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“La Rimini dei miliardari è un’invenzione”: il tramonto dei patriarchi – 3

Le due famiglie si trovarono entrambe nell’occhio del ciclone in quella primavera del 1982: la famiglia Amati per il divorzio di Piero Amati con Paola Magnani; la famiglia Zavatta per una vicenda giudiziaria che portò in carcere il 27 febbraio 1982, per due giorni, il patriarca Naci con la figlia Franca, il genero Alessandro Rossi e il notaio Sebastiano Ciacci. La figlia Franca venne messa subito ai domiciliari, gli altri furono rilasciati l’1 marzo.

Giuseppe (Pino) Amati (da Il Resto del Carlino dell’8 aprile 2003)

Il Procuratore della Repubblica Arturo Di Crecchio aveva emesso gli ordini di cattura per fatti legati alla morte di Gianfranco Zavatta, avvenuta l’anno precedente. Il giovane Zavatta, che era ormai subentrato al padre nella maggioranza degli affari di famiglia, gestiva attraverso la società Agorà, decine e decine di altre società e aziende. I Zavatta e il notaio Ciacci furono accusati, nelle ore in cui Gianfranco era in coma dopo la caduta del suo elicottero, di passaggi di titoli delle società dalla sua persona ad altri membri della famiglia. Ovvero di aver contraffatto documenti relativi alla successione di Gianfranco, al fine di evadere le tasse di successione. Il giudice lo avrebbe scoperto indagando sul divorzio d’oro degli Amati e sulle società che gli Amati e i Zavatta gestivano assieme. Fatti rilevanti emersi nell’udienza processuale di Piero Amati e Paola Magnani del 16 dicembre 1981.

Nei mesi successivi, ad inizio gennaio 1983, il giudice istruttore Vincenzo Andreucci rinviò a giudizio tutto il clan Zavatta e il notaio Ciacci con l’accusa di concorso in falso atto pubblico e tentata truffa ai danni dello Stato. Ai quattro indagati, il giudice il 15 novembre 1982 aveva aggiunto anche il notaio Alberto Ricci, socio in studio di Ciacci, l’avv. Giovanni Boldrini, i ragionieri commercialisti Giove Boldrini, Giuseppe Lombardini e Pietro Antonio Pasquini, ex direttore amministrativo del gruppo Zavatta.

Giovanni (Naci) Zavatta (da Il Resto del Carlino del 22 maggio 2006)

Il 18 ottobre si aprì il processo e il 25 ottobre 1983, dopo cinque udienze, tutti gli imputati vennero assolti per insufficienza di prove. Il PM aveva proposto il proscioglimento in quanto il fatto non sussisteva. L’assoluzione per insufficienza di prove venne accolta con rammarico dai nove rinviati a giudizio che speravano in un proscioglimento pieno per cancellare qualsiasi ombra sulla condotta morale dei familiari dell’imprenditore scomparso e sulla limpidezza professionale dei professionisti. I legali difensori annunciarono subito ricorso.

Questa nuova sentenza fece molto rumore in Città perché si andava ad aggiungere a situazioni giudiziarie complicate di quel periodo trattate dal Tribunale di Rimini che per anni tennero impegnate le sue aule (i “chiacchierati”, il “caso Valloni” a cui presto si andarono a sommare anche dal 1979 le vicende della Comunità di San Patrignano).

Fine anni ’70. Da sinistra: Attilio Castiglioni, la moglie Anna Maria Chiesa, Pier Paolo (Piero) Amati (dal Corriere di Romagna del 18 dicembre 1981)

Luciano Nigro intervistò Naci Zavatta poche settimane dopo l’esito del processo per il numero 0 del 25 novembre 1983 del nuovo settimanale “Settepiù” della Federazione Comunista Riminese. L’unica che ci risulti abbia mai concessa (mentre Pino Amati rifiutò sempre ogni richiesta fattagli dai giornalisti di parlare con lui). Scrisse: “Al telefono sembrava un leone ferito a morte. Dal vivo si scatena. Sbatte i pugni sul tavolo, grida con la foga del politicante. Poi dice che la sua generazione ha sbagliato troppo, tutti, imprenditori compresi. Ora bisogna costruire una società più giusta, che premi la legittima ‘imbizione’ – dice lui – degli imprenditori e rimetta in moto un meccanismo economico che si è bloccato. La sua situazione finanziaria è pessima”. Effettivamente la situazione economica del gruppo vive in quel momento un periodo difficilissimo. “Per tre anni – dice Naci – ho dovuto far finta di niente mentre cercavo di mettere a posto la situazione. La morte di Gianfranco non c’entra. C’erano da pagare i creditori. Bisognava vendere. Ma ormai era difficile. Il mercato era in crisi”. Ma sul figlio morto: “Lui voleva arrivare in alto. Troppo in alto. Ed è caduto”.

Prima del 1965, dell’approvazione del primo PRG di Rimini (e poi successivamente in tutti gli altri Comuni), “non esistevano leggi”. Dopo “non si poteva più costruire se non era tutto in regola. Amati, io e tutti gli altri eravamo nell’occhio del ciclone, la finanza era di casa”. Ma nel 1976 Naci si beccò una condanna per corruzione per una licenza edilizia a Riccione.

Infine: “La Rimini dei miliardari è un’invenzione dei giornalisti. I processi contro di me e Amati? Bolle di sapone. Montature per mettere i bastoni tra le ruote a gente che meriterebbe la medaglia per i miliardi che ha fatto girare”.

L’annuncio della morte di Giuseppe (Pino) Amati su Il Resto del Carlino dell’8 aprile 2003

Fra appelli, prosecuzione delle indagini tributarie, le varie situazioni continuarono ad occupare giudici e giornalisti negli anni successivi. Fra tutte queste cause voglio solo richiamare quella che vide imputato il giudice Arturo Di Crecchio, uno dei protagonisti della vicenda de “i chiacchierati” sollevata dall’allora PCI riminese.

Di Crecchio il 12 ottobre 1987 venne sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, in quanto condannato a dieci mesi di carcere per interesse privato in atti d’ufficio inflittagli dal Tribunale di Firenze il 22 maggio 1987. Era stato accusato di aver favorito Paola Magnani nella causa di divorzio della signora da Piero Amati: aveva incaricato la Guardia di Finanza di compiere accertamenti fiscali sul marito della signora e gli esiti di queste indagini erano finite nella causa di divorzio. Secondo l’accusa il giudice aveva sollecitato l’interesse della Finanza esclusivamente per favorire l’amica. Di Crecchio vinse il ricorso in appello svoltosi sempre a Firenze il 29 dicembre 1987: la Corte d’Appello sentenziò che l’interesse privato non sussisteva e che la rivelazione del segreto d’ufficio non costituiva reato (sic!). Ma il 27 aprile 1989 per questa vicenda venne nuovamente condannato a nove mesi, con i benefici di legge.

L’annuncio della morte di Giuseppe (Pino) Amati sul Corriere di Rimini dell’8 aprile 2003

Nel corso degli anni ’80 gli Amati e i Zavatta ridussero sempre più la loro attività economica e la loro presenza a Rimini, vendendo anche gran parte del loro patrimonio immobiliare (alberghi, case). Piero Amati, ad inizio 1983, trasferì i suoi interessi prevalentemente su Roma e negli anni successivi il suo nome comparve saltuariamente solo sulle pagine finanziarie dei giornali per importanti operazioni immobiliari in giro per l’Italia. I due patriarchi vissero ancora molti anni: Pino morì nel 2003 a 88 anni, Naci nel 2006 a 79 anni. Ma loro, e le loro famiglie, scomparirono dall’attenzione dei giornali. Solo poche righe, con qualche breve ricordo, alla loro scomparsa.

L’annuncio della morte di Giuseppe (Pino) Amati su La Voce dell’8 aprile 2003

I PROTAGONISTI DEL NOSTRO RACCONTO

Giuseppe (Pino) Amati nato a Rimini il 3 settembre 1914 e morto a Rimini il 7 aprile 2003
Liliana Pagliarani nata il 27 novembre 1917 e morta il 26 settembre 2003

Figli
Pier Paolo (Piero) nato a Rimini il 21 luglio 1939
Gilberto nato a Rimini il 10 luglio1943–morto a Rimini il 3 febbraio 1972
Maddalena nata a Rimini l’11 novembre 1945
Luciana nata a Rimini l’1 luglio 1948

Paola Magnani, nata a Cesena il 24 luglio 1941, sposata a Pier Paolo Amati a Roma il 16 febbraio 1963, separata dal 23 settembre 1971, divorziata ad inizio 1983. Morta il 16 maggio 1988

Giovanni Zavatta nato a Rimini il 27 luglio 1927 e morto a Rimini il 20 maggio 2006

Figli con la prima moglie
Gianfranco Zavatta nato a Rimini il 25 gennaio 1952 – morto a Umbertide il 5 febbraio 1981
Franca Zavatta nata a Rimini nel 1955

Figli con la compagna Rosalba Manenti nata nel 1940
Marco Andrea nato nel 1965
Barbara nata nel 1969

Giuseppe Pesaresi nato a Rimini il 31 marzo 1934 – morto a Umbertide il 4 febbraio 1981
Sposato a Marisa Natalizi nata a Rimini il 13 luglio 1940

Figli
Maria Cristina nata a Rimini il 9 settembre 1965
Alessandro nato a Rimini l’11 gennaio 1969.

3- Fine

Paolo Zaghini

(Nell’immagine in apertura: primi anni 2000. Giuseppe (Pino) e Amati e Giovanni Zavatta – da “La Voce” dell’8 aprile 2003)

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