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5 agosto 1920 – Nasce a Rimini l’attrice Dina Sassoli

Dina Sassoli nasce a Rimini il 5 agosto 1920.

Affascinata dal cinema, a soli diciotto anni partecipa e vince un concorso cinematografico promosso dall’Azienda di Soggiorno di Rimini in collaborazione con la rivista Film e la casa di produzione Scalera. Il premio consiste in 2 mila lire e un ingaggio annuale con la Scalera.

Così si trasferisce a Roma e debutta al cinema nel 1939 in un piccolo ruolo nel film “Papà Lebonnard” di Jean de Limur con protagonista Ruggero Ruggeri. Durante le riprese conosce l’allora attore debuttante Massimo Serato con cui inizia una tormentata relazione sentimentale.

Massimo Serato

Massimo Serato

Compare in altri ruoli secondari ma significativi nei film “Io, suo padre” di Mario Bonnard e “Follie del secolo” di Amleto Palermi; nel 1940 è Evelyn Charleston in “Kean” di Guido Brignone (dove incontra la collega Mariella Lotti con la quale inizia una grande amicizia durata tutta la vita) e nel ruolo di Pupella in “Miseria e nobiltà” di Corrado D’Errico.

Mariella Lotti

Mariella Lotti

Scade il contratto con la Scalera Film, ma finisce anche la sua storia con Serato, che la lascia per Anna Magnani. La Fono Film e Carlo Ludovico Bragaglia la chiamano per la commedia “Alessandro sei grande”.

Quando Mario Camerini cerca una Lucia Mondella per i suoi “I promessi sposi”, fra la sorpresa generale sceglie la semi-sconosciuta Dina Sassoli, preferita ad altre colleghe più affermate proprio per la semplicità e la freschezza, sullo schermo come nella vita.

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E’ la prima volta che qualcuno tenta una versione cinematografica sonora dal capolavoro di Manzoni. Renzo è Gino Cervi, all’epoca affermatissimo protagonista di film di “cappa e spada”.

Il film esce nel 1941 e il successo è clamoroso. Oltre alle qualità dell’opera – viene ritenuta tutt’ora la versione migliore e più fedele al romanzo – l’Italia ormai travolta dalla guerra si riconosce in pieno nella storia dei due umili fidanzati in balia dei potenti e degli eventi. E la Lucia di Dina Sassoli fa innamorare tutti, pubblico e critica.

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Eppure lei resta schiva e riservata, anti-diva per natura e convinzione. Sposa il giornalista e sceneggiatore Silvano Castellani. Lavora intensamente –  nel 1942 “Capitan Tempesta” e “I leoni di Damasco”, entrambi di Corrado D’Errico; tra il ’42 e il ’43, “Don Giovanni” di Dino Falconi, “Perdizione” di Carlo Campogalliani, “La morte civile” di Fernando Maria Poggioli, “Colpi di timone” di Gennaro Righelli, “Nessuno torna indietro” di Alessandro Blasetti,

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Dopo questo film, la Sassoli si allontana dalle scene per seguire suo marito, antifascista, perseguitato dal regime. Proprio la figura di Castellani, giornalista antifascista che spesso scrive sulla rivista “Star”, sembra sia stata di ispirazione per il personaggio del tipografo del film “Roma città aperta”.

Ma nel 1945 Castellani muore, dopo solo quattro anni di matrimonio. E’ la sua amica Mariella Lotti che la convince a tornare sulle scene nel dopoguerra per superare il dolore e non chiudersi in solitudine. Proprio con l’amica, alla fine del ’45, gira la commedia musicale “Canto ma sottovoce” diretta da Guido Brignone. Nel frattempo debutta in teatro dove è diretta da Blasetti ne “Il tempo e la famiglia Conway”, seguito da una serie di commedie fino al ’49. Nel 1946 seguono altre pellicole che riportano la Sassoli in primo piano. E’ diretta nuovamente da Camerini in “Due lettere anonime”; recita con Gino Cervi, Roldano Lupi e Carla Del Poggio nel film incentrato sul dramma dei campi profughi “Umanità” di Jack Salvatori; ritrova Blasetti in “Un giorno nella vita”, straordinario film su un gruppo di partigiani dove è accanto ad Amedeo Nazzari, Massimo Girotti, Elisa Cegani e la Lotti.

Una scena di "Un giorno nella vita"

Una scena di “Un giorno nella vita”

È poi protagonista in “Pian delle stelle” di Giorgio Ferroni. Nel 1947 è  con Leonardo Cortese nel poliziesco “Felicità perduta”, mentre ritrova la Lotti ne “Il cavaliere del sogno” di Camillo Mastrocinque. L’anno successivo arrivano “La mascotte dei diavoli blu” e “Il mulino del Po” diretto da Alberto Lattuada. Nel 1949, oltre alla Carmela di “Signorinella” di Mario Mattoli e alla stupenda montanara de “La roccia incantata” di Giorgio Morelli, è protagonista nel film drammatico “Rondini in volo” di Luigi Capuano, dove c’è anche Massimo Serato.

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Nonostante queste eccezionali prove, negli anni successivi la Sassoli non trova più ruoli di primo piano, con un cinema cambiato in cui prevalgono le maggiorate. Interpreta comunque ottimi ruoli da caratterista, come in “Cameriera bella presenza offresi” (1951) di Giorgio Pastina, “L’ultima sentenza” (1951) e “I figli non si vendono” (1952), entrambi di Mario Bonnard, “Tormento d’anime” (1953) di Cesare Barlacchi, e nel francese “La morte è discesa troppo presto” (L’envers du Paradis, 1953) di Edmond T. Gréville accanto ad Erich von Stroheim.

Erich von Stroheim

Erich von Stroheim

Delusa un po’ dal cinema, decide di tornare in teatro. Nel 1954 in “Cyrano de Bergerac” ritrova Gino Cervi in una tournée che giunge sino a Parigi, città che ora diventa la sua seconda casa. Seguono nel 1955 “Sangue verde” e “Kean genio e sregolatezza”, entrambi accanto a Vittorio Gasmann, che la chiama anche per la versione cinematografica del 1957; tra il ’56 e il ’57 “Buonanotte, Patrizia” con la Compagnia Adani – Ninchi, nel 1961 “L’idiota” e l’anno dopo “Otto donne”, entrambi diretti da Mario Ferrero, e nella stagione 1965/66 “Croque Monsieur”.

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Si affaccia anche in televisione con la prosa televisiva nella riduzione di “Kean”, ne “Il mercante di Venezia” e in “Assassinio nella cattedrale”, nel 1956 nell’originale televisivo “Vacanze ai quartieri alti” di Daniele D’Anza, nel ’58 ne “I giorni più felici della vita” di Guazzelli, nel 1965 in “Giulio Cesare” di Sandro Bolchi, mentre è nel cast degli sceneggiati “I miserabili” (1964), “Scaramouche” (1965) e “Melissa” (1966).

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Dopo qualche anno passato a Parigi, negli anni ’70 torna a lavorare in numerose produzioni, dividendosi tra cinema e televisione. Sul grande schermo recita in “Rosa Fumo va in città per farsi il corredo” (1972) di Claudio Gora, in “Fratello ladro” (1972) di Paolo Tosini in cui lavora per l’ultima volta con Gino Cervi, nell’americano “Mercoledi delle ceneri” (1973) accanto a Elizabeth Taylor ed Henry Fonda, e ne “L’Agnese va a morire” (1978) di Giuliano Montaldo.

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In televisione è fra le protagoniste dello sceneggiato “Le sorelle Materassi” (1972); nelle prose televisive “Il nemico del popolo” (1973) e “Un uomo di spirito” (1973), nell’episodio “L’intruso” (1974) della serie “Nucleo Centrale Investigativo” e in quello de “L’albergo delle tre rose” (1974) della serie “Il commissario Vincenzi”, nel tv-movie “Circuito chiuso” di Giuliano Montaldo e nello sceneggiato “I vecchi e i giovani” (1979). Nello stesso anno recita Fassbinder in teatro ne “Le lacrime amare di Petra von Kant”, poi nel 1980 appare nella prosa televisiva “Hedda Glaber” diretta da Maurizio Ponzi, mentre al cinema appare in “Voltati Eugenio” di Luigi Comencini e “Oggetti smarriti” di Giuseppe Bertolucci.

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Dina Sassoli

Due anni dopo è in tv ne “Il Caso Murri” di Ferrero, seguito nel 1983 dallo sceneggiato “Valentino” . Nel 1986 torna sul palcoscenico accanto a Paolo Bonacelli nel successo “Sogno di Oblomov”, mentre è chiamata da Luigi Comencini a partecipare nel ruolo della dottoressa allo sceneggiato “La storia”. Dopo questo film la Sassoli decide di abbandonare il mondo dello spettacolo, salvo ritornare nella stagione 1990/91, quando Gabriele Lavia la vuole fortemente nell’allestimento teatrale dello “Zio Vanja“.

Terminata la tourneé, l’attrice decide di ritirarsi definitivamente dalle scene apparendo in seguito soltanto per un paio di interviste, in linea col carattere riservato che l’ha sempre distinta per tutta la carriera. Dina Sassoli muore nel 2008 all’età di 87 anni nella sua casa romana.

L’11 luglio scorso il consiglio comunale di Rimini ha deliberato di dedicare a Dina Sassoli una via nel quartiere del Villaggio Primo Maggio.

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