all’imperatrice Maria Teresa.

Una nuova missione in Svizzera e Germania è del 1764. Tornato a Roma a fine anno, ha ormai maturato posizioni ben diverse rispetto alla gioventù: ora è un diplomatico “zelante”, cioè strenuo difensore delle prerogative papali, ma sempre elastico e realistico. Non crede utile attaccare gli Illuministi, ma vede i maggiori pericoli all’interno della Chiesa, in quei riformatori che vorrebbero sminuire la figura terrena del Pontefice a vantaggio dei sovrani temporali.

Il nuovo pontefice, il santarcangiolese Clemente XIV prima lo conferma nelle sue cariche, poi nel 1772 gli conferisce la laurea in utroque dalla Sapienza di Roma, lo preconizza  vescovo titolare di Berito, assistente al soglio pontificio e quindi nunzio pontificio in Polonia.

Bernardo Bellotto detto il Canaletto: “Panorama di Varsavia sulla Vistola” (1770)

Garampi arriva Varsavia in una situazione difficilissima: Papa Clemente ha appena soppresso i Gesuiti e ciò rischia di far saltare tutto il sistema di insegnamento polacco. Il riminese si muove con grande abilità, meritandosi, da parte del nuovo pontefice, il cesenate Pio VI, la ben più prestigiosa nunziatura di Vienna (16 marzo 1776) e, poco dopo, l’elezione a vescovo di Montefiascone e Corneto (20 maggio 1776).

Papa Pio VI

Il trasferimento a Vienna, ove giunge nel giugno, è l’occasione per un nuovo lungo viaggio, fitto di contatti e di informazioni, attraverso la Polonia, la Slesia prussiana, la Sassonia e la Boemia.

Nella capitale austriaca la partita si fa difficile. Garampi cerca di giocare sui contrasti fra Maria Teresa e suo figlio Giuseppe per fronteggiare una politica che tendeva a erodere sempre più spazio e prerogative alla Chiesa. A questo scopo mette in piedi una vera rete di informazione e di spionaggio all’interno della stessa corte imperiale.

Ma i rapporti con essa peggiorano, assieme alle relazioni fra Vienna e Roma. Garampi è accusato di filogesuitismo, di intolleranza e di complotto ai danni del governo imperiale. Dal canto suo, egli si oppone alla politica di tolleranza nei confronti degli acattolici e ingaggia un aspro scontro sulle decisioni relative alla soppressione di monasteri e conventi.

L’imperatrice Maria Teresa con i suoi figli maschi; il successore Giuseppe II è alla sua destra

Tutto ciò non lo sottrae alla sua passione principale: i libri. Bibliomane accanito, ha ormai raccolto raccolto nei suoi viaggi un’imponente biblioteca personale – con una collezione di manoscritti e incunaboli in parte versati dopo la sua morte (86 codici e 27 incunaboli) alla Biblioteca Gambalunga di Rimini – oltre ad aver dotato il seminario della sua diocesi di Montefiascone di qualcosa come 30.000 volumi.

Possiede, accanto ai prodotti dell’apologetica cattolica, libri di autori protestanti e illuministi, con l’Encyclopédie al completo e le opere di Rousseau, Voltaire, Montesquieu e Raynal. Lavora per una “repubblica dei letterati” d’impronta zelante, al servizio della S. Sede e delle sue rivendicazioni e a difesa dell’assoluto primato papale e quindi finanzia largamente pubblicazioni, riedizioni, traduzioni, studi.

La biblioteca Gambalunghiana di Rimini

Il 14 febbraio 1785 Giuseppe Garampi venne nominato da Pio VI cardinale con il titolo della basilica dei SS. Giovanni e Paolo; poco dopo, corre voce di una sua possibile promozione a segretario di Stato. Sfumata tale carica, nell’agosto di quell’anno lascia la nunziatura di Vienna e torna a Roma e nella sua diocesi.

Montefiascone e Corneto si occupa dei seminari diocesani ma anche del miglioramento delle attività agricole, tessili e fondando istituti assistenziali. Ma non può certo esimersi dalla sue ricerche e a Corneto (oggi Tarquinia) si dedica allo scavo delle tombe etrusche: ne riscopre una con affreschi, detta ancora oggi “tomba del Cardinale”.

Affreschi della “tomba del Cardinale” a Tarquinia

La sua salute peggiora, ma è ormai il pilastro delle posizioni intransigenti e in quanto tale segue passo a passo le fasi della rivoluzione francese, condannando la Costituzione civile del clero  del 1791 e sostenendo la reazione romana.

Il cardinale Giuseppe Garampi muore il 4 maggio 1792 all’età di 66 anni. La sua salma venne esposta e sepolta nella chiesa di Sant’Apollinare a Roma ove hanno luogo anche i funerali. Il 16 novembre 1792 la sua salma venne trasferita e sepolta definitivamente nella sua chiesa titolare.

La tomba del Cardinal Garampi nella chiesa dei SS. Giovani e Paolo

Palazzo Garampi, oggi sede del Municipio di Rimini, non si deve a lui, ma a suo nonno Francesco, che lo ricostruì nel 1687 dopo i crolli causati dal terremoto del 1672; era stato edificato dall’architetto L. Carducci nel 1562 su disegno di Serlio.

Palazzo Garampi

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