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Davide Bagnaresi: “Vivere a Rimini negli anni della Grande Guerra”, Panozzo Editore

Nel 2015 si sono avviate in tutta Italia cerimonie e pubblicazioni per ricordare l’avvio della partecipazione militare del nostro Paese alla Prima Guerra Mondiale. Celebrazioni che proseguiranno sino al 2018.

Anche nel Riminese nel 2015 sono state organizzate due Mostre: una presso la Caserma Giulio Cesare allestita dall’Associazione ARIES; l’altra presso il Palazzo del Podestà realizzata in collaborazione da Istituto Storico della Resistenza e Comune di Rimini (quest’ultima Mostra sarà riallestita nel prossimo mese di novembre presso la Biblioteca Comunale di Santarcangelo di Romagna).

Il saggio di Davide Bagnaresi, ricercatore storico presso il Campus di Rimini, Università di Bologna, è stato pubblicato contestualmente con la realizzazione della Mostra: ritengo questo volume uno dei più bei libri di storia riminese uscito negli ultimi tempi.

Prima di parlare di quest’ultimo lavoro, vorrei però ricordare altre due pubblicazioni locali uscite sempre nel 2015: l’”Albo d’oro dei caduti corianesi militari nel corso della prima guerra mondiale 1915-1918” a cura di Vincenzo e Barbara Santolini, Roberto Ridolfi (La Tipografia) e “La Grande guerra e San Clemente” di Maurizio Casadei (La Piazza).

La Mostra ed il libro sono stati voluti dall’Istituto Storico della Resistenza di Rimini. Ed il focus della ricerca si è incentrata non sulle azioni di guerra, ma sulla popolazione civile che a Rimini e nei comuni limitrofi visse i 5 anni del conflitto fra mille difficoltà (compreso un terremoto devastante).

Davide Bagnaresi ci racconta la vita di una città tra bombardamenti, terremoti, fame e profughi, dandoci tante informazioni sconosciute su quello che vissero i riminesi in quegli anni.

A poche ore dalla dichiarazione di guerra, il 24 maggio 1915, alle ore 3.30, Rimini veniva bombardata dall’incrociatore austriaco Sankt George. L’attacco danneggiò diverse case provocando alcuni feriti e una vittima. L’attacco creò un clima di insicurezza che si andò a sommare alle preoccupazioni per i propri cari richiamati sotto le armi e all’aggravarsi della situazione economica locale, in pesante crisi nelle sue due industrie più significative: quella balneare e quella della pesca (a settembre 1914 un peschereccio era saltato in aria al largo di Viserba dopo aver accidentalmente urtato una mina austriaca).

Tale insicurezza perdurò a lungo perché Rimini si trovò militarmente impreparata anche di fronte ai successivi attacchi navali (e aerei) del 18 giugno, del 15 luglio e del 15 dicembre 1915. Dopo quest’ultima incursione venne finalmente migliorato il servizio di segnalazione e la città venne fornita di idonei mezzi di difesa quale un Treno armato con cannoni antiaerei ed artiglierie di medio calibro e, dal giugno 1916, di una sezione di aeroplani.

Per Rimini il quadriennio di guerra ebbe conseguenze gravose sotto il profilo umano ed economico: quasi 700 caduti sul fronte, 2 civili morti per i bombardamenti, l’azzeramento dell’economia locale. Il tutto aggravato dai due terremoti del 17 maggio e del 16 agosto 1916 che distrussero centinaia di edifici, in città e nel forese. Ma va detto che la popolazione riminese sino al novembre 1918 mostrò sempre un forte spirito umanitario nei confronti di chi era stato messo in ginocchio dalla guerra, creando associazioni di sussistenza e accogliendo, dopo la sconfitta dell’esercito italiano a Caporetto nell’ottobre 1917, oltre 12.000 profughi veneti.

Il Sindaco di Rimini negli anni di guerra fu il marchese Adaudo Diotallevi, eletto a 38 anni il 29 luglio 1914 (rimase in carica sino a novembre 1919). Votato “per attuare un programma di sviluppo cittadino, fu in realtà costretto per quattro dei cinque anni in cui ricoprì la carica a gestire emergenze quotidiane. Per farlo dovette coordinare tra loro vari enti e mediare non di rado con l’elemento militare”.

La Mostra e il libro si sono avvalsi delle splendidi immagini, in gran parte inedite, tratte dall’Archivio fotografico privato del collezionista riminese avv. Alessandro Catrani.

Paolo Zaghini

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