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L’acqua di Rimini che non cade dal cielo: l’Amir ieri, oggi e domani

Valeria De Tommaso: “AMIR. Una storia che scorre. Dalla sorgente alla rete” – AMIR.

Non è facile scrivere un volume di ampia divulgazione su un tema complesso come è quello dell’approvvigionamento idrico della nostra Città e dell’Azienda che per oltre mezzo secolo vi ha provveduto, l’AMIR.

Devo dire che Valeria De Tommaso, ex giornalista de La Voce, c’è riuscita, costruendo un’opera preziosa in cui ha sintetizzato (sfruttando anche l’ampia produzione editoriale sul tema che l’AMIR ha prodotto nel corso dei decenni) le vicende del rifornimento idrico dall’epoca romana ad oggi e ripercorrendo le tappe aziendali dell’AMIR dal 1965 (anno della sua nascita) fino a questi ultimi mesi. Grazie alla memoria e all’archivio dell’ing. Giorgio Giuliani, direttore generale dell’azienda dal 1986 al 2002. E a interviste mirate agli ultimi presidenti, quelli dalla trasformazione in società per azioni di AMIR nel 1995: Giancarlo Zoffoli (presidente dal 1995 al 2001), Paolo Zaghini (dal 2001 al 2004), Rodolfo Pasini (dal 2004 al 2013), Alberto Brighi (amministratore unico dal 2013 al 2016), Alessandro Rapone (dal 2016 ad oggi).

Scrive Rapone: “Nelle sue varie configurazioni, questa azienda ha dimostrato tutte le sue capacità, qualificandosi come esempio virtuoso nel settore pubblico locale. Un’impresa pionieristica che rappresenta un pezzo di storia sociale ed economica del territorio. Ha saputo garantire un servizio strategico, raffigurando un’importante possibilità di occupazione, realizzando risultati importanti e mantenendo i conti sempre in ordine”.

E prosegue: “C’è stata una continua evoluzione normativa che ha sottoposto aziende come AMIR a stress notevoli”. Ancor oggi “si ritrova ad attraversare una nuova fase di incertezza legislativa. Il punto è che si tratta di un settore che richiede grossi investimenti, con una programmazione di lungo periodo. Queste aziende svolgono una funzione strategica, garantiscono un servizio fondamentale, muovono capitali importanti. Devono essere messe in condizione di lavorare con la maggiore indipendenza possibile”.

Da sempre la priorità del territorio riminese è stata la salvaguardia, ai fini dell’utilizzo, del fiume Marecchia, “principale garanzia di acqua in quantità e buona da bere”. E’ la sua conoide che garantisce l’acqua a Rimini. E’ qui che ci sono le sei falde principali da cui attingere: la più superficiale è a circa 20-26 metri dal piano di campagna; la più profonda ad oltre 300 m.

Afferma Giuliani: “Occorre avere cura di questa grande ricchezza, tenendo conto che la falda si ricarica di anno in anno. Quindi conoscerne i meccanismi è determinante per capire come evitare di depauperarla. Ecco perché è necessario continuare con impegno nelle attività di controllo e ricerca. Non solo dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo. La protezione delle acque dall’inquinamento è una delle più grandi scommesse per il nostro futuro”.

E il futuro? Con l’approvazione del bilancio 2002 il ramo gestionale di AMIR spa venne scorporato e fatto confluire in HERA, la nuova multi servizi romagnol-bolognese. Dopo 37 anni l’azienda cessò di occuparsi della gestione del servizio idrico integrato. AMIR restò però proprietaria delle reti e degli impianti (i cosi detti assets). E oggi si sta discutendo del processo di incorporazione di tutte le società degli assets romagnole in Romagna Acque.

Afferma Rapone: “Per il Comune di Rimini l’operazione di aggregazione delle società patrimoniali in Romagna Acque è strategica e così anche per AMIR. Prima di tutto si tratta di un’operazione di messa in sicurezza del sistema idrico locale, dal punto di vista delle risorse naturali ma anche in chiave economico-finanziaria. C’è un territorio che si dichiara pronto a fare rete, come è stato per le fonti così ora anche per la proprietà dei beni. Questa condivisione permetterà di rafforzare la capacità d’investimenti nell’interesse del territorio, e quindi dei cittadini. Solo così si potranno fare ulteriori passi in avanti, tutti insieme”.

Paolo Zaghini

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