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Quaresima dai social? Nemmeno papa Francesco

Anni fa durante la Quaresima andavano di moda i sacerdoti che suggerivano ai fedeli come penitenza, anziché la solita astensione dai piaceri della carne nella loro più vasta accezione, la rinuncia a pratiche meno sensuali ma espressione della concupiscenza aggiornata alla società della comunicazione: la televisione, e, in tempi più recenti, i social.

Mi pare che ultimamente i preti abbiano smesso di chiedere simili fioretti: guardare la televisione oggi è di per sé una penitenza. Una serata davanti a un talk show equivale a uno di quegli esercizi spirituali che facevano gli anacoreti per sviluppare il disprezzo del mondo.

Lo dicono le statistiche, il tempo passato davanti ai tiggì e agli approfondimenti sulla cronaca nera è direttamente proporzionale al senso di insicurezza e alla convinzione di vivere in un Paese in mano alla criminalità, quando i dati di Eurocrime dicono che in Italia si registrano meno rapine e omicidi che in Germania, Inghilterra e perfino Danimarca.

Se prima della Pasqua vogliamo infliggerci un po’ di automortificazione, obbligarci a guardare programmi come Dalla vostra parte o Italia in diretta sarebbe il sacrificio perfetto. Ma sarà difficile che il nostro parroco ce lo raccomandi, e ancora più improbabile che ci prescriva il digiuno dai social network: arduo considerarli peccaminosi quando ormai brulicano di preti, e lo stesso Vaticano ha un account Twitter attraverso cui diffondere i moniti del papa contro la dipendenza da smartphone.

Eppure, per chi nella Settimana santa sente il bisogno di espiazione, la temporanea lontananza dalla rete resterebbe l’unica penitenza sensata, molto più che passare qualche giorno senza mangiare una bistecca o senza fare sesso (vero, da soli o in compagnia ma non davanti a uno schermo).

Chi riesce a resistere più di un’ora senza postare una fotina su Instagram o controllare l’ex su Facebook? (E d’altra parte, i sempre più numerosi vegani cattolici che non mangiano carne 365 giorni all’anno cosa dovrebbero tagliare dalla loro dieta quaresimale? Il seitan?).

Il problema è che se ci assentiamo senza spiegazioni dai social, i nostri amici e followers si allarmeranno e ci inonderanno di messaggi privati cui, per coerenza con il nostro spirito quaresimale, non potremo rispondere: risultato, pioggia di amicizie tolte e defollowing.

Ma se annunciamo preventivamente il nostro digiuno-social, verremo investiti da uno tsunami di critiche e accusati di esibizionismo ipocrita. Per replicare e chiarire le nostre vere intenzioni ci vorrà tutta la Settimana santa, e addio penitenza.

I miei amici praticanti mi dicono che è un falso problema: realisticamente, alla maggior parte dei parroci basterebbe che i fedeli tenessero spenti i cellulari in chiesa. Almeno durante la via Crucis.

Lia Celi www.liaceli.com

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